Esploratori o abitudinari? Lo dicono i Big Data

10 settembre 2015, Marta Moriconi
Esploratori o abitudinari? Lo dicono i Big Data
Esploratori o abitudinari? Lo sanno i Big Data. 
La scienza dei dati non sbaglia, monitora la nostra quotidianità, i nostri movimenti, e conosce il comportamento che ci è più familiare.

A provarlo un team di data scientist nato da una collaborazione fra il Kdd Lab di Università di Pisa, l'Istituto di scienza e tecnologie dell'informazione del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Isti-Cnr) e il centro di ricerca sulle reti complesse Barabasi Lab di Budapest e Boston, che ha puntato gli occhi e il cervello sui Big Data relativi alla mobilità umana. 

Praticamente ha rivelato le nostre tracce Gps, i viaggi automobilistici, il cellulare, e tutto questo per mesi.

I risultati sono stati sorprendenti. 

"Gli esperimenti hanno provato che esploratori e abitudinari presentano capacita' differenti di diffondere, attraverso i loro movimenti sul territorio, eventuali epidemie", ha commentato Dino Pedreschi dell'Universita' di Pisa. 

Che poi ha aggiunto: "I due profili rivelano anche un certo grado di 'omofilia sociale': osservando la rete telefonica, gli esploratori tendono a comunicare piu' spesso con altri esploratori piuttosto che con gli abitudinari".

In base allo studio, uscito sulla rivista Nature Communications, i nostri spostamenti di routine, ci rendono appartenenti a due sole categorie di persone e ben distinte. 

Quelle con la mobilità degli abitudinari o "returners" che seguono sempre le locazioni più frequentemente visitate. Poi gli "esploratori"',con mobilità ricorrente e alcuni anche "a stella": ossia il ripetersi di luoghi come casa e posto di lavoro come fulcro e intorno le altre locazioni, spesso molto distanti.

E la matematica è capace di dimostrare esattamente questa suddivisione.

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