Putin e Macron, la rottura dietro l'incontro

30 maggio 2017 ore 13:55, Luca Lippi
Il presidente francese Emmanuel Macron ha incontrato a Versailles il presidente russo Vladimir Putin. E’ stato il primo incontro tra i due leader che hanno discusso delle relazioni bilaterali tra i due paesi, ma anche della lotta al terrorismo, della Siria, della Cecenia e del ruolo della Russia nelle elezioni francesi.
Durante l'incontro, Macron ha condiviso un tweet scrivendodialogo e fermezza”, riferendosi alle discussioni in corso con Putin. Da fonti russe citate dalla emittente Bfm-tv il clima parrebbe essere stato “buono”.  
I temi principali affrontati dai due capi di stato:

Siria – Macron si è posto co intransigenza sulla questione siriana. “Qualsiasi utilizzo di armi chimiche sarà oggetto di rappresaglia e risposta immediata da parte dei francesi”, ha detto Macron dopo aver incontrato Putin. Per Macron la priorità è “organizzare una transizione democratica assicurando la stabilità del paese”.

Cecenia -  Durante l'incontro, Macron ha riferito di aver messo l'accento sul “rispetto di tutte le minoranze”. Facendo particolare riferimento alla questione della comunità “Lgbt in Cecenia” e alle “Ong in Russia”. Secondo il presidente francese, “Putin ha promesso la verità sulle attività delle autorità locali” in Cecenia. Macron ha precisato che si è “convenuto su una verifica regolare comune” tra i due leader.

Terrorismo – sull’argomento i due capi di stato si sono trovati d'accordo: “Dobbiamo unire i nostri sforzi contro il terrorismo”, ha detto Putin nel corso della conferenza stampa di Versailles.
Putin e Macron, la rottura dietro l'incontro
Rapporti bilaterali Francia-Russia -Gli interessi primari di Francia e Russia superano i punti di frizione”, secondo Putin. L'incontro è stato definito da Macron come uno “scambio franco e diretto”.  

L'ingerenza russa alle elezioni presidenziali francesi - Il presidente Macron ha lanciato accuse precise verso la Russia per quanto successo durante la campagna elettorale per le presidenziali francesi che si sono tenute a maggio 2017. “Da parte di Russia Today e Sputnik, che non sono dei media ma degli strumenti di interferenza, c'è stata un'ingerenza durante il processo elettorale di un paese democratico”, ha accusato Macron. 
Ho sempre avuto relazioni esemplari con i giornalisti stranieri, a patto che siano dei giornalisti. Russia Today e Sputnik sono stati organi di propaganda che hanno diffuso controverità infamanti sulla mia persona. Su questo non mollerò di un centimetro”, ha detto ancora Macron rispondendo a una domanda sull'espulsione degli inviati dei due media russi dal suo quartier generale in campagna elettorale.
La replica di Putin:Non abbiamo mai tentato di influenzare il risultato delle elezioni francesi. Del resto, è impossibile, seguiamo i sondaggi, e abbiamo sempre conosciuto l'opinione della maggioranza dei francesi. Non siamo bambini, siamo persone serie”, 
Tuttavia, il presidente russo ha anche detto di non aver affrontato la questione durante l'incontro con Macron. “Il presidente francese non ha manifestato alcun interesse rispetto a questa questione e io ancora meno”.
Altro tema toccato durante la conferenza stampa da Putin è stato quello della visita di Marine Le Pen, leader del Front National e avversaria di Macron al ballottaggio per l'Eliseo, a Mosca. Il presidente russo ha detto che quella di Le Pen in campagna elettorale “non era la sua prima visita a Mosca”. “La sua opinione sulla tutela dell'identità dei popoli europei non sono prive di fondamento. In ogni caso siamo pronti ad accogliere chiunque, in ogni momento. Se Le Pen ci chiede di accoglierla non vedo perché avremmo dovuto rifiutare”, spiega Putin. 
“Lei ha anche sempre lavorato per l'approfondimento delle relazioni tra i nostri due paesi”, ha sostenuto ancora Putin. Sui presunti attacchi di hacker russi contro Macron prima delle elezioni, il presidente russo ha detto che non si possono “trarre delle conclusioni su ipotesi non confermate, la stampa può farlo, non la politica”. 

