La parola della settimana: Whistleblower

10 dicembre 2016 ore 17:54, Paolo Pivetti
Whistleblower, chi era costui? Stando alla composizione della parola, ovviamente inglese, abbiamo whistle, cioè fischietto più blower cioè soffiatore, dal verbo to blow, soffiare. È dunque, alla lettera, qualcuno che soffia nel fischietto. Se non ci fermiamo al significato letterale, che non va oltre la figura dell’arbitro in una partita di calcio, potremo intuire che il whistleblower è uno che lancia un fischio, forse di allarme o di denuncia; o per dirla platealmente, spiffera qualcosa che altri vogliono nascondere. Proprio questo verbo spifferare, che ci proviene nientemeno che dall’alto tedesco pfeiffen, fischiare, ci apre al vero significato di whistleblower. 

Secondo il gruppo Ìncipit, che fa la guardia alla nostra lingua per conto dell’Accademia della Crusca, il whistleblower è “colui che, dopo aver constatato sistematiche irregolarità all’interno dell’organizzazione pubblica o privata per cui lavora, decide di denunciare l’illecito per il bene della collettività” (www.accademiadellacrusca.it) 
Tanto per uscire dall’astrazione, famosi esempi di whistleblower sono, nella cronaca più recnte, Edward Snowden, ex tecnico informatico della CIA, noto per aver reso pubblici i dettagli di vari programmi segreti di sorveglianza di massa del governo americano e britannico, e Julian Assange, giornalista, programmatore e attivista australiano, fondatore e caporedattore del sito Wikileaks.
Naturalmente, il gruppo Incipit, formato da ben noti linguisti, non si ferma a una definizione di whistleblower; anzi, con lo scopo di porre un argine e trovare un rimedio agli invadenti forestierismi, in gran parte inglesismi, propone un rimedio, una versione italiana. Nel nostro caso (comunicato stampa del 28.11.16) suggerisce allertatore civico, appoggiandosi anche al francese lanceur d’alerte e allo spagnolo alertador. Ma c’è da restare un po’ perplessi. Come si può pensare che nell’uso italiano entri, calato dall’alto, un termine dal sapore così astrattamente burocratico? L’inglese whistleblower è un po’ astruso, e anche difficile da pronunciare; ma non gli si può negare una buona dose di ironica evocatività nel mettere insieme il soffio e il fischietto per definire chi spiffera notizie segretissime pensando di fare il bene della collettività: è una parola creata dall’uso, non costruita a tavolino. E inoltre, quella del whistleblowing è un’iniziativa certamente coraggiosa perché rischiosa, ma personale e soggettiva: come possiamo appiccicarle una patente di pubblica benemerenza con l’aggiunta di quel moralistico aggettivo civico? Escludendo spione, delatore e simili che lo caricherebbero di ingiustificata negatività, il whistleblower è né più né meno che uno spifferatore. Anche quando rischia di passare alla storia.


autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
caricamento in corso...
caricamento in corso...