Museo di Storia Militare: parla Franco Vidotto, il bersagliere "deus ex machina"

22 marzo 2017 ore 10:33, intelligo
“Le guerre si possono evitare, tutto parte dalla nostra educazione, da quello che vogliamo trasmettere e insegnare ai giovani perché non succedano più questi nefasti avvenimenti”  ha raccontato a IntelligoNews, a conclusione dell’intervista, Franco Vidotto, “deus ex machina” e direttore dell’imponente Museo storico militare della località balneare nei pressi di Venezia. 
E queste sembrano essere anche le parole che  meglio riassumono il senso dell’intera esposizione, in cui trovano sistemazione migliaia di cimeli - lettere dal fronte, targhette identificative, gagliardetti, vessilli, e divise di ogni ordine militare e persino un carrarmato e un elicottero- che raccontano la storia del nostro Paese, dalla prima guerra mondiale sino alle ultime missioni di pace a cui hanno partecipato i nostri militari.  
Museo di Storia Militare: parla Franco Vidotto, il bersagliere 'deus ex machina'
Iniziamo con una domanda semplice ma imprescindibile: chi è Franco Vidotto?

“Franco Vidotto è un italiano che crede ancora nei valori del tricolore, della famiglia e dell’amor di patria.”

Come è nata l’idea di creare un Museo di Storia Militare?

“L’idea del museo è da sempre in me, parte dalla mia passione nel ricercare la storia, impararla, conoscere cose nuove e ricercare fatti ed eventi accaduti e poco noti ai più. Tutto questo con la speranza, un giorno, di poter mettere a disposizione della popolazione, di chi volesse conoscere, la Storia. Io faccio la raccolta stampa di tutto quanto, di vicende ce ne sono tante e non sono mai uguali. Ora, ad esempio, sto studiando dei documenti portatimi da un estimatore del museo  sulla leva militare del nonno, combattente a Caporetto: anche se si tratta di documenti fotocopiati, per me non ha importanza, da qui posso comunque risalire al foglio matricolare e ricostruire fatti che prima non era possibile conoscere perché i diretti protagonisti non li hanno voluti rendere noti per educa-zione o riservatezza: perché si tratta di vicende che persone come mio padre o altri anziani che io ho frequentato - chi ha veramente sofferto - difficilmente ha trovato la forza di raccontare.” 

Oltre alle motivazioni di natura enciclopedico-divulgativa, ve ne sono altre?

Museo di Storia Militare: parla Franco Vidotto, il bersagliere 'deus ex machina'
“Un giorno, ero al cimitero con mia madre a recar visita alla tomba di mio nonno. Guardando la fo-tografia sulla lapide, le chiesi a quale corpo militare appartenesse il nonno, poiché non aveva alcun copricapo. Lei mi rispose che il nonno era stato un bersagliere, un bersagliere che aveva partecipa-to anche alla battaglia di Caporetto. Da quell’episodio nacque in me la volontà non solo di fare il bersagliere, ma anche di approfondire la storia di questo grande corpo militare.”

Quale, tra i cimeli presenti nel Museo, è per Lei quello più importante, quello a cui è più legato?

“E’ una domanda ricorrente, alla quale, per me, è sempre molto difficile rispondere. Di cimeli impor-tanti forse non ce ne sono tantissimi ma potrei dire che sono tutti importanti, come ad esempio un cappello dei bersaglieri del 1860, uno dei primi cappelli o delle divise della prima guerra mondiale. Anche se, persino l’ultimo dei reperti, una bottiglietta rinvenuta sulle Tofane, ha un valore storico molto importante.”

Il Museo è aperto alle visite didattiche delle scuole. C’è qualcosa che non si dimentica mai di dire ai ragazzi? 

“Dico sempre che le guerre si possono evitare e per essere semplice nella spiegazione ai ragazzi-ni, specialmente di quinta elementare o prima e seconda media, cerco di coglierli durante un batti-becco, in un momento in cui uno punzecchia un altro e da lì prendo lo spunto per dirgli: ‘vedi da qui potrebbe nascere un piccolo litigio, questa è una guerra, non dobbiamo farla, possiamo evitarla se vogliamo’. Le guerre si possono evitare, tutto parte dalla nostra educazione, da quello che vogliamo trasmettere e insegnare ai giovani perché non succedano più questi nefasti avvenimenti.” 

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di Eleonora Baldo

autore / intelligo
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