Che fine ha fatto Mary Quant, le sue libertà e stravaganze anni ‘60

12 giugno 2017 ore 17:04, intelligo
Lei si chiama Mary Quant, e di mestiere faceva e fa ancora la stilista. Oggi si tende a definirli “i favolosi anni ‘60” e in effetti furono anni incredibili, che diedero il via a svolte nell’ambito culturale, storico e soprattutto del costume. Inutile negarlo, gli anni ’60 segnarono una rinascita e una rivoluzione allo stesso tempo. Una rinascita verso quello che si sognava di poter diventare e che fino ad allora usi, costumi e tradizioni avevano impedito, e una rivoluzione perché tutto quello che nasceva in quel periodo si dimostrava in rotta di collisione con ciò che l’aveva preceduto. In bene o in male era solo un punto di vista, legatissimo all’appartenenza generazionale.
Per il genere femminile, poi, si trattò davvero di un cambiamento epocale: per la prima volta in migliaia di anni le donne riuscivano ad essere padrone di se stesse, senza limitarsi a rivendicare una libertà che non avevano ma a cui ormai aspiravano da generazioni. Uno dei modi individuati per manifestare quanto tutto stesse evolvendo, fu un drastico cambiamento del costume, dove la donna abbandonava i panni “morigerati” indossati fino ad un attimo prima per calarsi in mise trasgressive, che urlassero al mondo tutta la femminilità fino a quel punto soffocata, nascosta, penalizzata. Una donna in particolare, una giovane inglese, fu in grado di interpretare questa voglia di cambiamento, questa necessità per tante crisalidi di trasformarsi finalmente in farfalle e cominciare a volare. 
Mary Quant nasce a Blackheath l’11 febbraio del 1934, in un sobborgo di Londra, da due professori gallesi della London University che, come tutti i genitori che si rispettino, sognano per la figliola un futuro tranquillo, con marito, figli e, perché no, anche un buon lavoro d’insegnante come il loro. Ma Mary non è dello stesso avviso. Anche se studia al Goldsmiths College, sceglie poi di diventare stilista e per poterlo fare, quando ha appena sedici anni decide di andarsene di casa per immergersi nel rutilante mondo della Londra di quegli anni, vera fucina di novità. 
Conosce Alexander Plunket Greene, appartenente ad una nobile famiglia inglese e nipote di Bertrand Russell – il filosofo di Perché non sono cristiano -  smanioso come la giovanissima Mary di libertà e di stravaganze. I due iniziano una storia hippy: mangiano quando hanno i soldi, dormono dove capitano, si vestono in modo estremamente alternativo, saccheggiando le bancarelle del mercatino delle pulci, e utilizzando quello che trovano, puntando soprattutto sul colore e la fantasia.  Mary mostra una predilezione per gli stivaletti di tutte i tipi e per le gonne che mettano in evidenza le gambe giovani, scattanti e tornite come quelle che ha lei; Alexander si sfoga con i foulard, i cravattini a farfalla, i panciotti stra-colorati, i pantaloni di velluto, le camice con i polsini di pizzo che escono dalle maniche delle giacche. Fanno amicizia con un giovane avvocato che ha lasciato la professione per fare il fotografo, Archie Mc Nair, e quando Alexander raggiunge la maggiore età ed entra in possesso della sua eredità, decidono di comperare una casa.  Grazie anche all’apporto finanziario di Mc Nair, ne trovano una proprio sulla Kings Road, una delle vie più modaiole della città. Nel sottoscala i ragazzi aprono un ristorante, mentre al primo piano Mary apre la sua prima boutique, Bazaar. E’ il 1955. Il successo è immediato per entrambe le iniziative che diventano anche un punto di incontro per tantissimi giovani che la pensano e vivono come loro.  Capelli lunghi per i ragazzi, e gonne corte per le ragazze è la “nuova religione” e, da subito, Mary si dimostra la sacerdotessa del credo emergente.  Lei, rispetto agli altri stilisti, ha il netto vantaggio di essere contemporanea alla sua clientela, e non di appartenere a generazioni precedenti che poco capiscono di quello tsunami.  Inoltre, un’altra cosa è chiara a Mary: perché la nuova moda sia adottata dai giovani, deve essere accessibile per loro, e questo vuol dire sì buoni materiali ma soprattutto costi contenuti.  
Così, Mary partorisce l’idea della minigonna: costo contenuto perché richiede meno stoffa e grande praticità. Non a caso e in proposito, Mary ha detto che la prima idea sulla minigonna le venne in mente immaginando una donna che doveva rincorrere facilmente un autobus…
Intanto, mentre è al massimo del suo sforzo lavorativo, Mary si rende conto che Alexander Plunkett-Greene è l’uomo della sua vita oltre che il suo socio in affari. I due si sposano nel 1957 e dalle nozze nascerà il loro unico figlio, Orlando. Mary e Alexander resteranno sposati fino al 1990, anno in cui Alexander verrà a mancare.  Nello stesso periodo del matrimonio, Mary lancia nel suo negozio l’era “mod” e il “Chelsea look”. I suoi prodotti più venduti sono i colletti bianchi di plastica che servono ad illuminare abiti neri o le T-shirt e i leggings neri elasticizzati.  Poi Mary lancia gli stivali al ginocchio di plastica bianchi e maglioni a costa sottile, disegnati con grandi righe e quadrati coloratissimi. Un look tutto londinese, che avrebbe però invaso il mondo.
A quel punto, Mary Quant non è già più una ragazzetta sconosciuta che tenta di farsi strada nel mondo della moda, ma un vero e proprio guru a cui tutti quelli che devono apparire si ispirano. Così ecco che dopo il primo Bazaar di Chelsea, ne viene aperto un altro, a Knightsbridge. E’ il 1961, e Mary è nella moda solo da sei anni. Altri due anni ed esporta anche negli Stati Uniti fondando nel 1963 il "Ginger Group" che lancerà una linea di cosmetici nel 1966 e una collezione di calzature nel 1967. 
Nasce poi il marchio Mary Quant destinato ad interpretare la donna a tutto tondo, dagli stivali di cui abbiamo già detto, agli impermeabili di plastica sia colorati che trasparenti, alle gonne sempre più corte che diventano per tutti “mini”, fino all’acconciatura dei capelli, quel caschetto tagliato simmetrico, quasi si fosse usata una “tazza” per prendere le misure. Ed è a questo punto che per Mary arriva la prima onorificenza: Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico con la motivazione: “Per il suo straordinario contributo al settore della moda”. E’ il 1966. Nel 1914, poi, Mary diverrà anche  Dama Comandante dell’Ordine dell’Impero Britannico, con la motivazione “per i servi alla moda britannica”. 
Il motto di questa stilista eccezionale è solo uno, e spiega il suo successo: “Le vere creatrici della mini sono le ragazze, le stesse che si vedono per la strada”. 


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