Agenzia Entrate - Riscossione: tutti i beni che il Fisco non può 'toccare'

15 giugno 2017 ore 14:44, Gianfranco Librandi
Al debutto della nuova Agenzia delle Entrate – Riscossione (un'agenzia dai poteri rafforzati), in sostituzione di Equitalia che cesserà ogni sua funzione il 30 giuno 2017. l'Agenzia delle Entrate-Riscossione potrà avere accesso a una banca dati più ampia, in modo da poter riuscire a mappare meglio la situazione debitoria degli utenti e soprattutto raggiungerne le cosistenze patrimoniali allo scopo di operare recuperi coatti senza l’autorizzazione di un Giudice. Facciamo una disamina di tutti i beni mobili e immobili che non possono essere aggrediti in generale dai creditori e quindi anche dal Fisco.

Pignoramento - La legge stabilisce chiaramente quali sono i beni non pignorabili, mobili ed immobili. Per quanto riguarda i primi, l’obiettivo è quello di tutelare la dignità del debitore e le sue basilari esigenze di vita. Per questo motivo non possono essere aggredite cose indispensabili per mangiare, dormire o lavorare. Riguardo ai beni immobili, esistono dei limiti particolari se si ha un debito col fisco: Equitalia non può pignorare l’unica casa del debitore. Se questo ha più immobili, l’ente può aggredirli solo se il debito supera i 120mila euro. Questi limiti non valgono se il creditore è un privato (ad esempio una banca).
Agenzia Entrate - Riscossione: tutti i beni che il Fisco non può 'toccare'
Beni mobili non pignorabili - Con il pignoramento, sui beni del debitore si pone un vincolo che li assoggetta al procedimento esecutivo. In pratica, il debitore non potrà disporre dei suoi beni (non potrà quindi venderli o affittarli) fino a quando non avrà fine tutta la procedura volta a soddisfare delle ragioni del creditore (si pensi a una banca o al fisco). Esistono però delle cose che, per legge, non possono essere pignorate, in quanto fondamentali per l’esistenza stessa del debitore, del suo diritto alla vita e alla dignità personale.
La legge, quindi, limita in alcuni casi le pretese creditorie, sancendo espressamente l’impignorabilità di alcuni beni (Art. 514 cod. proc. civ.). parliamo di:
-cose sacre o che servono ad esercitare il culto;
-anello nuziale, vestiti biancheria, letti, tavoli e sedie necessari per consumare i pasti, armadi, cassettoni, frigorifero, stufe e fornelli da cucina (sia a gas che elettrici), lavatrice, utensili di casa e cucina con il relativo mobile che li contiene: il tutto in quanto indispensabile al debitore e alla sua famiglia per vivere. Restano pignorabili invece i mobili (tranne i letti) di grande valore economico per via del loro pregio artistico o di antiquariato;
-commestibili e combustibili necessari per un mese al mantenimento del debitore e della sua famiglia;
-armi e tutte le cose che il debitore ha l’obbligo di detenere per ragioni di pubblico servizio;
-decorazioni al valore, lettere, registri e scritti di famiglia in generale, oltre ai manoscritti, a meno che non facciano parte di una collezione;
-gli animali da compagnia tenuti in casa o in altri luoghi di proprietà del debitore, senza fini produttivi, alimentari o commerciali;
-gli animali utilizzati a fini terapeutici o di assistenza per il debitore o per i suoi familiari.
Tutte le cose elencate sono assolutamente impignorabili: non potranno mai essere coinvolte nel procedimento esecutivo. 
Esistono poi alcuni beni che possono essere pignorati a determinate condizioni (Artt. 515 e 516 cod. proc. civ. ). In particolare, le cose che il proprietario del fondo detiene per il servizio o la coltivazione dello stesso, possono essere pignorate separatamente dall’immobile solo in mancanza di altri beni mobili. Se tuttavia le cose suddette sono indispensabili per la coltura del fondo, il debitore può chiedere al giudice di dichiararle impignorabili (oppure, anche se pignorate, di permetterne l’uso col rispetto delle cautele adeguate per la loro conservazione). Gli oggetti, gli strumenti e i libri indispensabili per al debitore per esercitare la professione, l’arte o il mestiere possono essere pignorati nei limiti di un quinto del loro valore e, inoltre, solo qualora tutti gli altri beni pignorati non abbiano un valore sufficiente per l’estinzione del credito.

Beni immobili non pignorabili - L’espressione ‘prima casa’ è utilizzata impropriamente in questo ambito: è infatti più corretto parlare di ‘unica casa’. La legge infatti stabilisce che se il creditore è Equitalia o la futura agenzia di riscossione, l’impignorabilità della casa del debitore, a patto che:
-costituisca l’unica abitazione del debitore stesso: se si tratta di prima casa (e quindi ce ne sono delle altre), essa sarà pignorabile al pari di tutte le altre;
-sia iscritta a catasto come civile abitazione;
-non appartenga alla categoria degli immobili di lusso;
-non sia accatastata sotto le categorie A/8 e A/9 (rispettivamente ville e castelli);
-il debitore abbia vi fissato anagraficamente la propria residenza.
Se manca anche una soltanto di queste caratteristiche, Equitalia potrà procedere al pignoramento, a patto però che il valore del credito superi i 120mila euro. Inoltre, anche se si tratta di unica casa e il credito supera i 20mila euro, Equitalia potrà comunque iscrivere un’ipoteca sull’immobile. Se il debito col fisco è inferiore a 20mila euro, invece, nemmeno l’ipoteca sarà possibile.
L’ente pubblico, tuttavia, anche se non può iniziare il procedimento esecutivo, può inserirsi nell’esecuzione iniziata da altri creditori (per i quali, al contrario di Equitalia, l’unica casa del debitore è liberamente pignorabile). Quindi, se il pignoramento è eseguito da un altro creditore (ad esempio una banca), Equitalia può entrare nel relativo procedimento e soddisfarsi sul denaro ricavato dalla vendita all’asta dell’immobile.

Il conto corrente - Per quanto riguarda il conto corrente, la soglia di pignorabilità minima è stata fissata a 1.344,21 euro. Al di sotto di questo limite il Fisco ha le mani legate. Anche sul fronte pensione vige la regola del quinto dello stipendio come limite pignorabile oltre il quale non si può andare, ma nel caso in cui la somma sia già stata accreditata in banca, si dovrà tenere conto del minimo vitale, pari a 1,5 volte l'assegno sociale, e quindi, attualmente, 672,10 euro.

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