Cancro al polmone, nuova 'arma' immunoterapica: effetti e sopravvivenza

09 settembre 2017 ore 14:19, Stefano Ursi
Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, che verrà presentato al Congresso della Società Europea di Oncologia Medica – ESMO 2017 potrebbe aprire una nuova frontiera nelle strategie di cura nel tumore al polmone 'non a piccole cellule' localmente avanzato non operabile, che viene definito dai medici 'stadio 3'. Lo studio clinico di fase III, denominato PACIFIC, ha coinvolto 235 centri di 26 paesi e ha visto la guida del Moffitt Cancer Center di Tampa, che si trova in Florida; in questo studio per la prima volta è stato testato il farmaco immunoterapico 'durvalumab', un inibitore del checkpoint immunitario PD-L1.

Cancro al polmone, nuova 'arma' immunoterapica: effetti e sopravvivenza
Pixabay
Il test è stato eseguito su 713 pazienti trattati precedentemente con chemioterapia a base di platino e radioterapia: un gruppo ha sperimentato il farmaco, l'altro il placebo. Che, spiegano i ricercatori, corrisponde alla vita quotidiana perché per questi pazienti altra terapia rispetto a chemio e radio. Sono stati i risultati relativi alla sopravvivenza dei due gruppi a stupire: il primo gruppo ha visto in media una sopravvivenza di 16,8 mesi e l'altro di circa 5,6 mesi. Così Luis Paz-Ares dell'Hospital Universitario Doce de Octubre di Madrid, primo autore dello studio: ''Durvalumab diminuisce la probabilità di progressione del 48%, con miglioramenti in tutti i sottogruppi di pazienti''. Nonostante siano ancora da mettere in campo risultati sulla sopravvivenza generale, sono molti quelli che, in attesa della presentazione dello studio all'ESMO, parlano già di possibile nuova frontiera e prospettiva nella cura di questo tipo di malattia. Un elemento da tenere presente sono comunque i possibili effetti: si legge che eventi avversi si sono verificati nel 68% dei pazienti nel gruppo trattato con durvalumab e nel 53% nel gruppo con placebo .

IL TUMORE AL POLMONE - Dal punto di vista clinico – si legge sul sito AIRC – si è soliti distinguere due tipologie principali di tumore del polmone che insieme rappresentano oltre il 95% di tutte le neoplasie che colpiscono questi organi: il tumore polmonare a piccole cellule (detto anche microcitoma, 10-15%) e il tumore polmonare non a piccole cellule (il restante 85% circa), entrambi originati dal tessuto epiteliale che riveste le strutture polmonari. Il tumore a piccole cellule prende origine dai bronchi di diametro maggiore, è costituito da cellule di piccole dimensioni e si presenta in genere nei fumatori, mentre è molto raro in chi non ha mai fumato.

La sua prognosi è peggiore rispetto a quella del tumore non a piccole cellule anche perché la malattia si diffonde molto rapidamente anche in altri organi. Il tumore non a piccole cellule – spiega ancora il sito – è a sua volta suddiviso in tre principali tipologie: il carcinoma spinocellulare, l'adenocarcinoma, il carcinoma a grandi cellule che è meno frequente (10-15%) e può comparire in diverse aree del polmone. In genere tende a crescere e a diffondersi piuttosto rapidamente. Nel restante 5% dei casi – spiega ancora il sito AIRC – il tumore non prende origine dall'epitelio, ma da tessuti diversi come, per esempio i tessuti nervoso ed endocrino (in questo caso si parla di carcinoide polmonare di origine neuroendocrina) o linfatico (in questo caso si tratta di linfoma polmonare).

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autore / Stefano Ursi
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