La password della settimana: ius soli e ius sanguinis pieni di polemiche

23 giugno 2017 ore 15:08, Paolo Pivetti
Nell’epoca dei molti diritti e dei pochi doveri, spunta e si sta imponendo nella cronaca politica italiana un nuovo diritto: è lo ius soli. Come ben sappiamo, nella lingua latina la parola ius significa diritto, sia in quanto diritto individuale, sia come insieme di leggi, decreti, ordinanze, consuetudini che determinano ciò che è lecito e ciò che non lo è per la collettività. E non dimentichiamo che da ius deriva iustitia, cioè giustizia. Solum, sempre nell’antica lingua del diritto, eredità di Roma, significa “suolo”, qui declinato al genitivo soli perché parliamo del “diritto del suolo” o “diritto di suolo”: un diritto di cittadinanza che non è giustificato da alcuna posizione sociale o titolo di studio o parentela o discendenza o legame di sangue, di cultura, di fede; insomma da alcun merito se non quello di essere nato su un certo suolo: nella fattispecie il nostro, quello della Repubblica Italiana.
L’argomento è di una tremenda attualità e si prevede la ripresa della discussione in Senato della legge sullo ius soli subito dopo la pausa di questo week-end di ballottaggi elettorali tardivi. Dopo il 25 giugno, come al solito viene il 26 e poi gli altri giorni a seguire, sempre più immersi nella calura estiva e nella fuga vacanziera dalle città: giorni ideali per dar luogo alla discussione di una legge così drammaticamente delicata lontano da occhi indiscrti e dall’attenzione dei più. 
La password della settimana: ius soli e ius sanguinis pieni di polemiche
Tanto per intenderci sui termini di questo “latinorum” leguleio, allo ius soli si contrappone naturalmente lo ius sanguinis, cioè il “diritto di sangue”: diritto alla cittadinanza italiana che lo Stato concede per semplice discendenza diretta, cioè a chiunque sia nato da cittadini italiani e abbia sangue italiano nelle vene.
In molti sono perplessi di fronte all’improvviso allargamento del nostro diritto di cittadinanza portato dallo ius soli. Le cifre, in effetti, fanno lievemente rabbrividire. Repubblica, che ne è accanita sostenitrice, titolava candidamente qualche giorno fa: “Con il via libera alla riforma subito 800 mila nuovi italiani; poi 60 mila in più ogni anno”.
I favorevoli danno la baia a chi è contrario citando l’esempio di grandi democrazie come gli Stati Uniti e il Canada dove lo ius soli è legge da sempre, ma fingono di non sapere che sia gli Stati Uniti che il Canada, quando queste leggi furono promulgate, si trovavano nella drammatica urgenza di popolare i loro sconfinati e deserti territori. Farebbero bene invece a ricordare cosa accadde in Gran Bretagna negli anni Settanta: una vera e propria invasione di puerpere indiane e pachistane che, grazie a uno ius soli inglese allora vigente senza le attuali attenuazioni, si precipitarono a partorire in Inghilterra pargoletti indiani e pachistani di fatto, ma del tutto inglesi in punto di diritto.

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autore / Paolo Pivetti
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