Tutto sulla nuova Equitalia: pignoramenti, c/c e 'grande fratello'

07 giugno 2017 ore 11:23, Luca Lippi
Si intensifica i dibattito sul pignoramento diretto dei conti correnti da parte della 'Nuova' Equitalia nel caso di emissione di una cartella esattoriale rappresentativa di un debito accertato a valere del Fisco. Uscendo dai tecnicismi che spesso non favoriscono la comprensione, ora entriamo nel dettaglio e chiariamo la questione definitivamente. Insieme al decreto che norma la nuova Equitalia, contestualmente entrano in vigore le nuove opzioni operative per il braccio operativo di Agenzia Entrate. Con decorrenza 1° luglio, si da avvio all’Agenzia delle Entrate Riscossione, il nuovo ente strumentale all’Agenzia delle Entrate che sostituirà Equitalia all'accesso nelle banche dati Inps in modo tale potere pignorare i conti correnti in maniera diretta senza alcuna autorizzazione del giudice. Sono anche analizzati i mezzi di tutela del contribuente. Si ampliano i poteri del Fisco in materia di controllo delle disponibilità liquide dei contribuenti.
Ai sensi dell’art. 1 del Decreto Legge n. 193/2016, con decorrenza dal 1° luglio 2017 scomparirà l’ente di riscossione Equitalia e prenderà il posto di questo un ente strumentale all’Agenzia delle Entrate di carattere pubblico ma economico che sarà sotto il controllo diretto del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Tale ente succederà a titolo universale in tutti rapporti giuridici attivi e passivi, nonché in tutti i giudizi processuali in cui è parte Equitalia. A dire il vero, il citato ente diventerà l’Agente della Riscossione e sarà dotato di tutti i poteri previsti dal D.P.R. n. 602/73.
Tutto sulla nuova Equitalia: pignoramenti, c/c e 'grande fratello'
Difatti, nell’ambito dell’articolo 3 del D.L. 193/2016 che potenzia i poteri dell’Agenzia delle Entrate in materia di acquisizione delle informazioni concernenti i rapporti di lavoro presso le banche dati dell’Inps per poter pignorare gli stipendi, i salari ed altre indennità dei contribuenti, nonché di utilizzare le informazioni derivanti dalla consultazione dell’Anagrafe tributaria anche ai fini della riscossione, vi è un’estensione di tali poteri al nuovo ente Agenzia delle Entrate – Riscossione.

Che succede concretamente - In realtà niente, nel senso che la procedura di pignoramento diretto c'è sempre stata, la novità è che le consegne passano da Equitalia a Agenzia delle Entrate Riscossione (cioè la nuova equitalia). La legge sulla riscossione è piuttosto chiara, il fisco, o meglio l’Agente della riscossione, ha sempre potuto pignorare il conto corrente del contribuente (mediante la procedura speciale della riscossione esattoriale ‘presso terzi’) senza bisogno dell’udienza davanti al giudice dell’esecuzione. Proceduralmente la Norma prevede una lettera inviata non prima di 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento e non oltre un anno (se decorre l’anno è necessaria la notifica di una nuova diffida, detta «intimazione di pagamento»). Detta comunicazione integra l’atto di pignoramento vero e proprio e viene indirizzata sia alla banca che al debitore; con essa Equitalia comunica che il conto è pignorato e dà 60 giorni di tempo per versare il dovuto o chiedere la rateazione (in quest’ultimo caso, il pignoramento cessa con la dimostrazione del versamento della prima rata).
Ma allora che cosa cambia realmente? Qualche novità c’è. Grazie al nuovo decreto fiscale [Dl n. 193/16], il nuovo Agente della riscossione potrà accedere alle banche dati telematiche (cui già accede l’Agenzia delle Entrate e che, sino ad oggi, sono state interdette ad Equitalia) per investigare sui beni del debitore da pignorare. Si pensi alla consistenza del conto corrente e alla relativa banca di appoggio o alla presenza di redditi di lavoro dipendente o da pensione. È questa l’unica vera – e grande – novità che parte da luglio. In sostanza, quelli che erano i poteri esclusivamente di Agenzia Entrate diventano anche di Agenzia Entrate – Riscossione.

