Dopo referendum Renzi, Torriero: "La strategia secondo Matteo: le prossime mosse"

05 dicembre 2016 ore 10:46, Fabio Torriero
Renzi a casa, Renzi che torna. Il discorso di commiato altisonante, emotivo, un po’ Hillary, un po’ Obama, se l’era preparato. E lo si è visto chiaramente. Di solito lui non legge la scaletta quando parla, ma va a braccio. Un canavaccio mentale che lo ha spinto e sospinto in ogni suo intervento pubblico e televisivo. Anzi, per la verità, di discorsi se ne era preparati due: in caso di vittoria e di sconfitta.  
Ma attenzione agli effetti speciali. Attenzione alle lacrime, ai ringraziamenti, al culto scout per la famiglia. Dietro il suo immediato e presidenzialista addio, scavalcando anche le procedure istituzionali (rimediate con una telefonata notturna al presidente Mattarella), c’è una strategia. Ben precisa.
Oggi andrà al Quirinale, eviterà lo strazio di una nuovo mandato (un Renzi-2) che si tradurrebbe in un ulteriore stillicidio parlamentare, dagli esiti scontati (e sarebbe la fine definitiva per la sua immagine), e lascerà il testimone al suo successore, che molto probabilmente sarà una sorta di Dini tecnico-politico (Padoan?) per varare la nuova legge elettorale.
Perché l’obiettivo di Mattarella è quello di frenare, moderare, evitare l’immediato assalto grillino. 
E come al solito Renzi trasformerà, come ha fatto già quando perse le primarie contro Bersani, la sua sconfitta in vittoria.
In che modo? Si presenterà come uscente alla direzione Pd, rimettendo nelle mani del partito le sue dimissioni, e si farà dare il mandato per le prossime elezioni politiche che si terranno verosimilmente a giugno 2017.
Perché se il “No” è stato il frutto della sommatoria di tanti partiti, dalle ambizioni e idee opposte e incompatibili; il “Sì” è quasi unicamente espressione renziana.
Il che, tradotto in numeri, vuol dire che: il 59,7% va suddiviso tra 5 Stelle, Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Sinistra italiana, sinistra-dem etc. E, salvo sovvertimenti e sorprese epocali, nessun partito (da solo) potrebbe competere per andare a Palazzo Chigi. Gli stessi grillini, non è detto, che hanno la vittoria in pugno. Se il 4 dicembre è stato un referendum anti-Renzi; le prossime politiche potrebbero trasformarsi in un’alleanza contro il populismo giacobino, moralista del duo Di Battista-Di Maio.
E il centro-destra, al momento, non ha i numeri per essere maggioranza.
Mentre il 40,3% del Sì, togliendo i moderati che hanno approvato la riforma (provenienti anche dal centro-destra), è composto in larga parte (almeno il 30%) da renziani. Lo si è visto in Toscana e in Emilia.
Una rendita di posizione che vedrebbe l’ex-premier ancora in vantaggio per tornare al governo. E questa per Matteo è l’unica strada che resta.    

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