Che fine ha fatto Orietta Berti? Tutto sulla cantante

02 ottobre 2017 ore 10:54, intelligo
Orietta Berti, soprannominata da Silvio Gigli la "capinera dell'Emilia" ma meglio nota come l’Usignolo di Cavriago,  insieme a Mina, la tigre di Cremona, Iva Zanicchi, l’aquila di Ligonchio, Milva la pantera di Goro , Nada: il pulcino di Gabbro, Alice, la cerbiatta di Forlì, Patty Pravo, la civetta di Venezia e Marisa Sannia: la gazzella di Cagliari, appartiene a quel “raffinato bestiario” di cantanti italiane che più o meno dall’inizio degli anni ’60 fino in alcuni casi anche ai giorni nostri, contribuirono a rendere la musica leggera italiana una delle più note e apprezzate al mondo. 
Di suo Orietta può vantarsi di aver venduto ben 15 milioni di dischi, collezionando quattro dischi d’oro, uno di platino e due d’argento, quando ancora questi ultimi erano riconoscimenti importanti, e un disco d’oro voleva dire un milione di dischi venduti di un singolo brano. 
Che fine ha fatto Orietta Berti? Tutto sulla cantante
Orietta Berti, nome d'arte di Orietta Galimberti, nasce a Cavriago, provincia di Reggio Emilia, il1º giugno 1943 di martedì, sotto il segno dei Gemelli e, come tutti quelli nati nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, scopre suo malgrado la miseria che il terribile conflitto porta con sé. Passata la guerra, però, Orietta si può dedicare alla cosa che le piaci di più, il canto, grazie anche all’appoggio e allo sprone di suo padre che sogna per la figlia un futuro nella lirica. Così lei inizia a studiare ma, pur avendo una voce squillante e intonata, non è certo adatta all’opera, e finisce per indirizzarsi verso la musica leggera. Nel 1961 partecipa alla sua prima manifestazione canora ufficiale, il concorso Voci Nuove Disco d'Oro a Reggio Emilia, con la canzone Il cielo in una stanza di Gino Paoli, qualificandosi per la finale che si tiene il 15 aprile al Tarantola Club: arriva sesta dietro a Paola Neri ,prima, e Iva Zanicchi , seconda, mentre dietro di lei si posiziona Gianni Morandi al nono posto. A seguito di ciò, viene scritturata iniziando così  l'attività discografica nel 1962, e incidendo i suoi primi 45 giri che però si perdono nel dimenticatoio. E’ poi la volta di un contratto con la Polydor, del 1964, che le fa incidere Perdendoti (cover del brano Losing you di Brenda Lee) e le canzoni di Suor Sorriso, tra le quali spicca Dominique.

Viso pulito da “ragazza della porta accanto”, atteggiamento serio e rispettoso, voce dolce e intonata, non passa molto che Orietta venga notata dal grande pubblico e il successo si fa largo con Tu sei quello che vince Un disco per l'estate 1965 e la Mostra Internazionale di Musica Leggera, poi la cantante vince anche il Festival delle Rose 1965 con la canzone Voglio dirti grazie. Nel 1966 partecipa per la prima volta al Festival di Sanremo con Io ti darò di più, scritta da Testa e Remigi.  Ormai lanciatissima, Orietta partecipa e vince anche il Festival di Lugano con Ritorna il sole,  e riappare a Sanremo nel 1967 con Io, tu e le rose.  Quell’edizione del festival di Sanremo, come molti ricorderanno, è macchiata dal suicidio del cantautore Luigi Tenco che, nel biglietto d’addio ritrovato nella sua stanza, scrive:  “In un mondo dove va in finale Io tu e le rose non c’è posto per me”, una mazzata incredibile per l’incolpevole Orietta, che ancora oggi ricorda così quell’episodio: “Io, e non solo io, penso che quel biglietto Tenco non l’abbia mai scritto. E che gliel’abbia scritto qualcuno, dopo. Una cattiveria contro di me. È impossibile sia stato lui. Eravamo in buoni rapporti, avevamo mangiato vicini quel pomeriggio. Ha sentito le mie prove, mi apprezzava... Ecco, io spero che prima di morire quel signore che ha scritto quel biglietto falso si faccia avanti e lo dica. Perché a me, quel biglietto, mi ha rovinato la vita”.     

