Alitalia, dipendenti senza scelta, Delrio: "Nazionalizzazione impossibile"

24 aprile 2017 ore 15:12, Luca Lippi
Tutto il personale Alitalia si sta esprimendo attraverso un referendum interno sul futuro della compagnia di bandiera, attraverso un 'Sì' o un 'No' stanno palesando il loro parere sul  preaccordo firmato lo scorso 14 aprile. Con la firma di un verbale, il preaccordo appunto, Alitalia ritiene "rispetto a quanto deliberato dal cda, di avere sfruttato ogni flessibilità negoziale". I sindacati e le associazioni professionali, "preso atto della grave situazione aziendale e nella prospettiva di evitare il rischio di cessazione delle attività e le relative conseguenze, concordano che quanto contenuto nel verbale sia quello che è stato possibile raggiungere nel lungo negoziato".
Si riducono gli esuberi del personale a tempo indeterminato, che scendono dalle iniziali 1338 a 980 unità. Il superamento dei progetti di esternalizzazione delle aree manutentive e di altre esternalizzazioni; ricorso alla cigs entro maggio 2017 per due anni, attivazione di programmi di politiche attive del lavoro, con riqualificazione e formazione del personale, misure di incentivazione all'esodo, miglioramenti di produttività ed efficienza, con un rinvio in azienda per la definizione entro il prossimo mese. Queste le linee da seguire, e probabilmente l’unica via, per evitare la dismissione della compagnia di bandiera.
Alitalia, dipendenti senza scelta, Delrio: 'Nazionalizzazione impossibile'
Una vittoria del “sì”, caldeggiata da Filt-Cgil e Fit-Cisl, darebbe il via libera a una ricapitalizzazione della compagnia, per circa 2 miliardi di euro. In caso contrario si schiuderebbe la porta al commissariamento. I seggi resteranno aperti fino alle 16 di oggi. Poi il via allo spoglio.
"Non c'è un'altra soluzione né la possibilità di nazionalizzazione, bisogna seguire con coraggio la strada iniziata". Lo ha detto nel corso di un'intervista al Tg1 il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio.
Il vice ministro alle Infrastrutture e Trasporti Riccardo Nencini che, nel ribadire l'importanza del risultato della consultazione, sottolinea l'impegno del governo nella trattativa che ha portato al pre-accordo: "Abbiamo lavorato per un piano industriale in grado di tenere nel tempo. Rispetto alle previsioni di inizio trattativa l'intervento dell'esecutivo è stato decisivo per rendere più accettabile il numero degli esuberi".
Intanto la leader Cisl, Annamaria Furlan, sottolinea che "le parole espresse dal Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ci mettono di fronte ad una drammatica realtà: Alitalia morirà se verrà bocciato il piano. I lavoratori di Alitalia hanno ora in mano il destino della loro azienda".
"Non c'è oggi una alternativa concreta al piano industriale di sviluppo e di ricapitalizzazione su cui si sono impegnati il nuovo management di Alitalia e gli azionisti italiani e stranieri. Ma senza il 'Sì' a maggioranza dei lavoratori, Alitalia difficilmente potrà sopravvivere. Siamo consapevoli dei sacrifici che vengono nuovamente richiesti a tutto il personale di Alitalia", dice in una nota, ribadendo come il sindacato abbia fatto la sua parte, "cercando di modificare il piano iniziale dell'azienda e contrattando con grande determinazione ogni possibile garanzia occupazionale e salariale per i lavoratori".
Di segno opposto l'Usb che, a poche ore dalla chiusura delle urne, rinnova il 'No' al piano industriale e alla pre-intesa non firmata dal sindacato autonomo e al centro della consultazione del lavoratori. "Basta minacce e ricatti, le alternative ci sono e il 'No' non è un passo verso il baratro ma una giusta risposta dei lavoratori", spiega in una nota contestando il referendum in corso: "Non è democratico e sicuramente è poco trasparente. Manca il quorum, mancano regole cristalline e soprattutto è mancata l'informazione ai lavoratori sui contenuti di quanto sottoscritto".
Per essere più chiari la situazione è la seguente; l’affluenza al voto è stata altissima e già alla fine della giornata di ieri aveva raggiunto il 71% dei 12.500 lavoratori aventi diritto. I nove seggi tra Roma e Milano saranno aperti fino a lunedì alle 16, poi lo spoglio.
In caso di vittoria del no, secondo quanto si apprende, un cda si terrebbe già martedì 25 per avviare la procedura di amministrazione straordinaria. La prospettiva è quella del commissariamento e il rischio, “concretissimo”, secondo il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda è quello di una liquidazione della compagnia. L’ipotesi che circola è quella di uno spezzatino.
Nel caso della vittoria del sì è previsto un cda mercoledì per sbloccare la ricapitalizzazione, 2 miliardi di equity di cui 900 milioni di nuova cassa. Sul fronte dei tagli il preaccordo prevede un calo degli esuberi del personale a tempo indeterminato da 1.338 a 980, e un taglio degli stipendi del personale di volo dell’8%. 

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