Tortura, Tonelli (Sap): “Noi in piazza contro ideologia anti-Polizia. Da oggi i cittadini..."

26 giugno 2015, Lucia Bigozzi
Tortura, Tonelli (Sap): “Noi in piazza contro ideologia anti-Polizia. Da oggi i cittadini...'
“Legge scellerata, è un manifesto ideologico contro le Forze dell’Ordine”. E’ furibondo Gianni Tonelli, segretario nazionale del Sindacato autonomo di Polizia (Sap) appena rientrato dalle piazze di Milano e Roma dove i poliziotti hanno spiegato perché la legge sul reato di tortura “penalizza noi e non i delinquenti”. Nella conversazione con Intelligonews conferma la mobilitazione in tutt’Italia e manda un messaggio al governo…

Lei ha definito la legge sulla tortura una “iniziativa ideologica”. Perché?

«Nasce come manifesto ideologico contro le Forze dell’Ordine. Se guardiamo la genesi del provvedimento - perché è così che lo studioso del diritto comprende le reali intenzioni del legislatore - vediamo che la proposta di legge nasce individuando il reato come un reato proprio, ovvero può essere commesso unicamente dal pubblico ufficiale e non da chiunque. In questo modo, non essendo un reato comune, significa che a chi ha presentato questo maldestro progetto di legge non interessa sanzionare chi entra in una villa, strappa le unghie ai bambini per farsi dire dai nonni il numero della cassaforte; non interessa sanzionare chi va in un Paese povero, schiavizza le minorenni e le porta in Italia, brucia loro un piede per obbligarle a prostituirsi. Significa che chi ha presentato questa legge è intenzionato a punire il poliziotto che arriva con la Volante sul luogo del reato, magari dove è appena stata sequestrata una ragazzina e cerca di avere informazioni da uno dei malviventi che nel frattempo è stato bloccato dai vicini di casa dicendogli: se non mi dici dove si trova la bambina di metto in galera e butto via la chiave, pur nella consapevolezza di non poterlo fare perché spetta al giudice. In questo caso se il malvivente individua nelle parole del poliziotto il reato di tortura, per il poliziotto sono guai»

Ieri in piazza e domani?

«Dopo Roma e Milano saremo ancora in piazza a spiegare alla gente l’assurdità della legge in discussione in parlamento. Lunedì ci sono altre iniziative in tutt’Italia nelle quali distribuiremo i nostri volantini in ogni provincia. Tengo a precisare che la nostra non è un’attività di autotutela della categoria o un’iniziativa corporativa. No, non è questo. Noi sosteniamo con forza che i comportamenti di tortura devono essere puniti col massimo rigore e la massima fermezza ma il disegno di legge non ha questo scopo perché utilizza il nome tortura sotto una falsa bandiera di civilità giuridica per nascondere un manifesto ideologico contro una funzione pubblica. E’ il partito dell’anti-polizia che tira le fila della manovra, in parlamento e sul circuito mediatico. Se la nostra fosse un’attività di autotutela corporativa, avremo fatto un’azione di lobby nelle segrete stanze, mentre invece noi siamo andati tra la gente cercando di coinvolgerla su questo tema e per sensibilizzarla su un aspetto».

Quale?

«Sarà la brava gente a fare le spese di questa legge scellerata perché l’unico modo per difenderci sarà attuare quella che i medici chiamano ‘terapia difensiva’. In altre parole, quella che non espone il medico ad una richiesta di risarcimento del danno. Noi cercheremo di evitare di commettere qualsiasi omissione in atti di ufficio ma siccome gran parte della nostra professione si basa sulla libera e motivata iniziativa, troverà in questa legge una fonte di frustrazione infinita a danno della collettività. Il partito dell’anti-polizia vuole questo perché ha messo al centro del sistema non la brava gente ma le devianze»

Salvini ha dichiarato che se un delinquente si fa male sono c…. suoi. Come commenta?

«Non possiamo caricarci della responsabilità delle azioni degli altri. Se un delinquente entra in una casa, non può lamentarsi della reazione legittima che può avere il proprietario dell’abitazione. Se io intervengo su una rapina o in qualsia altro servizio di ordine pubblico, devo cercare di rispettare al massimo le regole ma p chiaro che la percentuale di rischio esiste e non è voluta da me ma dal delinquente che sta commettendo un reato e ponendosi al limite del rischio deve subirlo. Per tagliare la testa al toro, il Sap ha fatto da tempo la sua proposta: videocamere su ogni divisa, su ogni auto e su ogni ambiente di polizia. Non vogliamo sconti per le responsabilità in cui dovessimo incorrere ma non possiamo assumerci la responsabilità degli altri. Riassumo il concetto con uno slogan che uso sempre: ogni asino che raglia, noi finiamo alla sbarra. E’ singolare che in un Paese come il nostro siano gli operatori di polizia a chiedere di essere messi sotto i raggi X o la presenza del magistrato in piazza durante le manifestazioni, e tutto questo per difenderci. Se siamo a questo punto, vuol dire che non siamo in un Paese normale».

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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