Vietare il velo islamico non è discriminatorio. Le reazioni da Librandi ad Amnesty

15 marzo 2017 ore 17:15, Americo Mascarucci
Vietare il velo islamico alle donne sul posto di lavoro è possibile se la scelta del datore di lavoro è legata dalla volontà di non veder esposti simboli di carattere religioso, politico, culturale. Non si può invece vietarlo sulla base
Vietare il velo islamico non è discriminatorio. Le reazioni da Librandi ad Amnesty
di pregiudizi religiosi. Stando però ai contenuti della sentenza nel momento in cui si impedirebbe ad una lavoratrice musulmana di non indossare il velo per non esporre simboli, ad un'altra lavoratrice cristiana dovrebbe essere impedito anche di presentarsi con il crocifisso al collo.
Il pronunciamento della Corte arriva dopo la valutazione di due cause: entrambe donne, musulmane, licenziate dalle rispettive aziende per essersi rifiutate di rinunciare al velo sul luogo di lavoro. Una centralinista, l'altra consulente informatico. 
La prima in Belgio e l'altra in Francia, due Paesi dove la presenza musulmana è tra le più significative d'Europa. 

LE REAZIONI
La sentenza è stata criticata da Amnesty international, che l’ha definita deludente.
"Le persone hanno bisogno di maggiore protezione contro il pregiudizio, non minore" denunciano dall'Associazione per la difesa dei diritti umani che ha annunciato la presentazione di alcune osservazioni ai contenuti della sentenza per dimostrare come resti comunque molto alto il rischio di discriminazione per le lavoratrici islamiche.
In Italia invece la sentenza è stata salutata positivamente dalla Lega Nord.
"Il velo islamico è segno di oppressione e sottomissione, basta" commenta il leader del Carroccio Matteo Salvini.
Gli fa eco il vicecapogruppo del Senato, anche lui della Lega, Roberto Calderoli.
"Finalmente dall'Europa una sentenza di buon senso, una sentenza della Corte di Giustizia Europea che sancisce che i datori di lavoro possono vietare i simboli religiosi dall'abbigliamento dei propri impiegati, compreso il velo islamico, per poter avere una politica aziendale neutrale nei confronti della clientela. Bene - aggiunge calderoli - ora i Tribunali italiani, sempre solerti nel recepire le sentenze comunitarie, recepiscano immediatamente anche questa pronuncia applicandola anche alla nostra giurisprudenza, per fare in modo che nelle aziende o negli esercizi commerciali, non solo nel privato ma anche nel pubblico, i datori di lavoro possano impedire ai dipendenti di sfoggiare abbigliamento contenente simboli religiosi".

Il deputato del gruppo Civici e Innovatori Gianfranco Librandi invece spiega, in un'intervista al Corriere della Sera, come nella sua azienda, il gruppo TCI di Saronno,  il velo islamico sia già vietato da tempo sia per ragioni di "sobrietà negli uffici che di sicurezza sul lavoro".
"In azienda abbiamo due dipendenti di religione musulmana - spiega - Non hanno mai posto alcun problema sull'utilizzo o meno del velo. Di qualunque tipo. Non importa se sia un hijab, che copre solo il capo, il collo e le orecchie. Oppure, a maggior ragione, il niqab, il burqa, il khimar o il chador. Da noi non si può. E lo motiveremo espressamente nel regolamento interno che già esiste, ma che ora verrà modificato per recepire correttamente la sentenza della Corte. Il velo, qualunque esso sia, può limitare la capacità di ascolto e i movimenti. Può accidentalmente entrare nelle saldatrici e nei macchinari, creare problemi di scariche elettrostatiche e in generale una diversità difficile da gestire con gli altri dipendenti".

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