La Consulta boccia il referendum art.18: ora contro Camusso 'fuoco incrociato'

12 gennaio 2017 ore 13:26, Luca Lippi
La consulta con un colpo netto azzoppa tutta la strategia della Cgil di fare il colpo di mano. Cassando il quesito guida, quello sull’articolo 18, di fatto è stato tolto l’architrave a tutta la manovra ordita dal sindacato per 'ricomporsi'. 
Dunque il referendum sull’art. 18 non si farà. Il quesito è stato giudicato inammissibile. Accolti invece, e quindi autorizzati, gli altri due quesiti, quello sull’abolizione dei voucher e quello sulla responsabilità in solido appaltante-appaltatore.
Tolto l’articolo 18, ora il quesito più importante diventa quello relativo ai voucher. La consultazione referendaria, secondo quanto prevede la legge, dovrà svolgersi tra il 15 aprile e il 15 giugno prossimi. Salvo, però, elezioni anticipate: in questo caso, la legge (articolo 34 della legge 352 del 1970, che regola l'iter referendario) prevede che i referendum abrogativi che hanno avuto il via libera dalla Cassazione e dalla Corte Costituzionale vengano 'congelati' fino all'anno successivo.
Sulla decisione della Consulta, Susanna Camusso a caldo ha dichiarato: "Ricorreremo a Corte Europea per licenziamenti". "Abbiamo notato in questi giorni che c'è stato un dibattito intenso sui quesiti referendari, che, a nostra memoria, non ci ricorda precedenti di analoga quotidiana pressione rispetto a come si sarebbe dovuto decidere. Abbiamo dato per scontato l'intervento del Governo con l'Avvocatura dello Stato, ma questo non era dovuto, è stata una scelta politica", ha detto il segretario generale di Cgil  in conferenza stampa. La Camusso ha proseguito:  "La Corte ha deciso di non ammettere uno dei quesiti. Noi siamo convinti che la libertà dei lavoratori passi attraverso la loro sicurezza. Valuteremo la possibilità di ricorrere alla Corte Europea in merito ai licenziamenti. Non è che il giudizio della Corte di oggi fermi la battaglia sull'insieme della questione dei diritti", ha detto ancora. Poi ha aggiunto: "La notizia di oggi è che inizia una campagna elettorale dei due sì ai referendum. Chiederemo al governo tutti i giorni di fissare la data in cui si vota".
Tuttavia, il nuovo ‘architrave’ dopo la cassazione dell’articolo 18 sarà il quesito sui voucher, e per quanto riguarda la campagna elettorale per i due ‘Sì’ superstiti, quello sui voucher è già in forte pressione. In primo luogo perché il governo non intende rinunciare allo strumento e quindi è già in campo per ristrutturane totalmente l’impianto normativo, e secondo perché Boeri è già dietro la batteria di fuoco dopo che ha qualificato la Cgil come ipocrita; la sua dichiarazione segue l’affermazione di se stesso che ha dichiarato: “Nell'ultimo anno la Cgil ha investito 750 mila euro in voucher; non si tratta quindi né solo di Bologna né solo di pensionati. Anche altri sindacati hanno massicciamente usato questi strumenti, ad esempio la Cisl ne ha utilizzati per un valore di 1 milione e mezzo di euro”.

La Consulta boccia il referendum art.18: ora contro Camusso 'fuoco incrociato'

Certo è stato un brutto colpo per il sindacato guidato da Susanna Camusso. Scippata dell’unico vero cavallo di troia per smontare in un sol colpo tutto il Jobs Act, e in un momento di incertezza politica e sociale come quello attuale sarebbe stata la conquista per il sindacato di un ruolo ormai marginalizzato. 
Tutti i sondaggi dicono che se si fosse andato a votare davvero, i “sì” avrebbero stravinto. Sarebbe stata una nuova pesante sconfitta per la maggioranza; soprattutto per Matteo Renzi e Paolo Gentiloni; e naturalmente per Confindustria e tutti coloro che hanno plaudito alla ulteriore deregolamentazione del mercato del lavoro. 
Di contro, l’assist della Consulta è un bel favore per Palazzo Chigi e per il Nazareno, che cercheranno a questo punto si sminare anche il quesito sui voucher varando un giro di vite per limitare in modo radicale il ricorso a quello che si è rivelato uno strumento di precarizzazione. 

autore / Luca Lippi
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