AMERICANS FIRST: l'altolà di Trump a Marchionne l'italiano

22 febbraio 2017 ore 17:03, intelligo
Marchionne “l’americano” potrebbe trovarsi presto apolide. Da sempre considerato un alieno in patria, il manager italocanadese rischia di vedere finire pure la luna di miele con l’Amministrazione USA per colpa del nuovo inquilino della Casa Bianca Donald Trump, molto meno sensibile di Obama alle lusinghe di Sergio. Motivo del contendere il nuovo piano di sviluppo del settore automobilistico USA, che ha ben poco da spartire con le strategie di FCA.
AMERICANS FIRST: l'altolà di Trump a Marchionne l'italiano
Il fatto è che gli obiettivi di Trump – macchine interamente fabbricate negli USA per cittadini USA - è molto più facilmente perseguibile con GM e Ford. Il gruppo guidato da Marchionne vende molte auto fornite di motori diesel prodotti in Europa, mentre gli altri due continuano a puntare sui benzina di grossa cilindrata assemblati negli Stati Uniti, scelta che il neopresidente sembra preferire a giudicare dalla promessa recentemente fatta su Twitter di alleggerire i vincoli ambientali, che attualmente penalizzano soprattutto i veicoli a benzina. Nel 2009, nel pieno della crisi economica che decretò tra l’altro l’entrata di Chrysler nell’orbita Fiat, Marchionne propose una rivoluzione “ecologica” dell’automotive che piaceva molto all’allora presidente Obama: veicoli più piccoli, più economici e meno inquinanti che dovevano man mano sostituire gli enormi e inquinanti carrozzoni che tanto piacciono agli automobilisti statunitensi. Ma il recente crollo del prezzo del petrolio, che ormai perdura da oltre due anni, ha reso nuovamente convenienti i grandi e assetati SUV e pick-up, settore in cui il gruppo FCA è molto più debole dei rivali. Risultato? I tre veicoli più venduti negli USA nel 2016 sono stati il Ford F-150, la Chevrolet Silverado e il RAM Truck (gli ultimi due del gruppo GM). Neanche un modello FCA è riuscito a entrare nella top ten.
Scelte industriali a parte, a Marchionne non si perdona di aver portato la sede legale del gruppo in Olanda e quella fiscale nel Regno Unito, trattando gli USA come un semplice mercato di sbocco. Uno smacco tale da far dimenticare che il gruppo dal 2009 a oggi ha portato 25mila posti di lavoro sul territorio americano pur continuando a espandersi in Messico.
Il fatto è che FCA, seppur più piccola di Volskwagen e Toyota, è un vero gruppo globale, mentre GM e Ford sono più radicate nell’economia a stelle e strisce (GM tra l’altro fornisce all’esercito USA buona parte dei suoi veicoli militari), e questa caratteristica torna utile alla retorica nazionalista e protezionista di Trump. Forse a Marchionne potrebbe tornare utile tirar fuori dal cassetto il passaporto italiano.

di Massimo Spread

#trump #marchionne #fca

autore / intelligo
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