Non solo carne, anche riso e mais inquinano: danni al clima per Oxfam

01 luglio 2016 ore 12:09, Micaela Del Monte
Sembra un paradosso ma l'industria alimentare causa circa il 25% delle emissioni globali di gas serra contribuendo più di tutta l’Unione Europea o di qualsiasi altro Paese (eccezion fatta per Stati Uniti e Cina) al riscaldamento globale e ai cambiamenti climatici.

Non solo carne, anche riso e mais inquinano: danni al clima per Oxfam
La produzione di riso, soia, mais, grano e olio di palma, secondo un nuovo report diffuso martedì, generi complessivamente più emissioni di gas serra di qualsiasi paese al mondo, ad eccezione di Cina e USA. Con questo trend impossibile centrare gli obiettivi chiave nell’accordo di Parigi. La produzione di queste cinque derrate, infatti, ogni anno inquina come 1.170 centrali a carbone. Un impatto ecologico che ha riflessi economici diretti: nel corso degli ultimi 30 anni il cambiamento climatico ha infatti causato un calo della produzione agricola mondiale compreso tra l'1% e il 5%, mentre gli eventi meteorologici estremi hanno contribuito alla volatilità dei prezzi delle materie prime alimentari sui mercati internazionali.

A rischio infatti c’è prima di tutto il raggiungimento degli obiettivi chiave definiti nell’accordo di Parigi del dicembre scorso, ossia l’azzeramento delle emissioni entro la metà del secolo e il contenimento dell’aumento delle temperature entro 1,5 °C. Due obiettivi che senza una immediata inversione di rotta sarà impossibile centrare.

Il rapporto individua infatti nelle emissioni provenienti dalla produzione agricola intensiva, una delle cause principali del cambiamento climatico. Basti pensare al metano prodotto dalle risaie allagate o al protossido di azoto derivante dall’utilizzo dei fertilizzanti. Se sommate, infatti, questo genere di emissioni sono dannose per l’ambiente quanto quelle prodotte dalla deforestazione per scopi agricoli, che giustamente è stata al centro delle politiche di lotta al cambiamento climatico degli ultimi anni.

“L’accordo di Parigi è stato un primo importante passo avanti, ma non riusciremo a raggiungerne gli obiettivi senza un ulteriore sforzo e un’azione urgente. – ha affermato Elisa Bacciotti, direttrice delle Campagne di Oxfam Italia, - Le grandi aziende riunite a Londra oggi e domani devono dar prova che Parigi è stato davvero un trampolino di lancio verso tagli più consistenti alle emissioni e devono assicurare un maggiore sostegno agli agricoltori di piccola scala nella lotta agli effetti del cambiamento climatico. Il settore alimentare è il primo ad essere chiamato in causa e dovrebbe davvero aprire la strada per gli altri settori, affinché questo processo virtuoso diventi realtà”.

Già nel 2014 Oxfam ha dimostrato come le prime 10 compagnie dell’industria agro-alimentare causano più emissioni dei cinque paesi scandinavi insieme e, nonostante questo, si adoperano ben poco per cambiare la situazione. Dopo questo report, come effetto della campagna di Oxfam “Scopri il Marchio”, la Kellogg e la General Mills furono le prime compagnie a pianificare la riduzione delle emissioni da parte della loro filiera produttiva. Sulla scia dell’accordo di Parigi, Oxfam chiede alle altre compagnie dell’industria alimentare di seguire questo esempio. 
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