Riforma pensioni per punti: decreti attuativi, Ape e Opzione Donna

03 aprile 2017 ore 9:56, Luca Lippi
I prossimi incontri tra il governo e sindacati sul fronte riforma pensioni sono in agenda per il 6 e 13 aprile 2017. Il 6 aprile 2017 si aprirà ufficialmente il cantiere della fase due: si comincerà dai giovani e dalle loro future pensioni al momento penalizzate da crisi economica e carriere discontinue, le politiche attive. Il 13 aprile 2017, invece, secondo round del calendario fissato oggi, si parlerà della governace dell’Inps.
Intanto, le nuove misure attuative del Governo sono in piena fase di implementazione. Secondo quanto riporta Il Sole24 Ore, si è appreso che servirà ancora qualche giorno per il varo dei decreti del presidente del Consiglio (Dpcm) previsti per l’attivazione dell’Ape (social, volontaria e aziendale), la riduzione dei requisiti contributivi per lavoratori precoci, nonché per il via libera al decreto ministeriale Lavoro-Mef per la revisione dei criteri di anticipo per i lavori impegnati in attività usuranti. I tecnici impegnati in questo complesso dossier hanno assicurato che il debutto delle nuove misure il 1° maggio prossimo sarà garantito. E una volta chiusi i Dpcm dovrebbero seguire le convenzioni con Abi e Ania per fissare i termini per accedere al finanziamento bancario assicurato per l’Ape volontaria.
Riforma pensioni per punti: decreti attuativi, Ape e Opzione Donna
APE
Il tasso di riferimento (Tan) dovrebbe essere attorno al 2,75%, cui si aggiungerebbe, oltre al premio assicurativo unico, la commissione di accesso al Fondo di garanzia che attiverà il ministero dell’Economia per coprire fino all’80% i tre rischi legati al finanziamento dell’Ape: il mancato rispetto dei pagamenti rateizzati in 20 anni con la pensione, la morte prematura del beneficiario e il caso di fallimento dell’assicurazione. 
Per l’Ape social, ovvero l’indennità ponte di durata massima di 3,7 anni e valore massimo di 1.500 euro lordi mensili prevista per 63enni con 30 anni di contributi, disoccupati o appartenenti a categorie svantaggiate, dovrebbe essere confermata la possibilità di ottenere la certificazione Inps tra il 1° maggio e il 30 giugno per accedere alla prima graduatoria utile.

APE SOCIALE
L’Ape sociale è solo per una ristretta cerchia di disoccupati. Il perimetro del beneficio, avrà una platea abbastanza ristretta poiché ne potranno fruire soltanto i lavoratori disoccupati a seguito di cessazione del rapporto di lavoro causa licenziamento o per dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nell’ambito della conciliazione obbligatoria. In pratica i ‘paletti’ per l’accesso all’Anticipo pensionistico a carico della Stato aumentano.
L’anticipo pensionistico con l’Ape sociale e la Quota 41 per i lavoratori precoci prevede che i disoccupati vadano in pensione prima, ma ad una condizione. Soltanto se la disoccupazione è frutto di licenziamento o di dimissioni per giusta causa.
Questa tipologia di disoccupati, quindi, a partire dal 1 maggio 2017 potranno fruire dell’Ape sociale se potranno vantare almeno 30 anni di contribuzione e almeno 63 anni di età, o della quota 41 se hanno svolto almeno 12 mesi di lavoro effettivo prima del compimento dei 19 anni di età e possono vantare 41 anni di contributi. 
In entrambi i casi l’anticipo contributivo è gratuito e non prevede costi per il lavoratore.
Un’altra condizione cui dovranno rispondere i lavoratori per poter accedere all’anticipo pensionistico gratuito è quella di aver concluso da almeno 3 mesi la prestazione di disoccupazione loro spettante.
Pensioni news: Ape sociale ristretta, solo ad 'alcuni' disoccupati
L’anticipo gratuito, quindi, sarà vincolato alla perdita del lavoro per licenziamento o dimissioni per giusta causa del lavoro dipendente (non per altre cause) e dall’intera fruizione della Naspi da almeno tre mesi.

OPZIONE DONNA
Sul fronte pensioni anticipate, Ape, Opzione donna, il punto viene fatto da Orietta Armiliato del Comitato Facebook Opzione Donna Social, in uno degli ultimi post: "Relativamente ad Ape (anticipo pensionistico) si legge veramente di tutto, non voglio promuovere nulla ma solo invitare ad una riflessione tutti coloro che, ascoltando chi parla alla pancia e dice sempre no a prescindere, non valutano la misura oggettivamente. Mi rivolgo al popolo femminile che continua ad invocare l’esaurito istituto dell’Opzione Donna, facendo notare che la metodologia di calcolo applicata alla misura, determina una pensione ridotta mediamente del 30% per sempre, mentre con Ape, stando alle varie simulazioni effettuate, porterebbe una decurtazione pari a circa un 17% medio e per 20 anni.
Quindi, se si riuscisse a modificare per la platea femminile la modalità di ingresso che oggi prevede 63 anni di età riducendola in considerazione di quelli che sono comunemente chiamati lavori di cura che le donne si sobbarcano da anni sostituendosi a carenze strutturali, sarebbe sicuramente economicamente vantaggiosa e non graverebbe sulle casse dello stato ragione per la quale la pur virtuosa misura dell’Opzione Donna, oltre ad altri vincoli, non è stata prorogata. Il mio non è “remare contro” come sicuramente qualcuno malpensante e miope mi addebiterà ma, semplicemente, prendere atto e ragionare nell’interesse di chi auspica ad una soluzione al femminile per pensionarsi anticipatamente. Ragioniamoci, dati alla mano, serenamente e non tanto per”.

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autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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