Nella realtà – L’icontro tra i due leader è stato tutt’altro che ‘sereno’. L’incontro sembra essere stato studiato per offrire a Macron la possibilità di offrire l’immagine di una persona sicura e determinata, un atteggiamento che si è scontrato con la scarsa benevolenza di Putin visibile in conferenza stampa. Non si può dire con certezza quale sarà l’atteggiamento di Macron verso il governo russo nei prossimi anni. Il neo presidente francese, a parte la recita di ieri, potrebbe dover ammorbidire le proprie posizioni una volta che si troverà a prendere decisioni su questioni complicate, come è successo a molti altri capi di stato prima di lui. 
La sensazione è quella di un uomo mandato a diffondere messaggi ai tre leader che ‘secondo lui’ si stanno comportando secondo “una logica di rapporti di forza”: il turco Recep Tayyip Erdogan, il russo Vladimir Putin e l’americano Donald Trump.

Chi potrebbe esserci dietro Macron -  Dietro Macron, come dietro la Merkel, potrebbe esserci Obama e quello che rappresenta (non ancora chiarissimo invero) ma se la Merkel ha raggiunto il G7 in ritardo perché doveva accogliere Obama (che non sarebbe più niente e nessuno) in Germania, allora il sospetto è fondato. Macron ora lavora per la Merkel (almeno in questa fase).

Messaggi chiarissimi - Tre messaggi ci arrivano dalle parole di Angela Merkel di Domenica scorsa. Primo, il gioco ormai in America è a carte scoperte: il Deep State ha deciso di andare all-in nella guerra contro l'agenda Trump e utilizza ogni pedina. Ora, però, al netto dell'inefficacia delle strategie utilizzate a livello interno (Russiagate, in primis) deve essere l'Europa a passare da quinta colonna ad agente operativo della campagna globalista contro i populismi. Angela Merkel ha non solo accettato il ruolo, ma anche suonato la carica. E visto che a luglio il G20 si terrà in Germania, è immaginabile fin da ora che piega avrà l'agenda dei lavori. Secondo, il silenzio tombale delle istituzioni europee di fronte a un attacco senza precedenti come quello, di fatto una presa in carico del futuro europeo da parte del capo di uno Stato membro, è chiarissimo: la linea la detta Berlino e Bruxelles si adegua, in attesa che il voto in contemporanea per le politiche di Germania e Italia a settembre dia la stura definitiva all'agenda Draghi. Terzo, una spaccatura atlantica di questo livello non può che portare caos sullo scenario internazionale, di per sé già abbastanza agitato e con il fronte libico emerso di colpo nella sua drammaticità. Ma, altrove, non si chiacchiera e non ci si spacca. 
Domenica, infatti, è stato annunciato un accordo fra Russia e Iran che prevede lo scambio diretto fra petrolio iraniano (che la Russia distribuirà in Europa) e beni russi: leggi, armamenti e tecnologia connessa. Di più, l'accordo è stato stipulato simbolicamente in assenza del dollaro come valuta di riferimento. E, contestualmente, è giunta la notizia che le riserve monetarie russe sono risalite sopra quota 400 miliardi di dollari, sintomo che l'economia ha retto l'attacco speculativo del 2013, sta adattandosi al regime di sanzioni occidentali (che ormai, fanno danni solo ai Paesi che le impongono) e sta cambiando pelle, diversificando il proprio core business dallo storico export di materie prime. Insomma, siamo nel pieno di una trasformazione globale, la quale passerà certamente attraverso eventi traumatici. 
Che sia la Siria, l'Iraq o la Libia il detonatore, poco cambia: un conflitto è ciò che serve per mascherare le mosse sottotraccia dei poteri che contano davvero. E che, come ci dimostra la cronaca, sono così disperati da aver abbandonato la cautela e la segretezza storica del loro agire, spingendo Angela Merkel a un muro contro muro senza precedenti e Macron alla stretta rappresentazione dell’ombra di se stesso prima di togliere la maschera. L'inciucio che si sta consumando in queste ore per andare al voto a settembre ci dice che l'agenda globalista Usa e quella Draghi per l'Ue combaciano. Ancora due settimane e potremo capire di più.

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autore / Luca Lippi
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