Che fine ha fatto Barbra Streisand?

13 marzo 2017 ore 10:20, intelligo
“Credo che, inconsciamente, tendo a rendermi antipatica al pubblico per alienarmene le simpatie e doverlo conquistare con rinnovata bravura!”
Superare se stessi non è mai facile: a certi livelli risulta quasi impossibile. Eppure “l’impossibile” sembra essere stato il traguardo che Barbra Streisand si è sempre imposta nella sua vita di cantante, attrice, regista, compositrice e
Che fine ha fatto Barbra Streisand?
produttrice riuscendo, incredibilmente, a raggiungerlo ogni volta, per la sua soddisfazione e il piacere dei milioni di fan che vanta in tutto il mondo, lei, unica cantante donna arrivata alla top ten della Recording Industry Association of America con i suoi 145 milioni di dischi venduti in tutto il mondo di cui 72,5 milioni solo negli Stati Uniti. Lei, unica a scalare la top ten al di fuori del genere rock’n roll. Lei, che certo non bella è riuscita a diventare un sex symbol, capace di strappare la scena a un bellissimo come Redford e a tanti altri mostri sacri di Hollywood. Lei, unica artista al mondo ad aver vinto due Premi Oscar, dieci Grammy Awards, tra cui il Grammy Lifetime Achievement Award e un Grammy Legend Award, sei Premi Emmy Awards, due David di Donatello (come migliore attrice straniera), un Tony Award speciale, un premio American Film Institute, un premio Kennedy Center Honors e undici Golden Globe. Naturalmente, ha anche la sua stella nella Hollywood Walk of Fame, al 6925 di Hollywood Boulevard e il 24 novembre del 2015 è stata insignita della Medaglia Presidenziale della Libertà.
Barbara Joan "Barbra" Streisand, discende da parte di padre da ebrei emigrati in America dalla Galizia e, da parte di madre, da ebrei emigrati dalla Russia. Nasce a Brooklyn, quartiere di New York, nel 1942. Suo padre è uno stimato professore di lettere e filosofia in un liceo che muore a 36 anni quando Barbra ha solo 15 mesi. A surrogare la figura paterna sarà il nuovo marito della madre con cui però Barbra avrà un rapporto abbastanza conflittuale.  Ma nemmeno con sua madre le cose saranno semplici. Fin da bambina, Barbra sogna il mondo dello spettacolo e trascorre ore e ore nella sua cameretta a imitare cantanti e attrici famose. Questo non piace a Diana Rosen, sua madre, che non vede nella figlia piuttosto bruttina doti adatte per sfondare nello star system. Barbra, saprà contraddirla. 
Comincia da subito. A 18 anni, nel 1960, si esibisce in un bar gay del Greenwich Village a Manhattan e viene immediatamente notata per quel talento purissimo che reca con sé, non solo la voce dal timbro magico, potente e suadente allo stesso tempo, ma anche per la capacità interpretativa che fa divenire ogni brano, anche il meno bello, una sorta di poesia. Per i suoi 20 anni il regalo glielo fa la Columbia Records che le permette di pubblicare il suo primo album, The Barbra Streisand Album, che l’anno successivo vince 2 Grammy Award.  E il successo continua anzi, aumenta a dismisura tanto che di lì a poco Barbra si ritroverà nella top ten con ben tre album, incredibile se si considera anche che quelli sono gli anni  dei Beatles e che in classifica di solito ci entrano solo pezzi o album rock.   Barbra invece fa tutt’altro tipo di musica, a volte presentando anche brani difficili, poco orecchiabili che cantati da lei diventano inevitabilmente successi internazionali. 
Ma non basta ancora,  da artista completa qual è, Barbra trova immediatamente sbocco professionale anche in teatro, dove nel 1962 è miss Marmelstein in I Can Get It for You Wholesale di Harold Rome con Lillian Roth, Marilyn Cooper, Sheree North ed Elliott Gould e nel 1964 è una meraviglio interprete, stella assoluta nel musical Funny Girl, liberamente ispirato alla vita delle celebre "commedienne" Fanny Brice, di Bob Merrill e Jule Styne, un lavoro che farà epoca, e verrà replicato in tutto il mondo. In più, col suo primo successo teatrale per Barbra arriva anche l’amore, quello con Eliott Gould, altro quotato interprete, noto in Italia soprattutto per film d’azione come ad esempio Capricorn One, famosa pellicola fine anni ’70.  I due si sposano nel 1963 e nel 1966 nasce il loro unico figlio Jason. Il matrimonio dura fino al 1971 quando si conclude con un divorzio anche se i due ex sposi rimarranno sempre in buoni rapporti e si stringeranno intorno al figlio Jason quando il ragazzo, ancora adolescente, chiederà di poter cambiare sesso perché non a suo agio nell’identità genetica che l’ha contraddistinto alla nascita. 
