Vaticano, Milone dimesso: un caso Francesco come fu per Ratzinger?

21 giugno 2017 ore 15:38, Luca Lippi
Un nuovo scandalo pare affacciarsi sul torrione Niccolò V, sede della banca vaticana meglio nota come Ior (Istituto per le opere di religione). Si è dimesso a sorpresa il Revisore Generale della Santa Sede, Libero Milone, dopo appena due anni dall'assunzione dell'incarico, che per statuto invece dura cinque anni. Il fatto che le dimissioni ssiano state accolte immediatamente dal pontefice fa pensare che la decsione sia stata già esaminata e risolta in tempi non sospetti (dentro le mura) ma che arriva come un fulmne a ciel sereno per tutto il mondo che c’è fuori dalle mura vaticane. Milone è stato voluto direttamente da Papa Bergoglio, e questa è sicuramente una sconfitta. Qualcuno la paragona alla medesima sconfitta subita da Papa Ratzinger, ma nella sostanza non ha nulla a che vedere.
Scarnissimo il comunicato con cui si congeda Milone, il 68enne ex presidente e amministratore delegato di  una delle maggiori società mondiali di consulenza, il Vaticano ha fatto sapere solo che si è trattato di un addio avvenuto "di comune accordo"  senza specificare alcuna motivazione dietro il gesto. Secondo indiscrezioni, dietro la decisione ci potrebbe essere un'inchiesta relativa allo stesso Milone, mentre altri ancora ipotizzano un altro Vatileaks con fuga di notizie.
Solo un dato di fatto incontrovertibile, il lavoro del Revisore Generale in Vaticano non deve essere affatto facile, probabilmente (ma è solo una supposizione senza alcun fondamento) la funzione di Milone che era quella di dover chiedere documentazioni e chiarimenti circa alcune operazioni ai vari uffici pontifici, deve avere creato qualche rotta di collisione, o semplicemente la scarsa collaborazione da parte dei preposti che magari non hanno mai voluto collaborare.
Vaticano, Milone dimesso: un caso Francesco come fu per Ratzinger?
A Milone qualche mese fa il suo pc era stato violato, sua la denuncia alla Gendarmeria vaticana del fatto, dalla denuncia emerse anche il filone del Vatileaks 2 ma senza che nell’indagine emerse mai il suo nome. Ora la Santa Sede avvierà immediatamente il processo di nomina del nuovo Responsabile dell'Ufficio del Revisore Generale, anche se sarà complicato trovare un sostituto indipendentemente dalle capacità e l’indiscussa probità del successore.
Ma perché stavolta il caso non è affatto paragonabile con quanto accaduto ai tempi di Benedetto XVI? Con un motu proprio del 30 dicembre 2010, Benedetto XVI varò la legge pontificia antiriciclaggio 127, per adeguare il Vaticano alle normative internazionali sulla trasparenza. Il testo del papa, in vigore dall'aprile 2011, istituiva anche l'Autorità di informazione finanziaria (Aif), presieduta dal cardinale Nicora, con poteri di controllo e ispezione sullo Ior.
Ma per arginare il nuovo corso, Bertone commissionò uno studio confidenziale al giurista Giuseppe Dalla Torre: l'esperto di diritto canonico che, nel 2012, avrebbe poi presieduto la corte del Tribunale vaticano che ha processato il “corvo” Paolo Gabriele.
Il medesimo giurista completò una serie di regolamenti che agevolarono il decreto legge 159, con il quale, curiosamente, venivano scavalcati i poteri assoluti papalini, aggirando le restrizioni della legge 127/2010.
Eric Frattini, ricostruendo il braccio di ferro che aveva sfiancato il Papa Emerito, dichiarò: “Quando un papa vede estromessi suoi amici personali e non riesce a imporre una sua legge ha, con tutta evidenza, le mani legate. Il gesto estremo di Ratzinger ha il sapore della vendetta, la gran vendetta del papa. Rinunciare al soglio di Pietro per azzerare tutta la Curia”. Frattini è l’autore del libro ‘I corvi del Vaticano’. Quante differenze fra Papa Benedetto XVI e Papa Francesco I. 

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autore / Luca Lippi
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