Decreti firmati e i requisiti per i precoci: coperture sufficienti?

25 maggio 2017 ore 11:10, Luca Lippi
Riforma delle pensioni, le ultime novità. Dopo due mesi di ritardo rispetto alla data prevista, sono stati firmati i decreti attuativi delle misure per le pensioni anticipate contenute nella legge di bilancio 2017, Ape social e l’intervento per i lavoratori precoci. Per la Cgil, la direzione è giusta, ma ci sono ancora tanti limiti, a partire dalle risorse e dalla penalizzazione dei lavoratori discontinui.
La firma dei decreti relativi ad Ape sociale e lavoratori precoci consente a qualche decina di migliaia di lavoratrici e lavoratori in condizioni particolarmente difficili di poter anticipare l’età della pensione, senza alcun costo o penalizzazione. Un risultato positivo, a condizione che si correggano alcuni nodi rimasti irrisolti”, ha precisato Roberto Ghiselli, segretario confederale della Cgil.
In attesa di leggere i testi dei decreti, una delle prima novità che sono emerse è relativa alla data di presentazione delle domande: chi matura i requisiti per l’Ape social entro il 2017 potrà presentare la domanda all’Inps entro il 15 luglio, mentre per chi li matura nel 2018 potrà farlo entro il prossimo marzo.
Decreti firmati e i requisiti per i precoci: coperture sufficienti?
Per i lavoratori precoci il discorso è diverso. Nel loro caso si tratta realmente di una pensione anticipata, perché vengono ridotti i requisiti per accedere al trattamento di vecchiaia (cosa che non accade con l’Ape). 
I lavoratori precoci sono le persone che hanno iniziato a lavorare molto giovani, a 18 anni se non prima. In particolare, per rientrare nella categoria è necessario aver versato almeno 12 mesi di contributi, anche non consecutivi, prima di aver compiuto 19 anni.
I precoci aventi diritto alla pensione anticipata devono rispondere a un profilo ben preciso, quindi non lo sono tutti! Lo sconto sui requisiti previdenziali è previsto solo per chi rientra anche in una delle seguenti categorie svantaggiate:
- disoccupati che hanno esaurito gli ammortizzatori sociali da almeno tre mesi;
- invalidi con una riduzione accertata della capacità lavorativa di almeno il 74%;
- persone che svolgono da almeno sei anni consecutivi uno dei lavori considerati usuranti (professioni infermieristiche e ostetriche; insegnanti d’asilo; badanti; facchini; addetti allo spostamento delle merci; operatori ecologici, raccoglitori e separatori di rifiuti, personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia; operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici; conduttori di gru e di macchinari mobili per la perforazione delle costruzioni; autisti di camion e mezzi pesanti; conduttori di treni e personale viaggiante; conciatori di pelli e pellicce);
- persone che da almeno 6 mesi beneficiano dei permessi previsti dalla legge 104 per assistere il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap.
L’anticipo previsto per i precoci: ridotto a 41 anni il requisito contributivo unico (gli svantaggiati con anzianità contributiva di 41 anni). La misura non prevede distinzioni di genere, di conseguenza l’anticipo massimo sarà di un anno e 10 mesi per gli uomini e di soli 10 mesi per le donne (queste ultime, infatti, beneficiavano già di un requisito contributivo unico inferiore di un anno a quello previsto per gli uomini: 41 anni e 10 mesi contro 42 anni e 10 mesi).
Tuttavia, la tanto sospirata "quota 41" sarà adeguata in futuro alle previsioni dell’Istat sulla speranza di vita. Si tratta di un aggiornamento biennale che, secondo le stime, comporterà un aumento di 4 mesi nel 2019 e di altri tre mesi nel 2021.
Niente lavoro per i precoci che chiedono l’anticipo: se un uomo ottiene uno sconto di un anno e 10 mesi, per quello stesso intervallo di tempo non può cumulare la pensione con redditi da lavoro.
Si percepisce il trattamento di fine rapporto? I lavoratori pubblici no. Per loro la riduzione del requisito contributivo unico non comporta un analogo anticipo del trattamento di fine rapporto (Tfr) o di fine servizio (Tfs). In altri termini, dal primo maggio i lavoratori pubblici precoci e appartenenti a una categoria svantaggiata potranno andare in pensione di anzianità con 41 anni di contributi, a prescindere dall’età, ma riceveranno la buonuscita dopo un anno e 10 mesi se uomini e dopo 10 mesi se donne.
Le coperture: la quota 41 per i lavoratori precoci in condizioni di difficoltà è stata finanziata con stanziamenti precisi: 360 milioni per il 2017, 550 milioni per il 2018, 570 milioni per il 2019 e 590 milioni a partire dal 2020. Se questi soldi non basteranno, le pensioni slitteranno in avanti fino a far quadrare i conti.

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autore / Luca Lippi
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