Gutgeld su Fiscal Compact, Polimeno (EURECA): ''Ha ragione in ritardo. Ma Germania non sarà d'accordo''

21 giugno 2017 ore 16:10, Stefano Ursi
A far discutere in queste ore le parole del commissario alla Spending Review, Gutgeld, sul Fiscal Compact. Al Corriere della Sera, infatti, il commissario ha detto che ''l'obiettivo del pareggio e' iscritto nel Fiscal compact europeo ma trovo che su di esso occorra una riflessione. Quell'accordo fu pensato in un momento di grande emergenza, nel 2011-2012, e non si e' rivelato un successo". Rivedere dunque il Fiscal Compact, misura che da più parti ha ricevuto critiche e che ora torna di attualità in quanto entro la fine del 2017 tutti i Parlamenti europei dovranno decidere se dire sì o no alla sua introduzione nei Trattati. E c'è chi, come l'associazione EURECA (Europa Etica dei Cittadini e delle Autonomie) da tempo si batte contro la norma. A IntelligoNews parla il giornalista e presidente di EURECA, Angelo Polimeno, che spiega perché è d'accordo con le parole di Gutgeld e preannuncia il lancio di una grande iniziativa popolare sul Fiscal Compact.

Gutgeld su Fiscal Compact, Polimeno (EURECA): ''Ha ragione in ritardo. Ma Germania non sarà d'accordo''
Angelo Polimeno
Cosa pensa delle parole di Gutgeld sulla necessità di ripensare il Fiscal Compact?

''Sono d'accordo, ma direi qualcosa di più. Gutgeld ha anche detto che il Parlamento dovrebbe votare contro l'inserimento del Fiscal Compact nei trattati europei, e questo è un fatto molto importante, perché entro il 2017 tutti i parlamenti dell'Unione dovranno dire sì o no all'introduzione di questa misura nei trattati europei. È importante che il responsabile della Spending Review del Pd dica che bisogna votare contro, e questo ci porta anche ad una riflessione: noi, in tutti questi anni, abbiamo rispettato una norma, il Fiscal Compact, che non è europea ma ce l'hanno fatta rispettare come se lo fosse, e chi non la rispettava doveva pagare una multa a Bruxelles. Ma non è una norma europea, e dunque non vedo perché avremmo dovuto pagare a Bruxelles. Ed è, peraltro, una norma che cambia il Trattato di Maastricht, il quale può essere modificato solamente con un'altra norma di rango europeo: e il Fiscal Compact è una norma internazionale, quindi non può modificarlo''.

Si potrà arrivare ad una modifica? C'è la volontà politica?

''La volontà politica non c'è perché la Germania non lo vuole cambiare, o vorrebbe ma per renderlo ancora peggiore rispetto a quello che è oggi. Tutto si può cambiare ma bisogna vedere come si cambiano le cose; è chiaro che se ci siede al tavolo nelle condizioni attuali, la Germania è più forte, ha vicino a sé molti Paesi satelliti ed è più facile che cambi nella direzione che vogliono i tedeschi piuttosto che in quella che vogliono i Paesi mediterranei. Che forza hanno questi ultimi per convincere la Germania a cambiare? Nessuna. L'unica forza può loro derivare dal prendere il coraggio a quattro mani e impugnare quella norma illegittima che è il Patto di Stabilità, sedendosi al tavolo della trattativa con una sentenza di tribunale che dice che quella norma è illegittima. Allora sì che si può cambiare nella direzione voluta. C'è la nostra associazione EURECA (Europa Etica dei Cittadini e delle Autonomie) che sta per presentare una class action popolare contro il Fiscal Compact. Ed è lo studio Tedeschini ad occuparsi di questa iniziativa, che è uno dei più importanti studi di diritto amministrativo in Italia''.

Qual'è il pericolo più grande che voi mettete in evidenza: quello economico o quello giuridico?

''Quello economico è macroscopico: ha provocato e continua a provocare danni economici enormi. Dopodiché se una legge economica è fatta con tutti i crismi giuridici non si può fare niente, ma solo sperare che la politica se ne accorga e decida di cambiarla; in questo caso il Fiscal Compact non solo è una norma che rovina l'economia di alcuni Paese ma è anche illegittima, e dunque sul tasto giuridico bisogna battere. È l'unico che può fare da grimaldello per scardinare questa legge suicida''.

La class action andrà a sollecitare l'opinione pubblica ma anche la politica?

''Noi chiameremo la politica a sostenerla, e chi vorrà la sosterrà; ma soprattutto i cittadini ad appoggiarla concretamente. Una class action vede la partecipazione di un gruppo di cittadini, che hanno perso la pensione o il lavoro o che lavorano in maniera precaria da anni in conseguenza di questa norma''.

Si riparte dal basso, dunque?

''Sì, certamente, visto che la politica e le istituzioni sono ferme ci muoviamo noi cittadini''.

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autore / Stefano Ursi
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