L’America si distrae e la Cina entra nel Golfo (per comandare)

12 giugno 2017 ore 15:40, intelligo

Dopo aver assistito nella più completa indifferenza all’ingrossarsi degli interessi commerciali cinesi nel Golfo Persico e in Africa orientale l’Occidente comincia oggi a fare i conti con l’ovvia conseguenza di questa espansione: Pechino ha preso parte alla guerra – per ora fredda – dell’Arabia Saudita e dei suoi alleati contro il Qatar, scegliendo di appoggiare entrambe le parti.Non lo ha fatto con vistose quanto sterili dichiarazioni dei suoi rappresentanti politici, ma con il secco e ben più efficace annuncio della Cosco, una delle più grandi società di trasporti cargo del mondo, che ha comunicato di aver interrotto i suoi servizi da e per il Qatar, di fatto rendendo ancor più duro il blocco commerciale imposto dai vicini del piccolo petrostato. Secondo la sua portavoce l’azienda ha preso questa decisione “considerata l’incertezza della situazione attuale, per proteggere gli interessi dei nostri clienti”. Peccato che gli interessi dei suoi clienti in Qatar prevedano anche l’approvvigionamento di cibo, che Doha deve importare per la quasi totalità del suo fabbisogno, proprio attraverso i servizi cargo che vengono da ogni angolo del mondo e dalla Cina in particolare.

L’America si distrae e la Cina entra nel Golfo (per comandare)

Una volta lanciata la minaccia per via commerciale, anche la politica si è mossa, bilanciando l’attacco al Qatar con il sostegno al suo unico alleato nel mondo musulmano, l’Iran. Ieri il ministro degli Esteri Wang Yi ha incontrato l’omologo iraniano Mohammad Zarif per discutere della crisi, dichiarando poi che i Paesi del Golfo “dovrebbero lavorare per risolvere le loro dispute interne”. Con l’Arabia da un lato e l’acerrimo rivale iraniano dall’altro, la Cina sembra aver imboccato la strada dell’interventismo in un’area nella quale finora aveva giocato un ruolo politico di secondo piano.

D’altra parte l’Occidente le ha lasciato spazi di manovra impensabili fino a qualche mese fa. La Casa Bianca è impegnata a preparare l’improbabile scontro tra il Presidente e l’ex capo dell’FBI, ma anche se non dovesse gestire l’imbarazzante dossier dell’influenza di Mosca sulle elezioni non saprebbe dove sbattere la testa. Washington non può scontentare l’alleato saudita ma neanche andare allo scontro con il Paese che ospita la più grande base militare Usa in Medio Oriente. Quanto all’Europa, tra Brexit ed emergenza migranti le sue priorità sono chiaramente altrove. Per Pechino si aprono quindi possibilità inaspettate in un’area strategica, attraverso la quale passa la totalità delle merci cinesi dirette nel vecchio continente. Prima i commerci, poi la politica. Prima il dominio dei cargo, poi quello delle navi da guerra. Il giochino se l’inventarono olandesi e inglesi nel Seicento, ai tempi del loro dominio asiatico. La Cina ha imparato bene la lezione.

di Alfonso Francia

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