Uk, May avanti tutta verso voto anticipato. Tra Brexit e 'nodo' Gibilterra

20 aprile 2017 ore 12:57, Luca Lippi
La May ha dichiarato che si andrà a votare l’8 giugno. I Media l’hanno presentata come una mossa a sorpresa, noi l’8 marzo scorso l’abbiamo anticipata come ‘la mossa’ che la May si è lasciata per ultima per gestire la Brexit in totale autonomia, quindi niente di imprevedibile. I partiti di opposizione, dice la May, mettono a repentaglio il piano del governo e indeboliscono la posizione del Paese al tavolo negoziale con Bruxelles. La premier, dunque è fortemente determinata al voto anticipato, tre anni prima della naturale scadenza della legislatura nel 2020. 
Perché? La risposta è semplice, la prima motivazione è la medesima di cui parlammo, appunto, l’8 marzo scorso qui “Theresa May vuole gestire con la massima autonomia. Vuole decidere lei, ogni intoppo rallenta l'inizio di un negoziato che sarà complicato, perché l'Europa alterna toni di apertura a un istinto punitivo nei confronti degli inglesi. Di sicuro il Primo Ministro non teme una crisi di governo, se si tornasse alle urne la May gode di 18 punti di vantaggio. Insomma, la conclusione è che tutta questa faccenda sia propedeutica all’attesa di un evento infausto per poter dire che Brexit è stato un errore, fino ad ora non c’è traccia però”. 
Il secondo motivo per cui la May vuole andare a elezioni anticipate ce lo dice la Finanza Britannica da mesi.
Bruxelles (e qui emerge anche la ‘consistenza’ dei burocrati dell’Ue) crede di potere approfittare di una leva negoziale allo scopo di mettere i britannici con le spalle al muro. Di fatto Bruxelles vuole mandare un messaggio a tutti che abbandonare l’Ue ha costi salatissimi. La City, da parte sua, ha risposto che le riforme bancarie dell’eurozona metterebbero terrore anche al terzo mondo, e siccome la Finanza britannica non ha l’anello al naso non intende minimamente accollarsi costi che non hanno alcun ritorno ritorno finanziario per le casse del sistema britannico. Quindi alla ‘poesia’ della politica si oppone l’interesse delle Lobby finanziarie che si occupano solo di proteggere la cassa.
Una sorta di contrappasso, solo che le lobby finanziarie britanniche hanno storia e consapevolezza, tutte le altre sono solo imitazioni.
Uk, May avanti tutta verso voto anticipato. Tra Brexit e 'nodo' Gibilterra
A questo punto, conta di più il sistema sanzionatorio della Ue oppure il peso finanziario della Finanza britannica che gode i favori di diversi hub nel pianeta e le preferenze immutate della grande imprenditoria europea (nonostante si dica il contrario)? La risposta è nelle elezioni anticipate della May, cioè conta più la Gran Bretagna di tutta la Ue messa insieme.
Le elezioni sono necessarie e sono necessarie adesso”, ha detto May, i sondaggi danno al partito conservatore un vantaggio abissale, a meno di due mesi dal voto, su un partito laburista che sotto Jeremy Corbyn è allo sbando. Una chance forse irripetibile per aumentare la risicata maggioranza uscita dal voto del 2015 (330 deputati su 650 ai Comuni). Secondo l’ultima rilevazione di YouGov, i Tory hanno 21 punti di vantaggio sul Labour, 44% contro il 23%. E perfino un think tank filo-laburista, la Fabian Society, ha concluso che il Labour di oggi non ha «alcuna chance realistica» di vincere le elezioni da solo; anzi per la prima volta dal 1935 rischia di guadagnare meno di 200 seggi ai Comuni.  
