La password della settimana: connessi e defollowati

16 dicembre 2016 ore 13:37, Paolo Pivetti
di Paolo Pivetti

Nel nostro mondo connesso c’è pure chi incappa nella sventura dell’unfollowing. Sarebbe a dire? Bah, vediamo un po’ di capirci qualcosa.
Il fatto di essere connessi è ormai una caratteristica antropologica. Wi-fi ci connette ad Internet dovunque siamo, e attraverso Internet ci si aprono le praterie sterminate, le infinite connessioni di Facebook, di Instagram, di Twitter eccetera. Siamo dunque per eccellenza connessi. Tutto regolare, e  tutto perfettamente latino: connessi è participio passato del verbo connettere, dal latino connèctere o conèctere, composto da cum cioè con, insieme, più nèctere cioè legare. Anche se a noi questi vocaboli vengono dall’inglese (to connect, connection, connected) gli Inglesi li hanno attinti dal latino, dunque ancora da noi. E d’ora in avanti saremo sempre più connessi, oltre che coi social, anche con
La password della settimana: connessi e defollowati
gli strumenti della nostra vita quotidiana. Lo smartphone ci permetterà di comandare le lampade di casa nostra, nei tempi di accensione o anche nei colori delle luci; o anche di regolare le piastre della nostra cucina, tenendo sotto controllo le pentole attraverso termometri alimentari per monitorare in ogni momento il cibo in cottura. E così via.
Ma da connesso che era, a qualcuno può anche capitare di trovarsi sconnesso.
Ed ecco che, per raccontare questa diversa storia, il nostro latinissimo connettere deve cedere il posto all’inglese to follow, alla lettera “seguire” e relativa, numerosa famiglia.
Di tutta questa famiglia, su un buon dizionario italiano troveremo soltanto il termine follower, per indicare l’utente di un social network che, registrandosi sulla pagina di un altro che giudichi interessante, può costantemente follow, cioè seguire, i messaggi che questi produce. 
Ma ecco che, senza preavviso, dei followers possono diventare unfollowers, cioè sconnettersi, da connessi che erano, e abbandonare quella pagina che fino a poco prima avevano seguito. Beh, che c’è di strano? Niente, se non fosse che tutto ciò, in un mondo di connessi che sempre più affidano alla connessione social la loro stessa identità, può avere curiosi effetti psicologici. Veder fuggire quelli con cui si era scambiata un’amicizia, essere unfollowed, o per dirla con gli amanti dei neologismi “defollowati”, può equivalere, secondo il parere di psicologi, ad una vera e propria esclusione sociale. E pensare che ci sono addirittura delle app, ideate da qualche creatore di software che permettono al titolare di una pagina Facebook o Twitter, di scoprire quanti lo hanno unfollowed cioè “unfollowato” o “defollowato”. E c’è chi se le va a cercare e se le acquista e se le applica: connessione e sconnessione con incluso tormento autolesionistico.


autore / Paolo Pivetti
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