Legittima difesa, ore calde in Parlamento. Dove si gioca la partita

03 maggio 2017 ore 11:36, Stefano Ursi
Legittima difesa, argomento profondamente divisivo delle varie anime della politica italiana e ancora di più in seguito ai vari fatti di cronaca che hanno monopolizzato le pagine dei giornali: dall'oste di Lodi che spara e uccide il ladro, al barista di Budrio ucciso durante una rapina (con il killer ancora in fuga). Fino al benzinaio Stacchio.

Legittima difesa, ore calde in Parlamento. Dove si gioca la partita
Oggi alla Camera dei Deputati si discute0 sul cosiddetto emendamento Ermini (Pd) (e non solo), che apporta modifiche all'articolo 52 del codice penale, il quale regola e norma la legittima difesa, di cui, lo ricordiamo, si può parlare quando un soggetto ''ha commesso il fatto costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa''. L'emendamento del deputato renziano, che potrebbe avere i numeri per passare, propone la possibilità di difendersi in caso di aggressione notturna e di violenza e introduce, elemento decisivo, il concetto dell'attenuante del ''grave turbamento psichico'', su cui però sarà sempre un giudice a dover decidere.

Un compromesso è obiettivo lontanissimo e come ovvio le visioni dell'arco parlamentare sono assai differenti. La Lega Nord, ovviamente contraria, chiede che la legittima difesa sia sempre riconosciuta a chi sorprende qualcuno nella propria abitazione o ufficio ''per respingere l'ingresso, mediante effrazione o contro la volontà del proprietario, con violenza o minaccia di uso di armi da parte di una o più persone''. Proposta su cui si è registrata in Commissione Giustizia la convergenza di Fratelli d'Italia e di parte di Forza Italia. E sulle cui posizioni oggi paiono indirizzarsi anche gli alfaniani, prefigurando dunque una piccola spaccatura nella maggioranza, che non dovrebbe comunque essere decisiva.

La discussione alla Camera sulla legittima difesa, o meglio per modificare il testo così com'è oggi, rivela in sé tutte le profonde differenze fra le varie componenti dell'arco parlamentare, divise, in sostanza, sulla necessità o meno della decisione di un giudice sulla sussistenza o meno dei requisiti per un atto di legittima difesa. E dunque sulla punibilità o meno del soggetto. Si tratta, dunque, di decidere come e quanto alzare il limite, fin dove spingere i confini della comprensione di situazioni e circostanze profondamente soggettive. E come ovvio, nessuno può nascondersi che questo tema avrà pesanti ripercussioni sulla campagna elettorale che presto si aprirà, se anticipata o meno si vedrà, e che si preannuncia già infuocata.

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autore / Stefano Ursi
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