Dove rivedere Lady Oscar, tutta la serie

12 dicembre 2016 ore 11:16, intelligo
“…il buon padre voleva un maschietto ma ahimè sei nata tu, nella culla ti ha messo un fioretto, Lady dal fiocco blu…”
Questa è una storia che nasce in Giappone nel 1972 quando un’autrice di manga, Riyko ikeda, propone al suo editore di pubblicare una storia ambientata alla corte francese e che si ispira alla biografia della sfortunata Maria Antonietta, la regina di Francia che lasciò la testa sotto la lama della ghigliottina.  Inizialmente, la proposta non venne bene accolta dall’editore, ma grazie all’insistenza dell’autrice, alla fine l’operazione si fece, e nacque Lady Oscar.  

82 capitoli che ebbero un successo enorme, raccolti in seguito in nove volumi da 200 pagine l’uno.  In Italia il manga arrivò nel 1983, per poi essere riproposto da Granata Press nel 1993 e da Planet Manga nel 2001, che pubblicò anche Versailles no bara gaiden con il sottotitolo Le storie gotiche. Dal 2008 d/visual iniziò a pubblicare una nuova edizione italiana in sei volumi deluxe con sovracoperta, proponendosi maggiore fedeltà all'originale tanto che fu recuperato il titolo iniziale: Le Rose di Versailles. Ma a rendere famosissima Lady Oscar in Italia non fu tanto il manga, quando l’anime che ne venne tratto, 40 episodi di 23 minuti ciascuno. E pensare che in Giappone la serie televisiva fu un insuccesso clamoroso e solo dopo una riedizione del 1986 trovò un suo pubblico. Da noi, invece, Lady Oscar divenne un mito tra le bambine dell’epoca e poi, con il trascorrere degli anni, anche delle loro figlie, continuando a perpetrare nel tempo il successo di questo personaggio che, unico nel suo genere, ha delle caratteristiche davvero incredibili per l’epoca in cui fu concepito e realizzato. 
A questo punto, per chi avesse avuto la sfortuna di non conoscere Lady Oscar, una breve trama della storia si rende necessaria. “E’ il Natale del 1755 quando nella casa del nobile generale  François Augustin Reynier de Jarjayes nasce la sesta figlia, Oscar François. Una bella bimba bionda, ma il generale, politicamente scorretto, di figlie femmine non ne può  più e agogna un maschio. Decide così di crescere la bimba come se non fosse tale, dandole un’identità e un’educazione tutta al maschile. Piccolo inciso, notare che, nella miglior tradizione maschilista, perfino nella sigla si canta “ma ahimé sei nata tu”. Per tornare alla nostra trama, crescendo, Oscar diventa molto amica della giovane Maria Antonietta, sua coetanea e da poco arrivata a corte sposa del delfino di Francia. Da qui partono una serie di rocambolesche avventure all’interno della storia francese nell’epoca che precede la Rivoluzione. Ma a rendere intrigante il personaggio di Lady Oscar non c’è solo la bellezza, il coraggio e la sua capacità di combattere come un uomo,  quanto una certa ambiguità che si porta dietro e che la censura italiana cercò di smorzare edulcorando molto i dialoghi tradotti dal giapponese.  Oscar, infatti, nonostante l’ immagine maschile che proietta di sé, si innamora degli uomini e, più in particolare del conte svedese Hans Axel von Fersen, che però non la ricambia e ama la regina. Innamorato di Oscar è invece il suo secondo tra le guardie, André Grandier. In compenso, la bella ragazza sempre vestita da uomo, attira le attenzioni di parecchie dame di corte che se ne invaghiscono. Anche la sua amicizia con Maria Antonietta viene molto “chiacchierata” da nemici della regina che ci vedono dietro un amore saffico che però, almeno nell’edizione italiana, si chiarisce bene che non esiste, così come viene fatta sparire una scena di nudo integrale che nei cartoni animati non si era mai vista. Dunque, oltre alle censure, tanti tormenti d’amore nella storia, tutti più o meno inespressi però, se non quando è ormai inevitabilmente troppo tardi. Con certi presupposti, nemmeno a dirlo quanto la trama sia complicata, piena di intrighi e di altri personaggi che riescono solo a renderla, se possibile, ancora più ingarbugliata.  E quanto sia politicamente scorretta per gli anni ’80, quando arriva ad allietare i pomeriggi delle ragazzine italiane. Per farla breve, sia Oscar che André, che dopo lunghe peripezie scopriranno anche loro di amarsi, moriranno durante la presa della Bastiglia, André il 13 luglio, e Oscar il 14 luglio del 1789 per un colpo di baionetta, dopo essere passati però dalla parte del popolo in quello che, da un certo punto di vista, appare come un tradimento.  
Insomma, un anime assolutamente fuori dagli schemi, perfino senza il lieto fine, ed è probabilmente proprio questo il “cocktail” che ha fatto di Lady Oscar un successo incredibile capace di durare anche nel tempo. Ma non solo, c’è un altro dettaglio se così si può definire, che contribuì a rendere Oscar indimenticabile. Si tratta delle due canzoni che accompagnarono l’anime come colonne sonore. All’inizio, alla serie fu associata una sigla proprio dal titolo Lady Oscar, composta ed eseguita dal gruppo di Riccardo Zara, I Cavalieri del Re, specializzato in sigle di cartoni animati, composto dallo stesso Zara, da sua moglie Clara Maria Teresa Serina, dal loro figlio Jonathan Samuel Zara, classe 1975 quindi a l’epoca un bambino, e da Guiomar Serena Serina, sorella minore di Clara. Nel gruppo c’era a volte anche il batterista Walter Scebran, che pure se non presente nei crediti ufficiali, ha suonato in molti dei pezzi del gruppo. Con i Cavalieri del Re, la sigla della serie raggiunse il settimo posto nella hit parade. In più, sempre lo stesso gruppo nel 1982 incise un album monografico dedicato alla serie dal titolo non proprio originalissimo “ La storia di Lady Oscar”.  Poi fu il titolo stesso della serie a cambiare, e allora venne sostituita anche la sigla che divenne Una spada per Lady Oscar. l testo del brano fu scritto da Alessandra Valeri Manera sulle note della musica composta dal maestro Ninni Carucci. Il primo a cantarla fu Enzo Draghi sotto lo pseudonimo Gli amici di Oscar, ma poi il pezzo venne definitivamente affidato a Cristina D’Avena che la cantò per tutti gli anni novanta, trascinandola al successo, sebbene non riuscì ad eguagliare quello dei Cavalieri del Re.       
Dalla storia di Lady Oscar è stato tratto anche un film, una coproduzione franco-giapponese, per la regia di Jacques Demy che ne scrisse anche la sceneggiatura con Patricia Luoisianna Knop.  Per la parte di lady Oscar adulta venne scelta l’attrice Catriona MacColl – inglese specializzata poi in horror italiani - , mentre Oscar bambina fu interpretata da una giovanissima Patsy Kensit.  Inoltre, Lady Oscar è stata portata anche in teatro da un gruppo teatrale femminile giapponese, le Takarazuka Revue, che vanno avanti a repliche dal 1974 e che sino al 2003 hanno totalizzato oltre 3 milioni di spettatori.  E per non farci mancare nulla, nel 2009 è stato rappresentato in Italia Lady Oscar. François – Versailles Rock Drama, un musical in due atti liberamente ispirato alla nostra storia, diretto da Andrea Palotto, che è autore anche dei testi e delle musiche.
Insomma, un successo mica da ridere per un manga…   
                    
autore / intelligo
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