Giornalisti sotto inchiesta Consip: perquisizioni anche al "re degli scoop" Lillo

05 luglio 2017 ore 13:05, Americo Mascarucci
L'inchiesta Consip si sta trasformando sempre di più in un'inchiesta sul rapporto fra magistratura e giornalismo, visto che l'attenzione degli inquirenti sembra concentrarsi sempre di più sulle fughe di notizie che hanno riguardato l'indagine e gli indagati, in particolare il padre dell'ex Premier e segretario del Pd Matteo Renzi. Dopo l'iscrizione nel registro degli indagati della conduttrice del programma "Chi l'ha visto?" Federica Sciarelli, legata al procuratore Henry John Woodcock accusata di aver passato notizie riservate sull'inchiesta ai colleghi del Fatto Quotidiano oggi si apprende della perquisizione in casa del cronista dello stesso quotidiano Marco Lillo.
Giornalisti sotto inchiesta Consip: perquisizioni anche al 're degli scoop' Lillo
La Procura di Napoli ha infatti disposto la perquisizione della casa, del computer e dei cellulari del giornalista per trovare le tracce informatiche sull'origine dei suoi scoop sull'inchiesta Consip che hanno dato vita al libro "Di padre in figlio".  La perquisizione, effettuata dalla Guardia di Finanza, sarebbe stata disposta dopo la denuncia dell'imprenditore Alfredo Romeo. A quanto risulta, sarebbero stati sequestrati al giornalista anche il computer e i telefoni cellulari.
Secondo quanto riportato dal sito del Fatto Quotidiano, Marco Lillo non sarebbe indagato e la Procura di Napoli avrebbe disposto la perquisizione per rivelazione del segreto d'ufficio avvenuta attraverso la pubblicazione del libro 

LE ACCUSE - Secondo l'ipotesi accusatoria di Napoli - prosegue il quotidiano - nel lavorare al libro uscito in edicola il 18 maggio scorso Lillo avrebbe attinto a notizie contenute nell'informativa del Noe del 9 gennaio 2017, dall'informativa del febbraio successivo, e da atti di indagine relativi all'inchiesta della Procura di Napoli su Romeo. La Finanza - conclude il quotidiano - sta cercando questi atti, e le tracce informatiche che potrebbero documentare in che modo e tramite quale fonti Lillo se li è procurati". L'autore degli articoli sul caso Consip ha dovuto fornire file e messaggi contenuti nei suoi cellulari, compute, tablet e pen drive. 

LA DIFESA - Marco Lillo si è difeso attraverso un video: "Ci sono due telefonini che possono essere scandagliati dall'autorità giudiziaria di Roma e di Napoli - ha detto - quello di Federica Sciarelli e l'altro il mio per trovare notizie di reati gravissimi, come la rivelazione di segreti d'ufficio. Lei è innocente completamente. Io effettivamente ho pubblicato atti segreti, lei non ha fatto nulla".
Poi lillo prosegue: "C'è anche un altro telefonino quello di Tiziano Renzi, che è accusato da mesi di traffico di influenze dalla Procura di Roma e che, però, non è stato mai preso perché evidentemente interessano più il mio telefonino e quello di Federica Sciarelli". 

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