Democratica convinta, e paladina dei diritti umani, Barbra si imbarcherà in una vera e propria crociata a favore dei gay, dei trasgender e contro l’omofobia e nel 2006 verserà 11.750mila dollari alla Streisand Foundation, associazione a favore dei diritti ambientali e civili da lei stessa fondata. Intanto, proseguirà con la sua splendida carriera, costellata di successi di tutti i tipi, anche cinematografici dimostrando, di volta in volta, sia grandi capacità drammatiche che una incredibile vena comica.  Non è bella, Barbra, con un naso fin troppo pronunciato, e la bocca troppo grande. La sua dote migliore sono gli occhi, chiari ed espressivi. Nell’insieme, però, l’artista emana quel fascino senza spiegazioni che si possiede e basta, senza sé e senza ma. Sarà l’intelligenza che brilla nelle iridi chiare, il sorrisetto ironico, l’espressione malinconica di certi momenti. Sarà quel che sarà ma Barbra miete conquiste maschili, e per molti diventa un vero e proprio sex symbol.
Dal 1963 a 2016, Barbra Streisand pubblica oltre 34 album, ognuno dei quali è un successo. Recita in una serie di pellicole tutte, a parte forse un paio di eccezioni, di grandissimo livello come  Funny Girl, regia di William Wyler (1968);  Hello, Dolly!, regia di Gene Kelly (1969); L'amica delle 5 ½, regia di Vincente Minnelli (1970); Il gufo e la gattina, regia di Herbert Ross (1970); Ma papà ti manda sola?, regia di Peter Bogdanovich (1972); Voglio la libertà, regia di Irvin Kershner (1972); Come eravamo,  regia di Sydney Pollack (1973); Ma chi te l'ha fatto fare?, regia di Peter Yates (1974); Funny Lady, regia di Herbert Ross (1975); È nata una stella,, regia di Frank Pierson (1976); Ma che sei tutta matta?, regia di Howard Zieff (1979); Tutta una notte, regia di Jean-Claude Tramont (1981); Yentl, regia di Barbra Streisand (1983); Pazza, regia di Martin Ritt (1987); Il principe delle maree , regia di Barbra Streisand (1991); L'amore ha due facce regia di Barbra Streisand (1996); Mi presenti i tuoi? regia di Jay Roach (2004); Vi presento i nostri, regia di Paul Weitz (2010); Parto con mamma, regia di Anne Fletcher (2012); Modern Family - 1 episodio (2016).
In una carriera così perfetta, però, c’è anche qualche angolino buio, ad esempio nel 1971 Barbra rifiutò il ruolo di Bree Daniels in Una squillo per l'ispettore Klute, che fece guadagnare un Oscar a Jane Fonda. L’anno successivo, nel 1972, rinunciò al ruolo di Sally Bowles in Cabaret, lasciando che la parte andasse a Liza Minnelli, seconda scelta, che per la sua performance si è aggiudicata un Academy Award. In compenso, nel 1978 avrebbe accettato volentieri il ruolo di Sandy Olsson in Grease, e venne presa a lungo in considerazione finché Olivia Newton-John non le soffiò la parte. 
Nel 1998, nella sua villa di Malibù, davanti all’oceano, con la piscina completamente ricoperta da ninfee, Barbra Streisand ha sposato il fascinoso divo James Brolin. La cerimonia, molto esclusiva, è stata aperta solo a una cinquantina di celebrità. Prima del sì, però, lo sposo è stato chiamato a firmare un ferreo accordo prematrimoniale che terrà al sicuro il patrimonio dell’attrice – valutato alcune centinaia di milioni di dollari – da un eventuale divorzio.  Divorzio possibile di cui si è parlato nel 2014, prontamente smentito dalla diva che, nell’occasione, ha detto: “Non ci faccio nemmeno caso. Nessuno mi mostra mai questi giornali, e non vado molto spesso al supermercato, anche se mi piace fare la spesa. Una volta però dovevo comprare del gelato, dunque sono andata al supermarket con mio marito e ci tenevamo per mano. Qualcuno ci ha chiesto: “Oh, siete tornati insieme?”. Io mi sono stupita e ho risposto: “Perché, quando mai ci siamo separati?”. La gente legge per davvero queste cose assurde. Il danno è fatto, vanno al supermercato e leggono questa sciocchezze, ma è assurdo. Io e James stiamo insieme da 18 anni, e contiamo di restare così ancora a lungo…”   E noi non possiamo che farle i nostri migliori auguri, nell’attesa che ci regali qualche altro suo splendido lavoro. 

 di Anna Paratore

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