Eni di Viggiano, oli verso affluenti fiume Agri: chiusura temporanea

18 aprile 2017 ore 13:59, Luca Lippi
L’impianto Eni di oli Val d'Agri (Cova) di Viggiano (Potenza) è stato chiuso temporaneamente. L'Eni ha deciso la chiusura avviando le "procedure di fermo dell'impianto". La decisone è stata messa in atto dall’Eni a seguito delle decisioni prese dal Presidente della giunta Regionale della Basilicata. La compagnia petrolifera ha ribadito "di aver adempiuto a tutte le prescrizioni imposte dagli enti competenti che sono sempre stati tenuti informati sulle attività di intervento e di monitoraggio ambientale in corso".
Il centro oli di Viggiano dell'Eni è stato in grado di trattare ogni giorno oltre 70 mila barili di petrolio estratti dai giacimenti della Val d'Agri. L'Eni ha spiegato che "durante la chiusura proseguirà con le verifiche necessarie a rassicurare gli stakeholder sulla correttezza ed efficacia del proprio operato, l'integrità dell'impianto e la presenza di tutte le condizioni di sicurezza per lo svolgimento delle attività di esercizio".
Il riferimento della compagnia petrolifera è all'inquinamento rilevato nelle scorse settimane, fuori dall'area del centro oli, durante analisi effettuate dall'Arpab. È emersa la presenza di ferro, manganese e idrocarburi policiclici insaturi: valutata la situazione, la giunta regionale della Basilicata sabato scorso ha deciso di chiudere l'impianto, che era già stato fermato per cinque mesi nel 2016, in conseguenza di un'inchiesta della Procura della Repubblica di Potenza.
Eni di Viggiano, oli verso affluenti fiume Agri: chiusura temporanea
Il provvedimento è stato immediatamente comunicato dal presidente della Regione, Marcello Pittella (Pd), ai Ministri dell'Ambiente e dello Sviluppo economico, Gian Luca Galletti e Carlo Calenda.
Nelle scorse settimane la Regione aveva reso noto che sette campioni prelevati dall'Arpab fuori dal Centro Oli avevano dimostrato la presenza, “molto cospicua”, di manganese e ferro e anche di idrocarburi policiclici aromatici. E quindi la Regione aveva chiesto all'Eni di intervenire sia per quell'inquinamento sia per bloccare tre dei quattro serbatoi all'interno del Centro Oli che non hanno doppio fondo. Pare, secondo la Procura, che l'inquinamento dovrebbe essere arrivato fino ad alcuni affluenti del fiume Agri. 
Durante il vertice in prefettura, la Regione ha “nuovamente diffidato l'Eni alla tempestiva ottemperanza delle prescrizioni (contenute nelle misure di emergenza) più volte intimate dal massimo Ente locale e volte a fermare l'avanzamento della contaminazione”, proseguendo, si legge nel comunicato stampa della Regione “contestualmente con urgenza con le attività di caratterizzazione per una puntuale bonifica dell'area”.
Un portavoce di Eni ha fatto sapere che la società “prende atto del comunicato diffuso dalla Regione Basilicata ed è in attesa di poter esaminare i contenuti della delibera della Giunta Regionale. Eni sottolinea che le operazioni per la messa in sicurezza e le attività di caratterizzazione sono condotte con la massima diligenza e impiego di risorse, offrendo continua e fattiva collaborazione a tutti gli organi competenti”.
Un’interrogazione urgente al Ministro per gli affari regionali e le autonomie e al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare è stata presentata dall’on. Cosimo Latronico (DI), sull’inquinamento legato alle attività del centro olio dell’Eni a Viggiano. Latronico ricorda che “nel novembre 1998 Regione Basilicata e Eni siglarono un protocollo d’Intenti per l’estrazione di idrocarburi nella Val d’Agri, definendo azioni concordate, che tenessero in dovuta considerazione le esigenze del territorio, ed in particolare la realizzazione di sistema di monitoraggio ambientale, attraverso una rete di misura delle emissioni, una rete chimico-fisica in automatica con prelievo di campioni ed analisi di laboratorio, una rete di biomonitoraggio, una rete remote sensing, una rete sismica”. Alla luce della decisione assunta dalla Regione Basilicata che ha bloccato tutte le attività del COVA, il parlamentare lucano chiede ai due Ministri se “siano state realizzate le reti per un monitoraggio ambientale integrato e chi le gestisce, verificando eventuali responsabilità per la loro mancata, o incompleta, costruzione e se non sussistano le condizioni affinché il monitoraggio e il controllo ambientale ricadano su un’agenzia come l’Ispra, per la portata dell’insediamento petrolifero lucano, che insiste in una zona ricca di risorse idriche e sensibile dal punto di vista geologico e se, nell’ambito degli ultimi avvenimenti, si rilevano inadempienze e ritardi da parte di Eni rispetto alle prescrizioni previste. Inoltre Latronico chiede ai due esponenti del Governo nazionale se, visto che la Regione ha sciupato ingenti risorse senza ottenere sviluppo economico ed occupazione e essendosi palesate difficoltà da parte degli enti locali di dotarsi di capacità progettuale, amministrativa e tecnica per investire tali somme, non ritengano di immaginare strumenti di controllo e di verifica per garantire la finalizzazione degli impieghi” . 

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autore / Luca Lippi
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