Il capo dei Mossos Trapero nei guai per sedizione: quando scatta

04 ottobre 2017 ore 14:30, Luca Lippi
Formulato il reato di ‘sedizione’ per il capo della polizia catalana. Trapero e i suoi Mossos sono all’attenzione del governo centrale spagnolo da diverso tempo. Se ne dipinge un ritratto di uomo rude e scontroso ma allostesso tempo amatissimo dai suoi e soprattutto, non da domenica, nei cuori dei Catalani. Al momento è solamente un’imputazione quella di sedizione, tuttavia è oggettivo che il comportamento di Trapero è piuttosto inconsueto all’interno del ruolo che ricopre. Un poliziotto non può discutere gli ordini, la ribellione per lui potrebbe costargli cara, anche fosse giustificabile alla sensibilità delle masse.
Il capo dei Mossos Trapero nei guai per sedizione: quando scatta

IL REATO DI SEDIZIONE
Per come lo conosciamo noi in Italia, il reato di sedizione è tra i reati contro la disciplina. Così come chiaramente spiegato da studiocataldi.it, tra i reati contro la disciplina una figura particolare è costituita dai reati di sedizione, previsti dal c.p.m.p. (codice penale militare di pace), le cui figure principali sono: 1) l'attività sediziosa prevista e punita dall'art. 182; 2) le manifestazioni sediziose sanzionate dall'art. 183. La nozione di seditio, che in generale richiama termini quali divisione o disordine, se inquadrata nel contesto penale militare, diverge in modo sensibile dalla nozione richiamata in omonimi reati comuni. Nell'ambito del c.p., infatti, rileva la pericolosità della condotta per il mantenimento dell'ordine pubblico e l'offesa della pubblica autorità.  Nel c.p.m.p., invece, la sedizione è un'attività che si svolge in un ambito separato rispetto alla restante collettività e ciò che viene posto in discussione non è la pubblica autorità in genere ma l'autorità militare. Quindi ciò che rileva non è porre in pericolo l'ordine pubblico, inteso come interesse generale alla prevenzione dei reati, ma quello che può essere definito come l'”ordine pubblico militare”, ovvero l'ordine che poggia sul compendio dei doveri espressi dalla disciplina militare la cui inosservanza può astrattamente incidere sulla coesione interna della collettività militare. 
La medesima definizione si dovrebbe accostare alla norma dell’omologo codice spagnolo.

COSA HA FATTO TRAPERO
Trapero ha imposto ai suoi di non usare la forza qualunque cose fosse accaduta nello svolgimento della tutela dell'ordine pubblico a seguito dell'ordine di impedire il raggiungimento delle urne ai catalani. l'ordine era stato impartito in forza dell'incostituzionalità e del divieto assoluto di svolgere la consultazione.  Trapero aveva anche già contestato anche la decisione del ministero degli Interni di sottoporre i suoi Mossos al coordinamento di un colonnello della Guardia civile. 
Per essere chiari, uscendo fuori dalla retorica del fatto, Trapero deve comunque essere un esecutore di ordini, quello che il governo centrale decide di fare è il frutto di un’attenta analisi dei pro e dei contro. Non ci si improvvisa a capo dell’ordine pubblico tanto meno capi di un esercito. Nel momento in cui si accetta di entrare a far parte di un corpo militare, inevitabilmente ci si trasforma in servitori dello Stato e come tali ci si deve comportare.
Poi può esserci pure la ‘poesia’ e la narrazione etica, ma se il pericolo è imminente chi è preposto a prendere decisioni deve poter contare sull’esecuzione senza discussione dei sottoposti. In questo trapero ha commesso un grosso errore, e anche un reato ‘militare’ 

CHI È TRAPERO 
Si legge da Repubblica che “è laureato in Legge dal 2006. Prima aveva studiato Biologia e fino a poco tempo fa diceva che il suo sogno era essere un forestale per passare l’inverno a fare fotografie nei parchi naturali. Quando non lavora si prende cura del suo orto. Suona la chitarra.
Figlio di un taxista, nei Mossos dall’89, Trapero è stato nominato capo della polizia catalana nell’aprile di quest’anno. È conosciuto per essere uomo molto testardo e anche piuttosto ruvido nel tratto. Grande autostima, molta ambizione, viene descritto come “intelligente, lavoratore, ostinato, diffidente”. Ma ostenta grande umanità verso i suoi agenti (“ho sempre la porta dell’ufficio aperta”) e, nei suoi anni da commissario capo, di aver contribuito a cambiare l’atteggiamento dei Mossos.
Il maggiore Trapero è diventato uno dei personaggi più amati dal popolo secessionista della Catalogna. Tutto è cominciato dopo l’attentato alla Rambla di Barcellona lo scorso 17 agosto quando, nel corso di una conferenza stampa, un gruppo di giornalisti lo contestò perché rispondeva alle domande in catalano. Lui disse: “Se la domanda è in catalano rispondo in catalano, se mi domandano in castigliano rispondo in castigliano”. I giornalisti per protesta lasciarono la conferenza stampa e lui liquidò il diverbio: “Molto bene, addio”.

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autore / Luca Lippi
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