Crisi del golfo, Purgatori: "Isolare il Qatar? Scelta irresponsabile. Teheran era carta di Obama"

06 giugno 2017 ore 14:57, Stefano Ursi
La spaccatura che si sta consumando fra Arabia Saudita, Egitto, Emirati arabi uniti, Bahrein e Yemen da una parte e il Qatar dall'altra è al centro del dibattito mondiale. Un terremoto nel mondo sunnita che rischia di scombinare un quadrante intero e ridisegnare gli equilibri non solo fra potenze arabe ma anche mondiali. Tutto ha subito un'accelerazione dopo la visita di Trump in Arabia Saudita: perché? Qual'è il vero oggetto del contendere? Il terrorismo è solo un pretesto? E soprattutto il Qatar è a rischio? IntelligoNews ha sentito su questo il giornalista Andrea Purgatori, che non ha dubbi: ''Qui si chiariscono i giochi relativi alla guerra che si sta combattendo fra Iraq e Siria; l'Arabia Saudita ha finanziato l'Isis sin dall'inizio, anche se non lo dice apertamente, in funzione anti-iraniana. E l'Iran che è legato al Qatar da una serie di accordi economici e politici sta dalla parte sbagliata, quella che secondo Trump dovrà essere perdente''.

Crisi del golfo, Purgatori: 'Isolare il Qatar? Scelta irresponsabile. Teheran era carta di Obama'
Andrea Purgatori
Perché l'accelerazione dopo la visita di Trump in Arabia Saudita?

''Perché evidentemente Trump aveva già detto che ci sarebbe stato un cambio di strategia verso l'Iran. Teheran è stata la carta giocata da Obama per cercare di trovare una soluzione equilibrata nel quadrante mediorientale, quella più logica perché non è possibile pensare ad un quadro di pace senza far sedere al tavolo la potenza di riferimento dell'area, che è l'Iran. Qui però si chiariscono i giochi relativi alla guerra che si sta combattendo fra Iraq e Siria; l'Arabia Saudita ha finanziato l'Isis sin dall'inizio, anche se non lo dice apertamente, in funzione anti-iraniana. E l'Iran che è legato al Qatar da una serie di accordi economici e politici sta dalla parte sbagliata, quella che secondo Trump dovrà essere perdente''.

Il terrorismo, dunque, è solo un pretesto?

''In parte lo è sempre stato. Isis non è costruita sui ragazzi che vediamo nei filmati fare la propaganda, ma la spina dorsale militare è formata da ex uomini dell'esercito e delle forze armate di Saddam, dei servizi segreti e che viene dal partito Baath, peraltro socialista e laico. Dunque niente a che vedere con quello che è il fondamentalismo. Su Isis si è incistata questa forza fondamentalista che serve per spaventare e far sì che i sunniti abbiano ciò che avevano chiesto dall'inizio: ovvero un pezzo di territorio iracheno nel quale creare uno stato indipendente''.

Il ruolo dell'Egitto: si può pensare ad una nuova primavera araba, di segno diverso, ma a leadership del Cairo?

''Io questo non lo credo e continuo a pensare che Al-Sisi non sia così forte, al di là degli strumento repressivi all'interno del proprio Paese. Penso che l'Egitto abbia dovuto fare per forza di cose un'alleanza con l'Arabia Saudita, peraltro cedendo dietro compenso in denaro un paio di isole nel Mar Rosso, perché è alle prese con una voragine economica spaventosa, che se non viene colmata da qualcuno rischia di mandare in bancarotta il Paese. Il problema è che si stanno chiarendo i giochi politici e la guerra dell'Isis sta diventando sempre più 'per interposta forza' fra Iran e Arabia Saudita per il controllo di quel territorio. Israele sta a guardare, ma ovviamente si è schierato a fianco dei sauditi''.

In Libia, dove da tempo si combatte una 'guerra per procura' fra potenze, la situazione potrebbe cambiare?


''In parte sì e in parte no. Credo che i giochi siano ancora in corso e sarà difficile oltre che rischioso isolare il Qatar. Questa presa di posizione credo possa essere l'inizio di un momento ancora più critico dal punto di vista militare. Se vogliamo immaginare che la guerra in Iraq e Siria finisca non possiamo fare a meno dell'Iran, che controlla Hezbollah e Hamas: se pensano di isolarlo in questo modo hanno fatto male i conti''.

C'è il rischio di un intervento militare in Qatar?

''Non lo vedo e non penso sia all'orizzonte. Penso che la diplomazia che sta mettendo in campo Trump, assieme ai suoi consiglieri, sia piuttosto miope: allearsi con l'Arabia Saudita che ha finanziato il GIA algerino che tagliava le gole a migliaia di persone negli anni '80, ha finanziato Al Qaeda e Isis non sia una prova di lungimiranza nella lotta al terrorismo. È semplicemente un cambio di rotta dal punto di vista finanziario ed economico. Isolare il Qatar, che è finanziariamente forte e legato all'Iran, è una scelta irresponsabile''.

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autore / Stefano Ursi
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