Migranti e Russia, la strategia di Putin fino al 2025: modello, gestione, politica

22 maggio 2017 ore 17:48, intelligo

Il corteo anti-razzismo che ha segnato le strade di Milano sabato scorso ha visto la partecipazione di diversi rappresentanti politici della maggioranza. Nonostante siano loro stessi a dover gestire l’immigrazione, la protesta ha preso forma di una manifestazione d’opposizione. In Italia, in questo modo, è stato evidente come il fenomeno dei migranti ormai venga approcciato o col “buonismo” o col “populismo”. Piuttosto l’occasione è ghiotta per ragionare sulla legislazione migratoria nel mondo. Il focus che proponiamo è sulla Russia e le sue politiche sul tema, più libere dagli schemi che stanno imbrigliando il Mediterraneo.

Migranti e Russia, la strategia di Putin fino al 2025: modello, gestione, politica

Russia: un modello multietnico con immigrazione regolamentata – La popolazione della Russia è pari a quasi di 146 milioni di persone, dove solamente l’80 % è considerato etnicamente russo. L’altro 20% è composto da oltre 200 minoranze etniche. Pochi sanno che anche gli italiani sono considerati una minoranza etnica russa, essendoci in Crimea, esattamente a Kerch, una comunità storica italiana che Vladimir Putin insieme a Silvio Berlusconi sono andati a trovare di persona nel settembre del 2015. Così come lo fu in Unione Sovietica, in Russia la cittadinanza e la nazionalità sono concetti differenti. Un ceceno, ad esempio, sul certificato di nascita ha specificata la nazionalità dei entrambi i genitori anche se la sua cittadinanza è russa. Un russo etnico “russkij” e cittadino russo “rossiyanin” in italiano erroneamente sono tradotti entrambi come “russo”. Se una congolese e un marocchino avessero deciso di sposarsi e partorire un figlio in Russia, concedendo per scelta al bambino la cittadinanza russa, sul certificato di nascita il nascituro sarebbe risultato essere di madre congolese e di padre marocchino. Qualcuno direbbe che si tratta di un sistema simile a quello imperiale dell’Antica Roma, e probabilmente avrebbe un suo perché. Questo sistema, insieme alle altre leggi a sostegno delle etnie, religioni e culture storiche permette di tutelare le minoranze. Nella Repubblica del Dagestan, ad esempio, sono ufficialmente riconosciute 14 lingue ufficiali (tra cui il russo), senza tener conto dei dialetti. Il modello russo, quindi, non potrebbe essere classificato come razzista a priori.

Strategia nazionale sull’immigrazione 2025 –  La strategia nazionale sull’immigrazione adottata in Russia nel 2012 è un documento che prevede delle linee guida e dei principi da attuare entro il 2025. Così come è specificato nell’articolo 3, la strategia tiene conto delle regole internazionali, della legislazione federale, dei piani nazionali riguardanti la demografia, la sicurezza e lo sviluppo economico-sociale. Il documento individua ben 13 concetti in riferimento alle modalità di immigrazione: mobilità accademica, migrazione temporanea, migrazione a lungo termine, migrazione per un breve termine, permanenza degli stranieri secondo delle quote di lavoro prestabilite, migrazione per una residenza permanente, migrazione illegale, migrazione per motivi di studio, coinvolgimento organizzato della forza lavoro straniera, migrazione lavorativa stagionale, migrazione lavorativa. I paesi soggetti alla globalizzazione e fulcri dello sviluppo regionale sono un’attrazione per l’immigrazione. Anche la Russia è soggetta a questi processi inevitabili, e la sua crescita demografica è dovuta anche all’immigrazione come in Europa. A differenza dell’Unione Europea l’approccio ai flussi è differente però. Nell'articolo 7 della strategia nazionale si specifica che i lavoratori stranieri altamente qualificati, in conformità con le esigenze dell'economia russa, rappresentano la priorità e una necessità per un ulteriore sviluppo sostenibile. Visto che la “fuga dei cervelli” nel mercato del lavoro rappresenta una merce, la Russia si propone come attore interessato ad assorbire i flussi migratori altamente qualificati. La strategia nazionale prevede la creazione dei meccanismi, capaci di rendere attraente la Russia per professionisti, imprenditori e investitori per un lungo periodo. Nell’articolo 9, ad esempio, si pone il problema che riguarda la qualità professionale. Nell'anno in cui era approvata la strategia la fuga dei cervelli russi qualificati era considerata maggiore rispetto alla quantità di afflusso degli stranieri russi-parlanti e qualificati. Insomma, ad andare all'estero sono i cittadini russofoni con un’istruzione più professionale. Mentre ad entrare nel paese sono prevalentemente gli stranieri meno qualificati. Di fronte al problema, il Presidente del Senato, donna, non ha mai proposto l’idea di far entrare quanti più stranieri possibili per garantire le pensioni ai cittadini russi, anzi. Nell’articolo 11 della strategia si specificata che la legislazione migratoria è orientata ad attrarre lavoratori gli stranieri per un lavoro temporaneo, senza contenere misure per facilitare dei passaggi intesi a garantire una residenza permanente. L’integrazione degli stranieri viene indicata come un problema da prevenire evitando la creazione dei luoghi ghettizzati. L’indicazione data dal documento prevede l’elaborazione di una strategia che coinvolga anche i governi dei paesi di origine dei migranti, degli immigrati stessi, delle imprese e delle organizzazioni non governative. I principi da seguire indicati nei confronti dell’immigrazione sono: garanzia dei diritti e libertà; inammissibilità della discriminazione; rispetto della legislazione nazionale ed internazionale; armonizzazione degli interessi dei singoli individui, della società e dello Stato; interazione degli organi federali del potere statale, l’interazione tra gli organi dello Stato e della società civile; protezione del mercato del lavoro nazionale; approccio differenziato della regolazione dei flussi migratori seconda le finalità e la durata del soggiorno e le caratteristiche socio-demografiche e professionali dei lavoratori; presa in considerazione dello sviluppo federale; accessibilità alle informazioni riguardanti i processi migratori e le decisioni in materia di attuazione della politica di migrazione dello stato; validità scientifica delle decisioni prese. Per quanto riguarda la cooperazione internazionale, l’articolo IV, clausola “z” e “i” specificano che questa debba avvenire con il fine di combattere l’immigrazione illegale, attraverso la conclusione degli accordi bilaterali. Invece l’articolo VI, clausola “zh” specifica che i processi immigratori debbano essere monitorati per riuscire a seguire il loro impatto economico sociale e per poter poi correggere le misure adottate