La campagna elettorale comincerà subito e, c’è da giurarlo, sarà dominata dalla Brexit. Ecco, in questo possiamo rivolgere lo sguardo al mercato finanziario che è assai più ‘attento’ e attendibile della politica. A ridosso delle elezioni anticipate per la City le conseguenze saranno le seguenti:
-I sondaggi suggeriscono un netto vantaggio del partito dei Conservatori a spese dell’opposizione laburista. Questo risultato rafforzerebbe le chances del governo conservatore di implementare la sua strategia per la Brexit. Quindi i Conservatori mirano anche a trarre vantaggio da un momento apparentemente forte, mentre il futuro minaccia difficili e impopolari compromessi che potrebbero giocare a favore dell’opposizione. Un voto per i Tories a larga maggioranza, inoltre, rafforzerebbe la posizione della May nel suo partito riducendo il peso dell’opposizione interna (i “back-benchers”) su altri temi domestici. 
-Tuttavia, le elezioni non sono prive di rischio per i Conservatori. La premier sta scommettendo su un voto per scegliere chi è in grado di negoziare la Brexit migliore. Ma il rischio che le elezioni si trasformino in un secondo referendum sulla Brexit è reale. 
Uk, May avanti tutta verso voto anticipato. Tra Brexit e 'nodo' Gibilterra
-La data di giugno sembra opportuna perché non dovrebbe interferire con i tempi stretti dei negoziati previsti dall’Articolo 50. È infatti improbabile che l’UE dia inizio a negoziati seri prima di giugno.
Impatto sui mercati 
-La reazione dei mercati finanziari è stata mista. La sterlina è salita sia verso il dollaro che verso l’euro, dopo un iniziale crollo, arrivando a toccare i massimi contro il dollaro da dicembre. I Gilts (titoli di stato britannici) che avevano guadagnato prima dell’annuncio, sono invece stati oggetto di pesanti vendite. Anche il mercato azionario UK ha sofferto e in particolare il FTSE 100, l’indice delle blue chips di Londra. 
-Tuttavia, i mercati sembrano riconciliati con il percorso di Brexit scelto dal Regno Unito e la possibilità di aumentare la certezza di questa prospettiva sembra attraente. Per questo riteniamo che eventuali segnali di difficoltà da parte dei Conservatori a estendere la loro maggioranza potrebbero avere un impatto negativo sui mercati nelle prossime settimane. 
-Ma insieme ad un aumento dell’incertezza dobbiamo aspettarci un aumento della volatilità nella misura in cui cominceremo ad avere indicazioni di voto più specifiche. In concreto, per chi vive di pane e Borsa da una vita, la finanza britannica è ferma e sostiene le scelte del suo Primo ministro, qualche speculazione interna è fsiologica, ma non esiste fuga di capitali, non c’è mai stata e non ci sarà. Piuttosto il contrario! Quindi elezioni subito e in fretta, sono inglesi niente perdite di tempo.
La Ue ha tentato in tutti i modi di mettere i bastone nelle ruote alla gran Bretagna, ma purtroppo non resiste al fascino di fare pessime figure. Avrà i suoi buoni motivi, ma non buoni personaggi per muoverne a favore le ragioni e quindi inanella figuracce in sequenza illogica. 
L’ultima è la questione di Gibilterra, con la quale bruxelles ha tentato di minare il percorso della Brexit, un altro missile caduto sul malleolo di chi lo ha lanciato
Bruxelles non ha fattu nulla affinchè Madrid alzasse i toni su Gibilterra, siccome le decisioni sulla Brexit devono essere ratificate da tutti i 27 Paesi membri superstiti della Ue, Madrid godrà di fatto di un diritto di veto da giocare contro Londra e potrà quindi usarlo per cercare di ottenere un recupero almeno parziale della sovranità sulla Rocca, perduta con il trattato di Utrecht che risale al remoto 1713 e la cui perfetta validità ancor oggi rende vana qualsiasi rivendicazione.
I primi a prendere male la novità sono stati i 30mila residenti della Rocca, che notoriamente sono felicissimi di essere sudditi britannici e lo hanno chiaramente espresso in due referendum, uno del 1967 quando in Spagna vigeva ancora la dittatura franchista, e uno più recente del 2002. E se la Gran Bretagna non ha avuto esitazione a fare una guerra per difendere quattro sassi in Argentina, figurarsi che messaggio di potenza e di ‘rispetto’ a kilometro zero potrebbe ricavare dal difendere Gibilterra dalle mire patetiche di chi vorrebbe sminuirne il peso specifico. Arrivederci all’8 giugno.

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autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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