Terremoto, Gentiloni a Teramo ma ai sindaci non basta più: "Provvedimenti choc"

07 febbraio 2017 ore 14:06, intelligo
Terremoto, Gentiloni a Teramo ma ai sindaci non basta più: 'Provvedimenti choc'
Il premier Paolo Gentiloni è nel teramano, nelle zone colpite dal sisma e dal maltempo, per ridare fiducia ai terremotati e mantenere un contatto stretto, infatti oggi il rischio maggiore è proprio quello di perdere in queste zone la prospettiva futuro. Prima è andato a Montorio al Vomano e poi a Teramo dove ha incontrato i sindaci del territorio. Il più esplicito quello di Centa, come riporta il Centro, che a Gentiloni avrebbe detto parlando di ricostruzione e di tempi: "Servono provvedimenti shock - ha detto Di Centa a Gentiloni - a un malato grave non serve una cura con l'aspirina". Dunque la richiesta è per lo sblocco delle procedure per la ricostruzione, e la sfiducia esiste perché erano già state avviate dopo il sisma del 2009.
Di tutta risposta Gentiloni ha sempre usato parole indirizzate a risolvere anche lui le troppe problematiche, richiedendo anche velocità e decisione. A RaiNews ha detto: "Bisogna risolvere i problemi di emergenza. Ma piano piano dare speranza, reinvestire sulla vocazioni di questi territori. Bisogna reinvestire sul turismo, sull'agricoltura, sulle imprese. Per me è stato molto utile ascoltare i problemi, le esigenze, anche le lamentele, che vengono dal territorio e in particolare dai sindaci''. 

A riprendere le parole del premier e a cercare si smuovere le acque, ci ha pensato il vicepresidente del gruppo Area popolare alla Camera, Sergio Pizzolante: "Famiglie, imprese e sindaci si lamentano dei ritardi e per la burocrazia. Gentiloni dice giustamente che si rischia di perdere fiducia. Nessuno dice però la verità sino in fondo. Se a poche ore dal primo terremoto di fine agosto la magistratura sequestra i cumuli dei detriti i ritardi diventano inevitabili. Se con i corpi ancora vivi sotto un'hotel si aprono le inchieste sulle responsabilità e tutto il dibattito mediatico si incendia sulle colpe, i ritardi diventano inevitabili. Se ci sono Procure che indagano gli scienziati per non aver previsto i terremoti, poi abbiamo il presidente del comitato Grandi Rischi che mette in allerta da un nuovo Vajont e i sindaci che incontrano un bel po di difficoltà a trovare i terreni a zero rischio terremoti dove collocare le casette. Se si dice ai sindaci che le scuole possono essere riaperte se si ha la sicurezza che non ci sarà un terremoto di oltre il sesto o settimo grado, le scuole rimangono chiuse". "Ciò detto -prosegue- bisogna uscire dalla logica dell'eccesso di regole e dalla cultura del sospetto. Così non si colpisce la corruzione, si corrompe la democrazia che ha bisogno invece di decisioni e fiducia. Si diano più poteri ai sindaci e alla Protezione Civile. Si torni a dare il potere di decidere a chi deve rispondere ai cittadini e si metta fine alla perversione giudiziaria oggi dominante. Oggi decide chi non ha la responsabilità di rispondere a qualcuno, succede in ogni campo, è la fine della democrazia," conclude Pizzolante.

autore / intelligo
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