"La sala operatoria è nostra": medici si azzuffano e neonata muore

18 aprile 2017 ore 17:18, Americo Mascarucci
Otto persone fra medici e infermieri sono indagati dalla Procura di Bari per la morte di una neonata avvenuta un anno fa. La piccola, appena nata, non sarebbe morta per un errore dei medici ma peggio ancora perché una lite fra chirurghi sull'utilizzo di una sala operatoria, avrebbe ritardato un intervento urgente, costato la vita della nascitura. E ora fra i chirurghi è uno scaricabarile di responsabilità fra chi sostiene che la bimba poteva essere salvata e chi invece replica che nessuno sapeva che la situazione era realmente critica. 
'La sala operatoria è nostra': medici si azzuffano e neonata muore

IL CASO - Negli atti d'indagine è scritto testualmente che la bimba sarebbe morta a causa della lite scoppiata fra i medici per l'utilizzo del tavolo di una sala operatoria, rimasta inutilizzata per oltre un'ora e mezza. Ritardo fatale per il cesareo urgente che avrebbe provocato la morte della bimba, strozzata dal cordone ombelicale nel grembo della madre. La madre della piccola venne portata nel blocco operatorio adibito ai parti cesarei, ma in quella sala operatoria c'erano già altri due cesarei programmati e impossibili da spostare: ragione per cui la donna venne trasferita nella sala operatoria di chirurgia generale.
Arrivati qui però i chirurghi di ostetricia e gli anestetisti di sala si sarebbero trovati di fronte i colleghi di chirurgia che gli avrebbero comunicato che la sala non poteva essere utilizzata in quanto era previsto un intervento di appendicite. Sarebbe quindi sorto un acceso diverbio sull'utilizzo di quella sala, con i medici di chirurgia che avrebbero rivendicato di essere i soli titolati ad operarvi. Secondo gli inquirenti, quel ritardo sarebbe stato fatale.

LA DIFESA - Ma è possibile che di fronte all'urgenza di un cesareo ci si metta a litigare su chi debba o meno utilizzare la sala operatoria? Ed è possibile che si fermi un cesareo urgente per un'appendicite che per giunta sarebbe programmata, stando all'accusa,  dopo tre ore? I chirurghi indagati va detto hanno respinto le accuse confermando di non aver voluto concedere la sala ai colleghi per una questione di principio e di rispetto dei ruoli, ma soltanto perché questi non gli avrebbero spiegato la gravità della situazione. Sebbene dall'altra parte si sostenga l'esatto contrario.  Chi avrà ragione? Sta alla magistratura accertarlo, ma certo è che se le accuse dovessero essere confermate sarebbe di una gravità inaudita: perché sarebbe come se quella sala operatoria fosse stata considerata una sorta di "proprietà privata" riservata a pochi intimi. Come se la vita delle persone, possa essere appesa al filo di una diatriba fra medici su chi debba usare o no, prima o dopo, spazi destinati proprio alla salvezza delle persone. Con il risultato che ci sono due genitori che forse, con maggiore buon senso da parte di chi è preposto alla cura dei pazienti, avrebbero potuto festeggiare il primo anno di vita della loro piccola. 

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