Il "tetto" di Fazio non è più in Rai: si mette in proprio e guarda a Sky

31 marzo 2017 ore 11:26, Americo Mascarucci
Sarà l'annuncio dell'addio? Fabio Fazio lascia la Rai? Sembrerebbe proprio così. Uno dei volti più noti della televisione pubblica potrebbe mettersi in proprio con la sua società di produzione e offrirsi al miglior offerente. Anche perché a detta del conduttore di Che Tempo che Fa, il tetto agli stipendi Rai deciso dal Governo umilierebbe la professionalità di chi ogni giorno lotta per incrementare gli ascolti e battere la concorrenza.
Tutto è partito da un tweet con il quale Fazio scrive: "In una tv che cambia, bisogna assumersi responsabilità e nuovi rischi. D'ora in poi, ovunque sarà, vorrei essere produttore di me stesso...
Con questo messaggio Fazio sembra confermare la notizia della costituzione di una propria casa di produzione da proporre sul mercato. Fatto questo che lo spingerebbe quasi certamente lontano da Viale Mazzini.

IL TETTO AGLI STIPENDI
Fazio intervistato da Repubblica non nasconde il malumore per la decisione di fissare un tetto massimo per i compensi in Rai.
"Non può passare l’idea che con il parere dell’Avvocatura siamo stati graziati. Per ora lavorerò per la Rai e continuerò a farlo fino a fine maggio quando, il 23, condurrò una prima serata su RaiUno dedicata alla legalità in occasione del venticinquesimo anniversario della strage di Capaci. Sogniamo una grande evento tv che porti le nostre telecamere sui luoghi che furono di Falcone e Borsellino". 
Il 'tetto' di Fazio non è più in Rai: si mette in proprio e guarda a Sky

IL PARERE DELL'AVVOCATURA
L'Avvocatura dello Stato, interpellata dalla Presidenza del Consiglio, ha espresso forti dubbi sul fatto che il tetto dei compensi Rai possa valere anche per gli artisti. Il consulente giuridico del Governo sostiene infatti che dal punto di vista normativo le prestazione artistiche sono tenute distinte dalle altre e sostiene inoltre che quei compensi non gravano sul canone ma sono coperti dalla raccolta pubblicitaria. Ora il cda avrebbe chiesto al Mef e al Mise un'interpretazione sulla norma. 

IL POSSIBILE ADDIO
Fazio a Repubblica non nasconde di sentirsi umiliato dalla decisione del Governo.
"Ho cominciato a fare televisione nel 1983 in Rai. Prendevo poche lire a settimana, allora. Quello che poi si arriva a guadagnare nella vita, in una vita certo fortunata, è dettato dal mercato ed è proporzionale al valore che si produce. Siamo pagati dalla pubblicità, non dal canone. Se uno guarda il fatturato degli spot di Che tempo che fa , si rende conto che il ricavato non paga solo la mia trasmissione. Consente che se ne facciano altre che non hanno la pubblicità, che hanno una funzione diversa e che magari hanno conduttori emergenti".

VERSO MEDIASET?
A questo punto c'è da chiedersi se Fabio Fazio, icona della sinistra e da sempre considerato uno dei simboli della Tv anti-berlusconiana possa lavorare anche col "nemico" alias Mediaset.
"Nessuna difficoltà - risponde - In questi mesi si è frantumato un quadro che era molto definito. Ci sono nuove reti, c’è un mercato che cresce e bisogna agire con parametri anche diversi dagli ascolti. Non è più un problema di numeri, che è una unità di misura di un altro tempo. Fiorello lo dimostra ogni giorno, mi pare"

IL CAPITOLO SKY
E' certo invece che Fazio sia stato già avvicinato da Sky. Lui stesso non lo nega e, seppur con diplomazia, lascia aperte le porte.
"Sono sotto contratto con la Rai. Quindi non potrei mai mancare di rispetto all’azienda rispondendole. Certo, se i partiti indeboliscono il servizio pubblico, gli editori privati sono incoraggiati ad approfittarne. Il mercato esiste, anche se qualche politico lo ha dimenticato". 
Ma alla Rai non risparmia critiche.
"Non possiamo rinunciare alle eccellenze: certi volti, certi nomi, sono un valore per la tv di Stato. si sta verificando la situazione per cui i contratti in essere sembrano non avere valore e in cui figure politiche intervengono dando i voti ai tg, fissano gli stipendi, decidono quanta pubblicità debba andare su un canale, chiedono di mandare via l’ad della Rai".
Insomma, c'eravamo tanto amati, ma anche gli amori più intensi prima o poi possono finire. Specie quando non si condivide più lo stesso "tetto".

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