La Corte spagnola blocca l'indipendenza catalana: "nulla e senza valore"

05 ottobre 2017 ore 17:14, Luca Lippi
La Catalogna non sfidi la Costituzione spagnola. Ha tutta l’aria di essere l’ultima chance offerta da Madrid a Barcellona. Rajoy vieta a Puigdemont di riunire lunedì prossimo il parlamento catalano. La dichiarazione di indipendenza rischia di diventare l’ennesima pagliacciata. Si ribadisce che la valutazione è oggettiva e non politica. Non esiste nessuna ideologia seria che possa consentire la disobbedienza della Costituzione di uno stato ‘democraticamente’.
La Corte spagnola blocca l'indipendenza catalana: 'nulla e senza valore'
Impossibile biasimare la Spagna che non ha alcuna intenzione di vedere la Catalogna dichiarare la sua indipendenza. In uno stato democratico (come la maggior parte degli stati cui si possa riconoscere una Storia), basta imporre la carta costituzionale per frenare le mire disgreganti di un’area geografica all’interno del Paese. Neanche la Lega è arrivata a tanto! E’ la Costituzione a imporre il divieto della seduta del parlamento catalano.

LA DECISIONE DELLA CORTE COSTITUZIONALE SPAGNOLA
La dichiarazione della Consulta spagnola si è ridotta a una considerazione di fatto sull’ostentata dichiarazione di indipendenza catalana: “radicalmente nulla e senza valore effettivo alcuno" qualsiasi decisione contraria alla sospensione della seduta.

LA FOLLIA CATALANA
A settembre scorso, il parlamento di Barcellona si era determinato a fare entrare in vigore una normativa che oltrepassasse il potere esecutivo di qualsia Tribunale spagnolo. La condizione necessaria e sufficiente per i separatisti catalani era la vittoria del Sì al referendum. Il partito appartenente al fronte degli indipendentisti, il Cup, era seriamente intenzionato a dichiarare la repubblica di catalogna il giorno stesso dell’esito positivo del referendum.

LA PAZIENZA E’ FINITA
Mariano Rajoy ha avvertito Carles Puigdemont di "evitare mali maggiori". La risposta è stata la richiesta di un tavolo per trattare e smettere di minacciare. Le minacce del governo centrale sono state valutate anacronistiche. Inaccettabili le minacce nel 21 secolo, ma altrettanti inaccettabile è decidere di dichiarare una repubblica separata all’interno di uno stato. Chi è più anacronistico?

MEDIAZIONE DEL VATICANO?
Fonti di stampa locali hanno riferito che Puigdemont avrebbe chiesto l’aiuto del Vaticano per risolvere la crisi. Altra contraddizione in tutta questa storia dove un aspirante stato repubblicano e separatista si rivolge a uno stato sovrano per dirimere una questione che è puramente legale. Chi non si sente spagnolo prendesse il passaporto e cerchi di trovare uno stato ideale dove mettere radici. Nell’epoca della globalizzazione le frontiere sono spalancate per tutti. Sarebbe una migrazione assai più rumorosa di qualsiasi forma di protesta ‘democratica’ repressa Democraticamente.

LE CONSEGUENZE DELLA CRISI
Intanto la questione sta innescando e rivitalizzando le opposizioni del governo centrale. José Maria Aznar ha invitato il suo successore a prendere ‘misure forti’ contro la Catalogna o a convocare le elezioni qualora "non si senta capace" di gestire la crisi. Alla conseguenza politica del polverone che sta alzandosi, c’è anche la questione economica. Sono tante le aziende e soprattutto gli istituti di credito che sarebbero pronti a spostare le loro sedi qualora la situazione uscisse fuori dal controllo. 
Troppo alta la posta in gioco per la Catalogna perché il movimento separatista possa continuare nella pantomima senza essere fermato dai catalani stessi prima ancora che da su maestà il Re.

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