In ogni caso, la carriera di Orietta Berti non si arresta. Giudicata “datata” dai giovani dell’epoca, piace però ai loro genitori, e continua a mietere successi. Registra il suo terzo album a Parigi, con l'orchestra di Sauro Sili, partecipa al Festival delle Rose del ’67, con Non illuderti mai conquista il secondo posto a Un disco per l’estate 1968, lo stesso anno partecipa a Canzonissima e pubblica il quarto album.  Nel 1969 partecipa ancora al Festival di Sanremo con Quando l'amore diventa poesia, di Mogol e Soffici, e interpreta L'altalena, presentata a Un disco per l'estate. Infine, nel 1970 arriva  la sua canzone più conosciuta (classificatasi al terzo posto a Un disco per l'estate 1970), Fin che la barca va, una marcetta senza pretese che resta comunque in mente alla gente tanto da trasformarsi nel più classico dei “tormentoni”. 

MATRIMONIO 
Sul finire degli anni 60, precisamente nel 1967, anche nel privato di Orietta avviene qualcosa di nuovo e importantissimo: il matrimonio con Osvaldo Paterlini, senza dubbio l’uomo della sua vita. Dall’unione nasceranno Omar, il 3 agosto del 1975 e Otis, il 18 febbraio del 1980. Da notare l’uso dell’iniziale O in tutti i nomi di famiglia, una sorta di mania che Orietta stessa spiega così a una giornalista che gliene chiede conto: “L’ho ereditata: mia madre si chiamava Olga, mio nonno Oreste, mio zio Oliviero, mia suocera si chiama Odilla e mio marito Osvaldo. Dei nostri figli il piccolo si chiama Otis in onore di Otis Redding e quello grande Omar in onore di Omar Sharif, che ho conosciuto al Lido di Venezia a un torneo di bridge e fu così gentile e poi ha due occhi che sembrano due tizzoni ardenti...”. E poi anche Orietta, nome che sua madre copiò da un romanzo di Liala letto in gravidanza» (Laura Laurenzi).

ANNI 80
Con l’avvento degli anni ’80 prima e dei ’90 poi, la carriera di Orietta in Italia va scemando. Lei trova ancora i suoi spazi, ma non è più il periodo dei successi travolgenti e delle acclamazioni festivaliere. In compenso, lavora molto in televisione, prima in programmi che rieditano canzonette famose nella storia nazionale, e poi anche come opinionista, grazie anche a trasmissioni come Quelli che il calcio, dove dal 1997 al 2001 è ospite fissa di Fabio Fazio, quasi sempre inviata sugli spalti. In compenso, Orietta ottiene ancora un grande successo come cantante nelle sue torunée in tutto il mondo, dagli Stati Uniti al Giappone e viene richiesta da Maurizio Costanzo per partecipare in qualità di ospite fissa all'edizione 2001-2002 della trasmissione televisiva Buona Domenica su Canale 5. La collaborazione con Maurizio Costanzo, all'interno del cast fisso di Buona Domenica, prosegue di anno in anno fino alla stagione televisiva 2005/2006; qui Orietta in qualità di ospite-cantante interpreta brani di successo sia italiani che stranieri (Wikipedia).  Poi, l’11 ottobre 2010, Orietta riceve il Premio Speciale Mia Martini alla carriera per i suoi 45 anni di attività, e coglie l’occasione per pubblicare la tripla raccolta Nonostante tutto... 45 anni di musica.

OGGI 
Ancora adesso, non è raro trovare Orietta Berti ospite in qualche programma molto seguito, soprattutto salotti dove lei partecipa volentieri a discussioni sulla musica ma anche sul sociale. In proposito, la cantante ha raccontato di aver vinto un ricorso in Cassazione, dopo 20 anni di battaglie, contro l'Agenzia delle Entrate  ottenendo il rimborso dei contributi Irap versati dal 1998 ad oggi. Malgrado i primi due gradi di giudizio le fossero stati negativi, ma convinta di essere dalla parte della ragione,  assistita dall’avvocato Alberto Gambetti, l’artista è riuscita a dimostrare alla Suprema Corte che intorno a lei non ruotava alcuna azienda, ma solo collaboratori occasionali, assunti all’occorrenza. Motivo per cui non avrebbe mai dovuto pagare l’imposta regionale sulle attività produttive.   Ancora oggi, Orietta ama cantare e non fa mistero che la musica sia ancora la sua vita. A chi le ha chiesto se dopo tanti anni di carriera tra le nuove leve intravede una sua erede, ha risposto: “No, deve ancora nascere. Ma questo discorso non vale solo per me. Vale anche per Ornella Vanoni, per Milva, per Patty Pravo, per la Oxa e per Mina. Oggi cantano tutte uguali e questo non vuol dire che cantino male, sia ben chiaro. Ma quando le senti in radio sembrano tutte la copia di Adele. Una volta andava di moda la Houston, ora che non c’è più, emulano Adele”.

di Anna Paratore

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