La rivoluzione modello Fedeli: "Obbligo scolastico fino a 18 anni"

22 agosto 2017 ore 18:55, Americo Mascarucci
"Io sono per portare l'obbligo scolastico a 18 anni". E' quanto dichiarato dal Ministro dell'Istruzione Valeria Fedeli ospite al meeting di Rimini di Comunione e Liberazione. Il ministro ha illustrato così il suo pensiero: "Il percorso educativo e formativo ha bisogno di avere una più larga partecipazione possibile, almeno fino alla maggiore età - ha spiegato Fedeli - Il sapere e le nuove competenze sono un elemento fondamentale. Un'economia come la nostra, che vuole davvero puntare su crescita e benessere, deve puntare sulla società della conoscenza, così come peraltro ci viene dall'ultima Agenda Onu 2030, sottoscritta anche dall'Italia. So che questo non si realizza in due giorni, ma la visione e l'attuazione è importante".
La rivoluzione modello Fedeli: 'Obbligo scolastico fino a 18 anni'

L'OBBLIGO SCOLASTICO
L'obbligo scolastico è una misura introdotta in molti Paesi del mondo, al fine di garantire una scolarizzazione di massa. È inteso come obbligo di frequenza, non compatibile col lavoro minorile, e come obbligo di conseguire un titolo di studio. Gli oneri della scuola dell'obbligo sono totalmente o prevalentemente a carico dello Stato.
Talora l'obbligo scolastico è associato a un'iscrizione gratuita agli istituti e a un sostegno economico per i ceti meno abbienti.
Per la scuola dell'obbligo, il sostegno è in molti paesi basato esclusivamente sul reddito, non su criteri meritocratici, secondo il principio per il quale un'istruzione di base è un diritto fondamentale del cittadino.
Dagli anni settanta del XX secolo, l'obbligo scolastico in Italia valeva fino al conseguimento della licenza di scuola media inferiore e, in ogni caso, fino a 14 anni di età (il vincolo era quindi di tipo anagrafico). Lavori a qualunque titolo e tipologia contrattuale per persone di età inferiore ai 14 anni erano dunque una forma di lavoro minorile, che costituiva reato.
Attualmente in Italia si distingue tra obbligo scolastico e diritto dovere all'istruzione/formazione o obbligo formativo. Il primo richiede la permanenza nel sistema di istruzione per dieci anni, indipendentemente dagli esiti e che dunque non termina a sedici anni, ma dieci anni dopo aver iniziato (indipendentemente dalle promozioni conseguite), il secondo, invece, non è un traguardo temporale ma richiede il raggiungimento di una qualifica pari almeno al II livello EQF. 
L'obbligo formativo è stato introdotto dal ministro Luigi Berlinguer insieme all'innalzamento da 8 a 10 anni dell'obbligo scolastico. Tale innalzamento si sarebbe dovuto compiere nell'arco di alcuni anni, infatti inizialmente l'obbligo veniva prolungato solo fino ai 9 anni. La legge De Mauro-Berlinguer prevedeva anche un riordino dei cicli che avrebbe portato una unificazione tra scuola elementare e scuola media accorciando la durata di tale percorso di un anno.
In tal modo l'obbligo scolastico di 10 anni avrebbe messo gli studenti nella condizione di frequentare 3 anni di scuola superiore ottenendo una qualifica.
All'interno di tale quadro venne progettato il "NOF", nuovo obbligo formativo, che prevede il diritto dovere di permanere nei vari canali della formazione-istruzione fino al conseguimento di una qualifica di II livello EQF.
Con la riforma Moratti l'innalzamento dell'obbligo scolastico venne annullato, mentre venne mantenuto l'obbligo formativo. Tale obbligo prevedeva che gli studenti, dopo il conseguimento del diploma di scuola secondaria inferiore, si iscrivessero o alle scuole secondarie superiori o a un corso di formazione o che mettessero in atto forme di alternanza tra formazione e lavoro (apprendistato).
Con il passaggio del ministero a Giuseppe Fioroni, attraverso l'art. 1 comma 622 della 27 dicembre 2006 n. 296 (legge finanziaria per l'anno 2007), l'obbligo scolastico è stato nuovamente innalzato a 10 anni e, in ogni caso, fino al sedicesimo anno di età. Di conseguenza l'età per l'accesso al lavoro è stata elevata a 16 anni.
Meno di due anni dopo il governo Berlusconi IV, modificando la legge 296/2006, contemplò la possibilità che l'obbligo scolastico, nel rispetto degli obiettivi di apprendimento generali e specifici, fosse assolvibile anche attraverso percorsi di istruzione o formazione professionale. La maggioranza presentò un disegno di legge nuovamente dedito all'introduzione dei giovani nel mondo del lavoro. Questi avrebbero potuto infatti trascorrere l'ultimo anno di obbligo di istruzione (ovvero, di norma, il sedicesimo anno di età) in aziende del territorio, tramite contratti di apprendistato. Quest'ultimo disegno si scontrò con grandi critiche da parte di vari sindacati, del Partito Democratico e dell'Italia dei Valori e nonostante un lunghissimo iter parlamentare non venne approvato.
Con la nuova riforma Gelmini del 2010 si fece un tentativo di riduzione dell'obbligo scolastico che, tuttavia, non andò in porto.

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