Faglie asismiche, fotografato come si sviluppano i terremoti "silenziosi"

12 aprile 2017 ore 21:08, Micaela Del Monte
I terremoti in Italia sono sempre di attualità ma è stato scoperto che ce ne sono tantissimi altri nel nostro Paese di cui non ci rendiamo neanche conto. Questi provengono da faglie dette "asismiche" ovvero che non producono alcun terremoto.

Faglie asismiche, fotografato come si sviluppano i terremoti 'silenziosi'
PRIMA VOLTA
Queste faglie asismiche", che avvengono molto lentamente e senza provocare terremoti, sono stati registrati per la prima volta dai satelliti radar e Gps nella zona del Pollino e permettono di spiegare perché, rispetto al resto dell'Appennino, in quest'area i terremoti di magnitudo elevata sono meno frequenti. La ricerca, pubblicata sulla rivista Scientific Reports, è stata condotta da Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell'ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Irea-Cnr) in collaborazione con il Dipartimento di Protezione Civile. "Negli ultimi anni -spiega Daniele Cheloni, ricercatore Ingv e primo autore del lavoro- è stato evidenziato che le sequenze sismiche di terremoti di bassa magnitudo sono spesso accompagnate da scorrimenti asismici, anche se la mancanza di un numero sufficiente di misure di deformazione del suolo durante tali sequenze ha impedito, finora, la verifica di questa ipotesi nell’area italiana".

I terremoti, come è noto, ricordano i ricercatori, "sono causati da movimenti di faglie, cioè di fratture della crosta terrestre, che avvengono molto rapidamente: in pochi secondi. In altri casi, le stesse faglie possono muoversi lentamente, nell’arco di settimane o mesi, senza generare terremoti cioè a scorrimento asismico".

I RISULTATI
I dati sono stati raccolti grazie ai satelliti radar della costellazione Cosmo-SkyMed dell'Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e dalle stazioni Gps della rete Ring dell'Ingv. I dati hanno permesso di analizzare la lunga sequenza sismica avvenuta fra il 2010 e il 2014 nella zona del Pollino, compresa tra Calabria e Basilicata
E' emerso che sono avvenuti contemporaneamente due tipi diversi di movimenti delle faglie: da un lato le fratture della crosta terrestre che accadono in pochi secondi e scatenano i terremoti; dall'altro i movimenti lenti, che richiedono settimane o mesi e che non generano terremoti, come mostra il seguente video.

"I dati satellitari a nostra disposizione”, spiega Eugenio Sansosti Primo Ricercatore dell’IREA-CNR, “hanno garantito un elevato dettaglio nello spazio e nel tempo inimmaginabile con altri sensori, permettendoci di misurare deformazioni del suolo anche molto piccole e lente, come quelle legate agli scorrimenti asismici”.
 
Ciò è stato possibile anche grazie alla intensificazione delle acquisizioni satellitari sull’area del Pollino messa in atto dall’ASI, su indicazione della Protezione Civile, durante la sequenza sismica. L’enorme mole di dati satellitari disponibile necessita di una accurata e delicata operazione di elaborazione. “Abbiamo utilizzato tecniche innovative, sviluppate presso il nostro Istituto nel corso degli anni, per risalire alle variazioni nel tempo del segnale di deformazione”, precisa Gianfranco Fornaro, Primo Ricercatore delI’IREA-CNR, “e il successivo confronto dei risultati con i dati GPS non ha lasciato alcun dubbio sull’affidabilità delle nostre misure”.
 
I risultati ottenuti sono importanti per la comprensione della sismicità nell’area del Pollino. In epoca storica tale zona è stata caratterizzata dalla mancanza di forti terremoti che, invece, interessano le altre aree dell’Appenino e della Calabria. “Il movimento asismico contribuisce al rilascio di una parte della deformazione tettonica che verrebbe altrimenti rilasciata dai terremoti. Questo può spiegare perché, rispetto al resto dell’Appennino, i terremoti di magnitudo più elevata sono relativamente meno frequenti nell’area del Pollino. Ulteriori progressi nella comprensione dei fenomeni sismogenetici nell’area italiana non possono prescindere dai sistemi osservativi come la rete GPS RING, la missione COSMO-SkyMed e la Rete Sismica Nazionale”, conclude Nicola D’Agostino, Primo Ricercatore dell’INGV e coordinatore della ricerca.

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