Made in Italy imbattibile, è il caro vecchio tessile ci farà battere la grande Cina

14 febbraio 2017 ore 13:45, intelligo
Contrordine compagni. Dallo scoppio della crisi finanziaria nel 2008 vi era stato detto che il sistema economico italiano non si sarebbe ripreso finché non avesse abbandonato i settori a basso tasso di innovazione come il tessile e l’arredamento, dove la concorrenza dei giganti del manifatturiero come la Cina era imbattibile. 
Impossibile competere coi loro salari, i loro orari e mancanza di qualunque diritto sindacale. 

ITALIA VS CINA 
Per riprenderci bisognava puntare sulle applicazioni, sull’economia digitale, sull’imprenditoria liquida. E invece ora scopriamo che
Made in Italy imbattibile, è il caro vecchio tessile ci farà battere la grande Cina
sarà forse il caro vecchio tessile a farci ripartire, e proprio ai danni della Cina. A dircelo è la Reuters - meglio informata delle cose italiane della nostra stampa, che sui dati economici si limita a commentare le proiezioni Istat – in un articolo pubblicato oggi e ripreso anche dal New York Times. Riporta la storia della Vitale, lanificio di Biella che di recente ha ricevuto una commessa da un vecchio cliente tornato dopo aver lasciato i fornitori italiani per la Cina. I costi in salita (i salari sono aumentati del 12% l’anno, più dell’aumento del PIL, mentre in Italia sono fermi dal 2008) a fronte di un livello qualitativo dei prodotti non migliorato lo hanno convinto a tornare da noi. 

EXPORT TESSILE
Quello della Vitale non è un episodio isolato, il trend è generale: nell’ottobre 2016 (ultimo dato disponibile) l’export nel tessile della Cina verso l’Unione Europea è sceso del 4%, mentre il nostro export verso la Cina è aumentato del 3%. Un altro fattore che nel lungo periodo potrebbe giocare a nostro favore è il costo di trasporto delle materie prime, che spesso vengono inviate dall’Europa per tornare - sotto forma di prodotto finito – di nuovo nel Vecchio continente. Un processo che oltre a essere dispendioso è lento, troppo in un settore come quello dell’abbigliamento, dove il succedersi delle mode e la domanda di novità continue da parte dei clienti richiede una catena produttiva più snella. Il dominio globale di Pechino non è certo in discussione: tanto per fare un confronto, l’export nel settore ammonta a 284 miliardi di dollari contro i 4 miliardi dell’Italia. 

CONCORRENZA 
Ma il nostro Paese può farle concorrenza nella fascia alta (purtroppo anche grazie a salari che sono tra i più bassi dell’Eurozona e non accennano a riprendersi). Va bene modernizzare il sistema economico, ma forse non è ancora tempo di abbandonare quei settori tradizionali dove il know how italiano non ha paragoni nel mondo. 

di Massimo Spread


                                                                          #tessile #cina #madeinitaly
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