La procedura ordinaria - Di norma il creditore, al fine di soddisfare il suo credito, nel momento in cui decide di attivare il pignoramento del conto corrente presso un istituto bancario, che rappresenta il terzo, per attivare il cosiddetto pignoramento presso terzi deve essere autorizzato dal tribunale. Sostanzialmente, prima deve notificare l’atto esecutivo, ad esempio la sentenza, successivamente deve notificare l’atto di precetto, mediante il quale intima il debitore ad assolvere al pagamento entro il termine di dieci giorni dalla notifica dell’atto. Trascorsi dieci giorni senza che il debitore paghi, il creditore può notificare l’atto di pignoramento sia al debitore e sia alla banca per un importo uguale a quello risultante dall’atto maggiorato del 50%. Nel momento in cui la banca riceve la notifica dell’atto di pignoramento dovrà: 
1. bloccare le somme del conto corrente e lasciarle disponibili fin quando il giudice non si pronuncia; 
2. rendere al creditore, la dichiarazione del terzo, mediante la quale comunica che le somme pignorate sono disponibili sul conto corrente. Nell’atto di pignoramento è indicata inoltre la data dell’udienza; in tale data il giudice, dopo aver appurato quanto detto nella dichiarazione resa dalla banca, disporrà che quest’ultima versi le somme accantonate al creditore.

Il pignoramento delle somme in caso di cartelle esattoriali - Il discorso e la procedura cambiano nel momento in cui a riscuotere i soldi è il Fisco. In tal caso non è richiesta l’autorizzazione del giudice. Il procedimento che si applica è quello previsto dall’art. 72-bis del D.P.R.602/1973. L’Agenzia delle Entrate-Riscossione nel momento in cui notifica la cartella di pagamento, essendo un atto esecutivo equiparabile al precetto, non deve promuovere la citazione in giudizio del terzo e attendere l’udienza ma potrà pignorare il conto corrente, decorsi i 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento. Nella prassi l’ente di riscossione notifica l’atto di pignoramento in primis all’istituto bancario e dopo al debitore, invitando quest’ultimo a pagare l’importo entro il termine di 60 giorni. Se il debitore non assolve al pagamento della somma dovuta entro il termine citato, il Fisco richiederà alla banca di versargli l’importo senza attendere alcuna autorizzazione da parte del tribunale. Come si può notare è un procedimento abbastanza celere che non richiede dei tempi lunghi.

Riguardo la privacy dei rapporti di conto corrente dei privati cittadini - Che i conti correnti siano ormai diventati trasparenti è un fatto noto a tutti: con la nascita dell’Anagrafe dei conti correnti (meglio detta “Anagrafe dei rapporti finanziari”) gli italiani hanno definitivamente detto addio all’epoca del segreto bancario, un’epoca in cui nessuno poteva sapere cosa entrava o usciva dal conto personale, salvo che determinate esigenze di particolare gravità (legate, di norma, alle evasioni più consistenti o ai giri di denaro sporco) giustificassero le indagini bancarie.
Le banche – che mai un tempo si sarebbero sognate di comunicare a terzi i dati dei propri clienti – sono state costrette dalla legge a istituire un archivio telematico ove ora confluiscono (e sempre confluiranno d’ora innanzi) non solo il saldo, ma anche l’estratto conto di ogni risparmiatore, con tutta la lista delle movimentazioni effettuate nel corso dell’anno. Non si salvano, da questo enorme flusso di dati trasmessi all’Agenzia delle Entrate, neanche i lavoratori dipendenti il cui denaro proviene quasi sempre dallo stesso soggetto (il datore di lavoro).
Il 31 marzo 2016 è stato un giorno particolarmente significativo: il Grande Fratello tributario ha ricevuto da banche e dalle poste le informazioni che mancavano per ricostruire tutta la “storia” dei conti correnti degli italiani: non solo l’esistenza dei rapporti, ma anche, saldi, prelievi e versamenti effettuati sino allo scorso anno. Nessuno è rimasto escluso da questa maxi operazione.
La finalità è ovviamente quella della lotta all’evasione fiscale e, di conseguenza, l’unico soggetto abilitato all’accesso è l’Agenzia delle Entrate. Ma, a riguardo, lo stesso Garante della Privacy si è mostrato seriamente preoccupato. E questo perché non c’è alcuna regolamentazione che definisca le modalità di accesso ai dati contenuti nell’Anagrafe, il personale abilitato e il numero di ispezioni eseguibili.

Da quando sono accessibili i dati di tutti i conti correnti? Agenzia Entrate ha accesso ai dati personali dei cittadini dal 2000 (Min. Finanze, dm del 16.11.2000) e successivamente ha il potere di accedere direttamente con Dl n. 223/2006, privilegio che da luglio si estende automaticamente anche a Agenzia Entrate – Riscossione. I dati vengono conservati fino al 31 dicembre del sesto anno successivo a quello in cui è avvenuta l’operazione. Dopodiché c’è l’automatica cancellazione.


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autore / Luca Lippi
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