Terrorismo, i significati del giorno: allarme, allerta e barricate

23 marzo 2017 ore 12:14, Paolo Pivetti
Terrorismo, i significati del giorno: allarme, allerta e barricate
“Allarme per le bombe nei tablet - Vietati sui voli per USA e Londra - Coinvolti 10 paesi arabi: “Temiamo attentati” - Allerta in Francia e Canada.” È uno dei tanti titoli e sottotitoli dell’attualità di questi giorni. (la Repubblica, 22 marzo). Notizia forse passata inosservata, o forse già dimenticata, ormai, allarme più, allarme meno...
Allarme, termine che l’italiano moderno ha prestato a mezzo mondo, vedi il francese alarme, l’inglese alarm, lo spagnolo alarma, è parola di origine antica. Deriva dall’espressione “All’arme!”, già attestata nelle cronache di Giovanni Villani all’inizio del Trecento: “Uscendo di corsa di palagio, gridando ‘All’arme, all’arme!’(...) gran parte del popolo fu in arme”. Nei secoli successivi la grafia si unì e ne nacque il sostantivo allarme che usiamo anche oggi e che risale al secolo XVII, cioè al Seicento. 
Per restare allo stesso titolo e sottotitolo riportati sopra, non meno antica è l’origine di allerta, che da poco tempo vediamo scritto unito, soprattutto nel linguaggio giornalistico; e che indica uno stato di attenzione meno immediato, meno drammatico di allarme, più vicino alla vigilanza che alla reazione violenta.
Anche qui in origine c’è un apostrofo: “all’erta!”. Questa volta siamo rimandati alla parola erta, cioè salita ripida, oggi disusata, ma ben presente nell’italiano del Trecento: “Ed ecco quasi al cominciar dell’erta” (Dante) e poi nei grandi autori dei secoli successivi: “Tu vedrai prima all’erta andare i fiumi” (Ludovico Ariosto, 1474 - 1533).
Curiosa la motivazione che sta all’origine delle due espressioni: “All’arme!” è un segnale di battaglia, cioè “imbracciate le armi!” mentre “All’erta!” è un segnale di ritirata: sull’erta, appunto, luogo più sicuro e meglio difendibile.
Furono gli all’arme e gli all’erta dell’epoca a indurre il popolo milanese ad erigere le famose barricate durante le Cinque Giornate, gloriosa rivolta contro l’esercito austro-ungarico nell’ormai lontanissimo 1848. Ma delle barricate, che derivano il loro nome dal francese, perché i primi a farle furono i Parigini, addirittura nel Cinquecento, accatastando lungo le strade botti (botte in francese è barrique) ripiene di terra, non si ricorda più nessuno. È appena caduto infatti il 22 marzo, anniversario della cacciata degli Austriaci dalla città, che fino a pochi anni fa veniva celebrato con bande, sfilate e bandierine sui tram; ma nessuno ne ha fatto memoria. 

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autore / Paolo Pivetti
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