Vitalizi, Esposito (PD): ''Grillo unico che recita. Ricalcolo sarà legge''

02 agosto 2017 ore 15:08, Stefano Ursi
La legge sui vitalizi degli ex-parlamentari è divenuto da giorni scontro fra Pd e M5S. Fra rinvii e dichiarazioni incrociate, la tematica ha infiammato il dibattito politico. E la polemica, come ovvio, si fa sempre più feroce sui media e nell'opinione pubblica. In particolare si registrano le parole di Beppe Grillo che ha accusato il Partito Democratico di aver effettuato un voltafaccia sui vitalizi. IntelligoNews ha chiesto al parlamentare del PD Stefano Esposito un commento.

Vitalizi, Esposito (PD): ''Grillo unico che recita. Ricalcolo sarà legge''
Stefano Esposito
Grillo dice che il Pd ha fatto un voltafaccia sui vitalizi? Che avete recitato una parte alla Camera? Come risponde?

''L'unico che recita, anche per mestiere, è Grillo dunque nessuno vuole toglierli il lavoro. Può evitare serenamente di trovare sostituti per i palcoscenici. Ieri l'unica sceneggiata è stata quella del M5S, con l'operazione della procedura d'urgenza, che non avrebbe comunque prodotto la discussione oggi, ma avrebbe semplicemente dimezzato i tempi della discussione in Commissione. Visto che questa è una materia molto rilevante, ce ne siamo fatti carico noi come Partito Democratico; capisco che Grillo non riesca a farsi una ragione che il Pd abbia mantenuto l'impegno che si era assunto di portare la legge alla Camera. In Senato lo faremo, senza l'inutile sceneggiata di Grillo, mi chiedo per nascondere magari un po' di problemi che hanno a Roma, quando questo riaprirà. La voteremo e diventerà legge dello Stato: le sceneggiate le lasciamo a lui''.

Non ci saranno ripensamenti dunque? Non è un modo per allungare i tempi?

''No, è semplicemente il mantenimento dei tempi previsti, non è cambiato nulla. È inutile che il M5S provi a dare una lettura diversa: ci sarà l'iter in discussione, chi vorrà presentare emendamenti potrà farlo, la posizione del Partito Democratico è quella di Richetti dunque che si approvi il 15 settembre o il 15 ottobre non cambia nulla. Il ricalcolo col contributivo dei vitalizi dei parlamentari avverrà, come previsto dalla norma, a partire dal 1 gennaio del 2018. Onestamente capisco poco, se non ripeto per coprire i loro tantissimi guai nell'amministrare la Capitale, questo tentativo inutile di ieri, che è stato giustamente respinto''.

Veniamo a Roma: come commenta quello che accade in queste ore relativamente alla questione delle deleghe di Mazzillo? Come giudica l'operato della giunta Raggi a Roma?

''Mi pare che non cambi nulla rispetto a quanto visto in questi 14 mesi di governo: c'è una faida interna al Movimento 5 Stelle, fra le diverse fazioni. Ieri Mazzillo si è visto tagliare la deleghe al Patrimonio, vediamo se arriverà come assessore al Bilancio a Ferragosto. Ma intanto mi pare che da quando si è insediata questa giunta sia preda di faide interne e problemi di natura giudiziaria: e l'unica cosa che dovrebbero fare non la fanno, cioè governare. E lasciamo perdere ciò che accade ad Atac, dove l'unico risultato che abbiamo sotto gli occhi è che l'azienda sta sempre peggio, si sono fumati anche un grande manager,come la stessa Raggi l'aveva definito, come Rota. E per risolvere i problemi dopo le sue dimissioni hanno nominato un consiglio d'amministrazione di tre persone, perché dovevano accontentare tutte le componenti del M5S. Speriamo che le persone nominate abbiano le caratteristiche necessarie per occuparsi finalmente dei problemi di quell'azienda. La sensazione è che non sia così. Roma non ha molto tempo da perdere, ma occorre rispettare la scelta democratica da parte dei romani che hanno votato la Raggi''.

Cosa avrebbe fatto lei per risolvere la crisi Atac, se avesse governato ora il Campidoglio?

''Risollevare le sorti di Atac non è così difficile: occorre la volontà politica che il M5S non ha mai avuto di rompere il sistema clientelare e consociativo che governa quell'azienda, licenziare come aveva iniziato a fare Rettighieri, immediatamente cacciato dalla giunta Raggi, un numero consistente di dirigenti responsabili della situazione finanziaria e organizzativa dell'azienda, ridare fiducia ai tantissimi dipendenti onesti che ci sono, e dare la guida a manager capaci. Ma per far questo occorre rompere quel sistema, e non aver paura di perdere qualche consenso clientelare. Ma mi pare che la scelta dell'amministrazione grillina sia stata esattamente il contrario sin dal suo insediamento, con il licenziamento di Rettighieri che aveva iniziato ad aprire i cassetti''.

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autore / Stefano Ursi
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