La password della settimana: Stachanov... isti

31 luglio 2017 ore 11:22, Paolo Pivetti
Secondo le opinioni più diffuse tra gli psicologi, uno dei peggiori nemici delle vacanze è lo stacanovista. È colui cioè che non può fare a meno del lavoro, che vi rinuncia solo perché costretto, spesso per motivi famigliari, ad uniformarsi a questo insopportabile rito: la vacanza, per lui un vuoto esistenziale. Ed egli conferma col suo stato d’animo l’etimologia della parola in questione: vacanza dal latino vacare, collegato con l’aggettivo vacuus, vuoto. Tempo vuoto cioè d’impegni e di fatiche. Ma un vuoto che per lo stacanovista, anziché sollievo e rigenerazione porta una penosa angoscia.
Qui sorge una legittima domanda, mossa da altrettanto legittima curiosità sull’origine della curiosa parola: perché lo stacanovista si chiama stacanovista? Dobbiamo tutto al compagno Aleksej Grigor’evic Stachanov. Ecco la storia.
La password della settimana: Stachanov... isti
Aleksej fu un minatore sovietico (1906 - 1977) che a Irmino, nel bacino del Don, nella notte dal 30 al 31 agosto 1935 riuscì a stabilire un primato strabiliante: in 345 minuti (cioè cinque ore e tre quarti) riuscì ad estrarre ben 102 tonnellate di carbone, 14 volte di più della quantità prescritta per ogni turno di lavoro. Ma, stando alle fonti dell’epoca, cioè agli organi d’informazione dell’Unione Sovietica, Stachanov non si fermò qui. Il 19 settembre dello stesso anno batté il suo stesso primato portando a 227 le tonnellate di carbone estratto. Verità? Propaganda?
Non è molto importante stabilire se le quantità di carbone estratto dall’infaticabile Stachanov siano state lievemente o pesantemente gonfiate. Resta il fatto che egli entrò nella leggenda e il modello Stachanov diede luogo allo stacanovismo: un movimento di emulazione con lo scopo di ottenere dai lavoratori il massimo rendimento di produzione, e ancora di più. Gli stacanovisti non solo spingevano al massimo ogni loro sforzo e impegno, ma ricorrevano anche a tutti quegli accorgimenti pratici e tecnici che erano loro suggeriti dall’esperienza e dalla loro geniale inventiva. Ed è chiaro che i colleghi, anche se un po’ meno convinti, non potevano semplicemente star lì a guardare. Premi e trofei venivano assegnati al lavoratore che superava un determinato piano di produzione, la stampa gratificava il primatista che naturalmente si sforzava di conservare il suo primato più a lungo possibile.

Oggi, in tutt’altro mondo, passati dalla schiavitù della miniera a quella del computer, lo stacanovismo è bellamente sopravvissuto, diventando addirittura una nevrosi invincibile. È una situazione a volte allarmante: lo stacanovismo si frappone fra noi e la nostra stessa libertà. Approfittiamo delle vacanze: per un momento dimentichiamo Stachanov.

autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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