Il piano di UniCredit che cede Pioneer: il rilancio 'senza Stato'

13 dicembre 2016 ore 10:28, Luca Lippi
UniCredit cede Pioneer ad Amundi mettendo in cassa 3,5 miliardi, e a seguire incasserà anche un dividendo straordinario di 315 milioni di euro.
È questa la sostanza dell’accordo raggiunto con cui Amundi, la società di gestione del risparmio del Credit Agricole, che acquisce Pioneer da Unicredit.
Dichiara Xavier Musca, presidente di Amundi e vice a.d. di Credit Agricole durante la conferenza stampa: “Per il Credit Agricole l'Italia diventerà il secondo mercato dopo la Francia, con 160 miliardi di massa gestita e finanziamenti per 60 miliardi all'economia italiana, questo testimonia il nostro impegno, è un voto di fiducia all'Italia, sappiamo dei problemi politici ma sul lungo termine siamo fiduciosi sulla capacità del paese di svilupparsi, è uno dei più ricchi e inventivi dell'Europa”.
L’accrodo
Amundi ha acquistato Pioneer per 3,545 miliardi di euro; Unicredit riceverà da Pioneer prima della chiusura dell'operazione un dividendo straordinario di 315 milioni. La plusvalenza netta sarà di 2,2 miliardi di euro. Il closing dell'operazione è previsto per il primo semestre 2017, mentre per il 2018 sarà finalizzata l'integrazione tra Amundi e Pioneer "che tratteremo come se fosse una fusione" ha spiegato Perrier. "Ci diamo un orizzonte temporale di 18 mesi, già da lunedì saremo al lavoro”.
Spiega Musca, presidente di Amundi: "E' un progetto industriale molto forte in linea con gli interessi dell'economia italiana". "Una buona transazione dal punto di vista industriale e finanziario Amundi aveva già 50 miliardi di titoli italiani, tra pubblici, di banche e di aziende, significa che abbiamo fiducia nell'Italia, e ora questo valore aumenterà. Continueremo a essere un grande investitore nel debito italiano, saremo di supporto all'economia italiana", aggiunge infine Perrier.

Il piano di UniCredit che cede Pioneer: il rilancio 'senza Stato'

Cosa cambia con la cessione
Unicredit ha preparato la strada alla ricapitalizzazione con una serie di cessioni che finora hanno portato nelle casse della banca circa 5 miliardi di euro, inclusi i 3 arrivati con la vendita della controllata polacca Bank Pekao al fondo Pzu.
Con i proventi ricavati dalla cessione di Pioneer, la cifra sale a 9 miliardi. Inglobando Pioneer, gli asset totali gestiti da Amundi salgono a 1.228.476 milioni di dollari (BlackRock, saldamente in testa alla classifica delle prime società finanziarie, guarda tutti dall’alto in basso con 4.645.412 milioni di dollari).
Nonostante le recenti dismissioni, Unicredit continuerà ad essere una realtà fortemente proiettata nel Vecchio Continente (Austria, Germania, Repubblica Ceca, Russia, Bulgaria, Turchia e Romania). 
Ma la banca del futuro immaginata da Mustier guarderà con sempre maggiore attenzione alle piccole e medie imprese italiane, rafforzandosi nel retail.
Unicredit in sostanza prepara la strada per arrivare alla ricapitalizzazione con le sole cessioni senza ricorrere all’aiuto di stato.
Come prosegue il piano attraverso i tagli
La banca si affida quasi integralmente a variabili interne: vale per la riduzione dei costi, 1,7 miliardi in tre anni, e del costo del rischio, ma anche per la crescita progressiva dei ricavi. 
Pressoché stabile il contributo del margine d’interesse (-0,2% il trend medio annuo ma volumi in crescita del 2,5% annuo), ad aumentare del 2% saranno l’anno le commissioni. 
Elemento determinante, i costi e in particolare quelli relativi al personale: 14mila le uscite previste nell'arco del triennio, 6.500 in più del piano precedente.
Inoltre Unicredit rilancia la sua immagine attraverso una rivisitazione degli organi dirigenziali, previsto per il 2018 con un consiglio verosimilmente alleggerito a 15 componenti (contro gli attuali 17) e un solo vice presidente: un elemento in più da raccontare ai mercati per convincerli della maggiore efficienza e semplicità della nuova UniCredit.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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