Meeting Cl, De Carli (Pdf): "Noi eredi resistenti di Don Giussani"

22 agosto 2017 ore 10:04, Stefano Ursi
Il Meeting per l'amicizia tra i popoli che si apre quest'anno in Rimini sembra voler proseguire sulla strada della mutazione genetica dell'identità ciellina. IntelligoNews ne ha parlato con Mirko De Carli, Coordinatore per il Nord Italia del Popolo della Famiglia: ''Come ogni anno Giorgio Vittadini ha aperto l’edizione del Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione con un editoriale teso a spiegare il titolo della kermesse romagnola. Qui ha posto una questione cruciale: il desiderio del bene “può vincere nella misura in cui ci chiediamo cosa fa sì che il bene accada, quando accade”. Vi ho letto un richiamo al senso religioso, a quella vibrazione del cuore che ognuno di noi serba dentro di sé e alla quale Don Giussani dedicò una delle sue prime e più grandi opere. Occorre ripartire da questo, in una società che ha il dovere di ritrovare la strada perduta''.

Meeting Cl, De Carli (Pdf): 'Noi eredi resistenti di Don Giussani'
Desiderio del bene, che genera azione politica, dunque. Ma per andare dove e con chi?

''Vittadini si rifà a quella che chiama “varianza” per analizzare lo stato di salute del paese. Questo concetto lo chiarisce bene affrontando una delle più annose questioni che attanagliano l’Italia e l’Occidente intero, come il deficit demografico. “Ad esempio", si chiede, "perché tante famiglie fanno figli anche se sono in una condizione più insicura e più povera di altre che invece rinunciano a farli?". La varianza quindi viene vista come quello scatto di novità che accade in una data circostanza, e che crea la possibilità di uno scarto positivo tra la delusione del presente, la malinconia del passato e l’incertezza sul futuro''.

Come favorire dunque questo salto di qualità?

''Io parlerei di un saldo positivo, che sempre secondo Vittadini è possibile alimentare solo riaffermando costantemente che “tra le eredità più importanti che ci hanno lasciato i nostri padri – per citare il titolo del Meeting – c’è stata la capacità di risollevare con il loro lavoro un Paese vinto, distrutto, diviso, alla fame". Dunque una svolta potrà esserci se si inizierà a sostenere davvero chi fa, chi opera, chi non rinuncia a creare, perché solo questo potrà creare un “contagio” positivo: sostenere le famiglie che fanno figli, l'opera di chi incrementa educazione e capitale umano, e così via''.

Vittadini, commentando il titolo del Meeting 2017 sulla eredità di cui riappropriarsi, pone la questione della tradizione, intesa come coscienza del nostro essere uomini protagonisti nel tempo e nella storia.

''Proprio per questo è necessario tirare le somme su quali tracce seguire, per trasferire questo lucido pensiero in azione possibile. E qui invece Vittadini ha chiuso il suo editoriale senza offrirci alcuno spunto, se non un generico e deludente richiamo “a cambiare qualcosa se ci renderemo conto che la crisi dipende innanzitutto da cuori che hanno ridotto il loro desiderio di vivere e migliorare”''.

Questo può bastare?

''No, non credo. Il cuore sente, ascolta, ma se non ha uno scatto forte e vivo di ragione da solo non può generare testimonianza. Se il cuore desidera generare nuove vite e nuovo lavoro, perché poi le mani e le azioni raccolgono solo morte e disoccupazione?''

Non sarà che la cultura dominante, a cui molta parte di mondo cattolico ha contribuito, ha trasformato la cultura del diritto nella cultura della legalizzazione del desiderio?

''In questo modo ha favorito la separazione tra cuore e ragione, difendendo solo le ragioni del primo. Credo che proprio questo sia il punto della questione. Il desiderio senza una presa di coscienza collettiva che diventi azione pubblica non basta. Occorre realizzare quello che Don Giussani chiamava “rischio educativo”: creare un cammino teso a cementare un giudizio condiviso e strutturato della realtà, capace non di generare ideologia ma di tradurre gli ideali cristiani in testimonianza concrete''.

In questo senso, come declinare la dimensione dell’impegno politico?

''Cielle è passata dall’indicazione di voto verticistica al valorizzare la libera scelta, attraverso un criterio di analisi. Dove sta la differenza? Prima si cercava di dare un giudizio che portava, in un lavoro comunitario, ad una scelta possibile (sia pure nella libertà) che valesse per tutti. Ora invece si discute sul metodo per giudicare e poi liberi tutti. Questo arretramento del livello di coscienza comunitaria del giudizio non mi convince, e ha portato Cielle a essere sempre più piccola come realtà incidente (al di là degli spot sul Meeting che fanno gola a qualche capo più che agli aderenti veri e propri)''.

Dunque come risponde il Popolo della Famiglia? Vuole ripercorrere la strada abbandonata da Cielle?

'Non è più tempo di un nuovo "Movimento Popolare" ma è sicuramente il tempo di un Movimento di Liberazione Nazionale capace di contrastare tutto quell’impianto ideologico che nel ’68 era trionfante, e che per contrastarlo portò Don Giussani a rilanciare il movimento ciellino. Oggi c'è un altro impianto ideologico da contrastare, e cioè l'incontro tra il nichilismo radicale di massa e l'individualismo universalista e massonico. Un mix non meno pericoloso di quello marxista e hegeliano degli anni settanta. Ciò ha portato migliaia di ciellini a contribuire alla nascita del Popolo della Famiglia, anche se le indicazioni del Meeting sono ancora altre. Questo è il campo di battaglia, caro Vittadini. Come disse Churchill, i tedeschi scavano buche nel nostro giardino mentre noi beviamo tranquillamente il nostro the. A noi pertanto si impone il dovere dell’azione. Con cuore, ma soprattutto con la ragione''.

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autore / Stefano Ursi
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