Epidemia nepotismo all'università: il triste primato mondiale dell'Italia

05 luglio 2017 ore 9:26, Luca Lippi
Ci stavano lavorando da un anno e adesso pare proprio sia pronta la mappatura del nepotismo nelle università. Il nepotismo è una pratica poco elegante per favorire parenti e amici perpetrata da persone autorevoli, particolarmente nella vita politica o nel settore pubblico dell'economia, al fine di far loro ottenere cariche o uffici. Più anticamente, il termine riassumeva la tendenza dei papi, in certi periodi della storia della Chiesa, a favorire i propri familiari. In questa pratica l'Italia si aggiudica un primato poco edificante, superando di gran lunga Francia e Stati Uniti. Ovunque, invece, restano marcate le differenze di genere.
Già un anno fa, senza scomodare centri studi internazionali, la denuncia del presidente dell'Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone, secondo cui a provocare la fuga dei cervelli è anche la corruzione negli atenei e il nepotismo. Ma il fenomeno, che nemmeno il divieto 'anti-baroni' della riforma Gelmini sarebbe riuscito a intaccare, era stato 'certificato' per la prima volta su una rivista internazionale nel 2011. E forse non a caso a puntare il dito era proprio un cervello in fuga. Statistiche alla mano, a stabilire che l'università, nel Belpaese, è un 'affare di famiglia' è stata per prima una ricerca targata University of Chicago Medical Center (lo scorso anno), firmata dall'italiano Stefano Allesina, professore del Dipartimento di Ecologia ed evoluzione dell'ateneo americano, dove è anche responsabile dell'Allesina Lab.
Epidemia nepotismo all'università: il triste primato mondiale dell'Italia
La sua analisi della frequenza dei cognomi nelle varie discipline e istituzioni universitarie evidenzia un raggruppamento insolitamente alto degli stessi 'nomi'. Indicando, secondo lo studioso, un "nepotismo diffuso" nelle scuole del Paese. Insomma, non si tratta di pochi casi isolati, finiti magari sulle cronache dei giornali: cattedre, dottorati e ruoli di spicco si tramandano di generazione in generazione. Confrontando la frequenza dei cognomi tra oltre 61.000 docenti in medicina, ingegneria, giurisprudenza, e in altri campi, Allesina all'epoca ha rilevato che i risultati sono "incompatibili" con eque e imparziali opportunità di assunzione. Insomma, secondo l'analisi pubblicata online su 'Plos One', i casi di nepotismo accademico finiti negli anni sui giornali e in tv non sono stati incidenti isolati.
Oggi riemerge la questione, e stavolta a firma dell'Accademia delle scienze degli Stati Uniti (Pnas). Lo studio indica che gli accademici italiani tendono a lavorare nella regione in cui sono nati e, anche se il nepotismo darebbe qualche segno di declino, l'unica scelta per i giovani di talento resta lasciare il Paese. 
Ritroviamo nuovamente Stefano Allesina che insieme a Jacopo Grilli che hanno proposto i dati della loro ricerca, l’analisi si basa su cognomi e informazioni geografiche relativi a oltre 133 mila ricercatori. “Il bene e il male dell'Italia è la famiglia”, ha osservato Allesina. “Ti protegge dal collasso, ma impedisce anche la crescita: questo diventa veramente un peso sulle spalle dei giovani, specialmente nel Sud, dove molti studenti di talento non hanno altra scelta se non emigrare”.
Sempre Allesina, già un anno fa evidenziava: "Non è una questione di poche mele marce, va davvero male. Ho scoperto che in molte discipline ci sono molti meno nomi differenti di quanto ci si aspetterebbe di trovare in base al puro caso. E questo indica una probabilità molto, molto elevata di assunzioni nepotistiche". 
Lo studio dell'Accademia delle scienze degli Stati Uniti nasce dalla curiosità di vedere che tipo di informazioni si possano ricavare da semplici elenchi di nomi e dalla volontà di verificare anche gli effetti in Italia della riforma universitaria del 2010, che puntava, tra le altre cose, a impedire ai professori di reclutare i parenti. Dalla ricerca è emerso che il nepotismo nelle università italiane sembra essersi ridotto nel periodo compreso fra il 2000 e il 2015. Tuttavia, la legge del 2010, secondo i ricercatori, non è stato l'unico fattore che ha fatto diminuire il fenomeno: gran parte del declino, hanno spiegato, potrebbe essere dovuto all'aumento dei pensionamenti, al quale non ha fatto seguito un adeguato numero di assunzioni.

#Nepotismo #Università #medicina #Allesina #AccademiadellescienzedegliStatiUniti
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...