Crisi golfo, troppi amici e troppa tv: perché il Qatar è finito nel mirino dei sauditi

07 giugno 2017 ore 13:28, intelligo
Riyad non accetta l’indipendenza di Doha, che però ha troppi legami con gli USA per essere tolta di mezzo
Scrivere – come hanno fatto in molti – che la rottura tra il Qatar e gli altri Paesi della penisola araba sia dovuta alla recente visita di Donald Trump a Riyad dimostra quanto poco questa zona del mondo, pur essendo cruciale per gli equilibri geopolitici del pianeta, sia tenuta in considerazione dai mass media nostrani. Questa crisi diplomatica sarà pure arrivata come un fulmine a ciel sereno per l’opinione pubblica occidentale, ma rappresenta solo l’ultima goccia di un processo cominciato almeno quattro anni fa, con la destituzione in Egitto del presidente Mohammed Morsi, esponente di punta del movimento estremista dei Fratelli musulmani.
In quell’occasione infatti il Qatar, da sempre vicino alla Fratellanza, rispose al golpe militare con le dimissioni dal consiglio direttivo del predicatore Yousef al Qaradawi da Al Azhar, l’università del Cairo che è la più autorevole rappresentante del pensiero religioso sunnita (tanto per capirci, durante il suo recente viaggio in Egitto è lì che Papa Francesco è andato per aprire il suo dialogo interreligioso). 
Crisi golfo, troppi amici e troppa tv: perché il Qatar è finito nel mirino dei sauditi
Qaradawi andò a dirigere l’Unione internazionale degli studiosi musulmani appena fondata a Doha, nella speranza che altri lo seguissero. La decisione non fu presa bene dall’Arabia Saudita e dagli Emirati arabi che appoggiavano la più stabile semi-dittatura del presidente al-Sisi. Questi risposero fondando ad Abu Dhabi il Consiglio musulmano degli anziani, dal quale il Qatar venne ovviamente escluso. Questa drammatica frammentazione delle principali autorità del mondo religioso sunnita andò a complicare ulteriormente la tradizionale divisione tra sunniti e sciiti. Il Qatar infatti cominciò a rafforzare i legami con l’Iran, che infatti si è offerto di inviare navi cariche di cibo e medicinali se il blocco navale e aereo imposto a Doha dovesse protrarsi a lungo.
Volendo semplificare, si potrebbe dire che il Qatar continua a sostenere – una maniera gentile per dire ha continuato a finanziare –organizzazioni dichiarate terroristiche come i Fratelli musulmani in Egitto, Hamas in Palestina e, pur facendo parte della coalizione che dovrebbe combatterli, i gruppi ribelli in Yemen. Dall’altra parte ci sarebbero i sunniti “moderati” guidati dall’Arabia Saudita, che appoggiano il governo militare egiziano col benestare degli Stati Uniti e sono formalmente uniti nella lotta all’estremismo.
La realtà è ovviamente più complessa della veloce contrapposizione Qatar-filoterrorista-contro-sauditi-buoni, perché Doha è alleata degli americani e ospita la più grande base militare USA in Medio Oriente, impiegata come quartier generale per le incursioni aeree contro l’Isis in Iraq e Siria. Inoltre il Qatar finanzia assieme ai sauditi i ribelli anti-Assad, anzi secondo uno studio pubblicato dal Peace research Institute di Stoccolma è il loro primo fornitore di armi (quante di queste finiscano nelle mani di genuini “combattenti per la democrazia” e quante a sostenitori più o meno espliciti dello Stato Islamico non è ovviamente dato sapere). Dall’altra parte è un fatto accertato che dei 61 gruppi che il Dipartimento di Stato USA riconosce come organizzazioni terroriste quasi tutti sono di ispirazione wahabita, l’ideologia radicale dominante nella famiglia reale saudita.
La vera “colpa” del Qatar pare quindi il voler portare avanti una politica estera autonoma da quella di Riyad, invece di accodarcisi come fanno gli Emirati Arabi Uniti. In particolare non viene perdonato il successo di Al-Jazeera, il network televisivo percepito nel mondo come la voce del mondo musulmano è che è invece soprattutto la voce del suo padrone, il governo del Qatar. Con i suoi programmi in arabo, inglese, turco, bosniaco, serbo e croato, la piccola Doha stava cominciando a diventare fastidiosamente potente.
Il Qatar ha fatto amicizia con troppi gruppi che tra loro non si sopportano – i militari USA, i gruppi terroristici sunniti, le grandi potenze sciite – così ora non è sostenuta da nessuno. Confinando via terra con la sola Arabia Saudita e avendo subìto il blocco aereo e marittimo il paese è ora veramente isolato. A soccorrerlo potrebbero intervenire solo i suoi (tanti) soldi: il Qatar si era infatti impegnato a investire 35 miliardi di dollari negli USA col suo fondo di investimento sovrano. Probabile che pur di salvare quella montagna di soldi Trump decida di salvare pure i suoi proprietari. E pazienza per quella relazioncina coi Fratelli Musulmani.

di Alfonso Francia

#qatar #arabia #usa

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