Starbucks "apre i bar" contro Trump: "Assumeremo 10ml rifugiati in 5 anni"

30 gennaio 2017 ore 10:43, intelligo
Dopo i colossi dell'hi-tech anche quelli della ristorazione dicono no ai #muri di #Trump. 
E' solo l'ultimo in ordine di arrivo #Starbucks che contro la decisione del presidente Usa di chiudere le frontiere all'#immigrazione dai Paesi #musulmani Iraq, Iran, Yemen, Libia, Sudan, Somalia e Siria, ha deciso di assumere 10.000 rifugiati in tutto il mondo nei prossimi cinque anni. Il decreto anti-immigrazione non è piaciuto al fondatore della catena statunitense di caffetterie Howard Schultz, che ha deciso di prendere carta e penna (si fa per dire) per scrivere ai dipendenti le sue preoccupazioni: "Vi scrivo oggi con grande preoccupazione, il cuore pesante e una ferma promessa, noi non rimarremo a guardare, non rimarremo in silenzio mentre l'incertezza sulle iniziative della nuova amministrazione cresce ogni giorno che passa".
Starbucks 'apre i bar' contro Trump: 'Assumeremo 10ml rifugiati in 5 anni'
Schultz parte da un concetto semplice, Starbucks ha una storia e quella storia poggia su giovani speranze, spesso anche immigrate: "Ci sono più di 65 milioni di cittadini del mondo riconosciuti come rifugiati dalle Nazioni Unite e noi stiamo definendo piani per assumerne 10.000 nei prossimi cinque anni nei 75 Paesi del mondo dove è presente Starbucks. E inizieremo qui negli Stati Uniti concentrandoci inizialmente su questi individui che hanno servito le truppe Usa come interpreti e personale di supporto nei diversi Paesi dove il nostro esercito ha chiesto sostegno".
Il fondatore di Starbucks insomma insieme a Mark Zuckenberg è il nuovo nemico dell'era Trump. Entrambi si mostrano contrari anche alla costruzione del muro con il Messico, e per Starbucks la questione è anche economica: ci sono in territorio messicano 600 caffetterie e 7.000 dipendenti.

La strategia del CEO della catena di bar ora è iniziata e nella dichiarazione di "guerra" a Trump c'è anche il piano di azione: "Inizieremo qui, negli Stati Uniti, concentrandoci inizialmente su questi individui che hanno servito le truppe Usa come interpreti e personale di supporto nei diversi Paesi dove il nostro esercito ha chiesto sostegno". 
Per Schultz, insomma, è questione di bar e di ponti. 
autore / intelligo
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