I funerali di Pietro Golia, cosa ho provato in quella piazza gremita e silenziosa

03 febbraio 2017 ore 12:55, intelligo
di Marina Simeone

Il sole di Napoli, la piazza gremita e silenziosa nella sua costernazione ha salutato per sempre Pietro Golia proprio nel giorno della Candelora, allorquando la luce chiude la parentesi dell’oscurità. Editore delle edizioni Controcorrente fondate nel 1994, Pietro Golia è stato animatore di un sud in movimento, attivo e geniale non piagnucoloso e rassegnato.  
La letteratura revisionista sulla colonizzazione del sud Italia ha sempre trovato spazio negli scaffali ricolmi della sua libreria di via Carlo de Cesare e le storie e i documenti mai prima diffusi sono stati conosciuti grazie all’impegno di quest’uomo del sud. 
Dalla destra radicale all’ambiente neoborbonico, dagli interessi agroalimentari in favore della dieta mediterranea agli studi sull’inquinamento delle trivellazioni la sua versatilità tematica ha sempre comunque seguito il filo rosso dell’antimodernità, del marciare controcorrente in nome e per conto di idee che quando si riescono a incarnare ti succhiano l’anima e ti tolgono la vita. Instancabile viaggiatore delle zone più nascoste della nostra terra, con la sua curiosità ha conosciuto uomini, acque, storie, documenti che impreziosissero la sua casa editrice, al di là dell’aspetto commerciale. Al di là dell’autoincensarsi che tanto piace ai cultori delle torri d’avorio.  Era uomo d’azione ed intellettuale per passione non per lavoro. 
Possedeva la cultura di chi ha sommato una gamma enorme di esperienze vissute oltre che di libri letti e la generosità di chi sa condividere con l’altro una parte di sé.  
Si finiva sempre con l’apprendere dopo una chiacchierata con Pietro Golia e con il fermarsi a riflettere circa le sue considerazioni.  Quando si chiedeva la sua presenza lui si rendeva disponibile, senza pretendere alcunché e talvolta sopravvalutando le sue energie e il tempo a disposizione.  
Quando cercavo di carpire immagini del suo passato militante si limitava a rispondere in modo secco alle mie domande, tenendosi a debita distanza dal nostalgismo giovanilistico. Non ha mai rinnegato nulla ma ha imparato a guardare avanti senza lamentarsi. 
Una perdita improvvisa quanto insostituibile, dolorosa quanto prematura. Eppure averlo conosciuto accanto al vuoto lascia un insegnamento incancellabile. Un esempio di onestà e di capacità politica, di saper stare a contatto con i problemi del nostro tempo senza subire l’opinione dominante, agendo per conto di una libertà di pensiero, forgiatasi con il dolce e amaro sapore della ricerca della verità. 
Con lui rimarrà più sola una intera comunità, che saprà ricordare all’occorrenza e avere il coraggio e la volontà di rimanere in piedi ad attendere l’alba di un nuovo giorno riflessa sul mare di Gaeta, simbolo del sud che ha scelto di non dichiararsi ancora vinto.

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