Realizzazione della strategia sull’immigrazione – In base a quanto previsto dal documento sul territorio russo cominciano a nascere degli uffici d’immigrazione aventi la funzione di concedere non solo informazioni e aiuti legali ma quella di svolgere la funzione di centri studi di lingua, della storia e della cultura della Federazione Russa. Dal 1 gennaio 2016 in Russia è entrata in vigore la legge che obbliga lo straniero senza visto “ad esempio dagli stati ex-sovietici” e che intende lavorare, ad ottenere un “patént”, cioè una licenza. Il patént obbliga a pagare mensilmente e anticipatamente l’imposta NDFL, cioè la tassa sul lavoro della persona fisica. Questa tassa si somma al coefficiente deflatore fissato annualmente dallo Stato. La somma di queste due tasse da pagare è di circa 20 euro. La terza componente è il costo stesso del patentino imposto dall’entità federale in cui sarà svolto il lavoro. Ad esempio la licenza lavorativa a Mosca costa circa 60 euro. Quindi in totale un lavoratore uzbeko che vende la frutta al mercato della capitale paga annualmente all’erario un minino di 300 euro per poter lavorare. Di certo non gode delle facilitazioni da straniero, come ad esempio i venditori di frutta egiziani in Italia, ai quali è permesso occupare il marciapiede o aprire il negozietto senza pagare le stesse tasse dei cittadini italiani per circa 18 mesi. Oltre a dover pagare, per ottenere il patént, il cittadino straniero deve avere un certificato di conoscenza di lingua, di conoscenza della storia e delle basi giuridiche russe (un quiz non estremamente complicato). Inoltre il candidato per poter lavorare sul suolo russo deve predisporre il certificato medico, l’assicurazione sanitaria volontaria, un certificato che attesta di non essere malati dell’AIDS o altre malattie trasmissive, di non essere tossicodipendente.

Le particolarità dell’immigrazione  I russi non cittadini - Il crollo dell’Unione Sovietica ha rappresentato una grande tragedia umanitaria, e proprio con questi termini ne parlò il Presidente Vladimir Putin, aggiungendo: “Il popolo russo è diventato il più diviso di tutto il mondo”. Più di 25 milioni di russi sono rimasti fuori dai confini nazionali dopo il crollo dell’Unione. Anche se il certificato di nascita sovietico specificava la nazionalità dei genitori, i nuovi passaporti concessi dagli stati post-sovietici, concedevano la cittadinanza del luogo di residenza. In breve, se un russo, era nato nel 1989 essendo stato un figlio del militare mandato a servire la Patria sovietica in Kirghizistan, è quasi certo che il suo primo passaporto fosse kirghiso. Bisogna qui specificare, che il documento d’identità interno nei paesi post sovietici è sempre il passaporto ma “interno”, rilasciato per la prima volta a 14 anni. E’ possibile ottenere un passaporto definito “estero” anche prima dei 14 anni. Alcuni russi, ex cittadini sovietici si sono ritrovati un giorno con i membri di famiglia aventi passaporti di Paesi ai quali non appartenevano a livello etnico-culturale-linguistico. Quindi per molti russi etnici, che si sono ritrovati dall'altra parte del “muro”, la cittadinanza russa rappresenta quasi un sogno identitario. Essendo questo un problema molto sentito, la Russia ha creato dei meccanismi per facilitare l’ottenimento della cittadinanza russa per i connazionali, diventati “stranieri” senza volerlo. Oltre ai problemi legati alla burocrazia, la re-russificazione del russo presuppone comunque una rinuncia: la Russia chiede di rifiutare la prima cittadinanza una volta richiesta quella russa. Per i “russi stranieri” si tratterebbe molto spesso di rinunciare ai privilegi della cittadinanza dello stato ex-sovietico pur di diventare cittadini della Federazione Russa. Il legislatore russo ha previsto anche un altro tipo di rimpatrio dei connazionali, proponendo dei programmi di reinsediamento volontario di quelli residenti fuori dalla Russia nella Federazione russa.

 Di Irina Osipova

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