Gli airbags non salvano la Takata dal fallimento: bancarotta per 8,3mld

26 giugno 2017 ore 13:52, Luca Lippi
Il produttore giapponese di Airbag Takata ha richiesto formalmente la procedura di fallimento al tribunale di Tokyo e negli Stati Uniti. Arriva all’epilogo uno dei maggiori scandali della storia automobilistica, in sostanza il numero sempre crescente di indennizzi a livello globale, hanno provocato una perdita netta di oltre 700 milioni di dollari. I debiti totali accumulati dall’azienda hanno raggiunto l’equivalente di 8,03 miliardi di euro, che includono i costi sostenuti dai produttori di auto per gli airbags difettosi. Si tratta della maggiore insolvenza mai registrata da una società nipponica.
Takata fino all’ultimo ha tentato di evitare l’onta del fallimento, ma le spese sostenute dalle officine autorizzate che nel frattempo hanno ssotenuto e anticipiato i costo dei richiami in officina per il difetto di fabbricazione del dispositivo, hanno raggiunto un tetto non più sostenibile dall’azienda nipponica. Per questo motivo la necessità di ricorrere alle procedure fallimentari e le scuse formali ai creditori.
Gli airbags non salvano la Takata dal fallimento: bancarotta per 8,3mld
La società è nata e fondata da Takezo Takada nel 1933, controllata dalla famiglia del fondatore è diventata, negli ultimi decenni, uno dei principali produttori mondiali di componentistica per la sicurezza. Nel 2013 erano iniziati richiami dovuti al malfunzionamento dei dispositivi che hanno provocato l’aumento dei costi dei risarcimenti. 
La situazione è cominciata a diventare critica nel 2014, a causa di diversi incidenti avvenuti negli Stati Uniti dove è stata certificata la connessione col malfunzionamento dell’ airbag. In pratica l’esplosione di alcuni airbag in condizioni estreme hanno provocato la morte di sei persone: alcuni degli airbag di Takata disponevano di meccanismi di gonfiaggio difettosi che espandendosi con troppa forza rilasciavano schegge di metallo. 
Nel maggio 2015 la National Highway Traffic Safety Administration raddoppiò l’ordine di richiamo a ben 33,8 milioni di vetture. In totale, oltre 50 milioni di auto sono state richiamate a livello globale da diverse compagnie automobilistiche per il problema degli airbag, al quale sono collegati 16 incidenti mortali; circa 100 milioni gli airbag da sostituire. Solo a fine 2015 Takata annunciò che non avrebbe più prodotto airbag con tecnologia basata sul nitrato di ammonio. Nel gennaio di quest’anno Takata raggiunse un settlement da un miliardo di dollari solo negli USA.
Travolta dallo scandalo degli airbag difettosi, l'azienda giapponese ha dichiarato bancarotta sia nel proprio Paese che negli Stati Uniti, e ha trovato un accordo per la cessione dei propri assets alla rivale americana Key Safety Systems, oggi parte del gruppo cinese Ningbo Joyson Electric Corp., per 175 miliardi di yen (1,59 miliardi di dollari). 
L’acquisto sarà formalizzato all'inizio del 2018 per una cifra di circa 1,59 miliardi di dollari, pari a quasi 946 milioni di euro, ma non includerà tutte le attività dell'azienda e in particolare alcuni dei settori coinvolti nei richiami. È prevista l'apertura di un nuovo centro di controllo a Tokyo, mentre non sarebbero in pericolo i posti di lavoro.

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