George A. Romero: morto il regista cult degli Zombie

17 luglio 2017 ore 14:37, intelligo

La leggenda dell’horror George A. Romero è morto ieri all’età di 77. Regista, sceneggiatore, attore, fumettista, nato a New York nel 1940, è stato un vero pioniere, inventando dal niente un genere, quello Zombie, che oggi rappresenta un vero e proprio pilastro dell’horror.

George A. Romero: morto il regista cult degli Zombie
GLI ZOMBIE - Romero negli ultimi mesi è stato colpito da un tumore aggressivo ai polmoni che non gli ha lasciato scampo. Con la sua prima opera L’alba dei morti viventi ha dettato le regole che hanno ispirato intere generazioni di scrittori, cineasti, cinefili giunte fino ai giorni nostri. Girato a Pittsburgh in bianco e nero con un budget di 114mila dollari, il film ha incassato 30 milioni di dollari ed è diventato un cult. Racconta la storia di un gruppo di persone intrappolato in una casa colonica della Pennsylvania che finisce ostaggio di una lenta orda di morti viventi che li accerchia. A capo del gruppo, con non poche difficoltà, si erge un afroamericano che tenterà di salvare più persone possibili. O almeno ci prova fino all’arrivo dei rinforzi. Vogliamo evitare di spoilerare l’intero film perché è giusto che ognuno se lo goda in solitaria.

AMERICA PROFONDA - Il film riprende alcune delle idee di Io sono leggenda il libro di Richard Matheson, ma al posto di “vampiri” Romero usa il termine "morti viventi" che solo nel seguito, Dawn of the Living Dead (in Italia noto come Zombi) introdurrà appunto il termine “zombie”. Con i suoi zombie e con ogni sua opera, Romero ha sempre voluto denunciare quel tipo di società consumista che vuole omologare gli individui, svuotandoli per renderli appunto degli zombie “La cosa incredibile è che quando feci La notte dei morti viventi non avevo pensato di fare un film sugli zombie” - aveva detto lo stesso Romero non più di un anno fa al Lucca Film Festival  - “Volevo semplicemente mostrare che sebbene fuori succedesse qualcosa di straordinario, le persone rimangono attaccate alle loro beghe e alle loro meschinità e non si accorgono di cosa sta accadendo al di là del loro contesto”. 

La critica sociale appunto, trasuda da ogni pellicola: dalla follia bellica agli gli emarginati, dal razzismo alla religione. Un vero elogio all’America profonda che rimane ai margini. Per questo negli ultimi anni il regista si era scagliato contro le contro la serie tv "The walking dead" e il film "World war Z" che, a suo dire, avrebbero completamente rovinato i film sui morti viventi; sentendosi addirittura svilito e frustrato: "A causa di World war Z e di The walking dead non riesco più a fare uno zombie movie che dovrebbe essere sociopolitico - ha dichiarato - una volta riuscivo a farli mostrando le azioni degli zombie e inserendoci dei sottotesti, ora non posso più farlo. Ormai appena si pensa agli zombie, immaginiamo i milioni sborsati da Brad Pitt".

Intanto il mondo del cinema si stringe alla figura del regista attraverso i social:




autore / intelligo
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